Politiche 2018 | Nomina del direttore del Distretto sanitario di Vibo, la Ferro chiede chiarezza

La candidata di Fratelli d’Italia si associa ai rilievi di un gruppo di professionisti esclusi dalla procedura che hanno chiesto all’Asp la revoca dell’incarico evidenziando una serie di anomalie  

La candidata di Fratelli d’Italia si associa ai rilievi di un gruppo di professionisti esclusi dalla procedura che hanno chiesto all’Asp la revoca dell’incarico evidenziando una serie di anomalie  

Wanda Ferro (Fratelli d'Italia)
Informazione pubblicitaria

«L’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia faccia chiarezza sull’affidamento dell’incarico di direttore di distretto sanitario, e valuti se revocarlo e rinnovare la procedura rispettando in pieno i contenuti del relativo avviso pubblico e dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Sull’affidamento dell’incarico, infatti, è stata prima inviata all’azienda sanitaria una diffida a procedere, poi è stato depositato ricorso d’urgenza al Tribunale del lavoro da parte degli altri professionisti che hanno partecipato alla procedura, i quali hanno anche inviato una corposa documentazione alla Procura della Repubblica e all’Autorità nazionale anticorruzione». 

Informazione pubblicitaria

Ad affermarlo, in una nota, è il consigliere regionale del gruppo misto Wanda Ferro, candidata alla Camera con Fratelli d’Italia nel collegio uninominale Vibo-Soverato. Per l’ex presidente della Provincia di Catanzaro: «nel chiedere la revoca dell’affidamento dell’incarico, i professionisti hanno evidenziato una serie di anomalie nella procedura di conferimento. Secondo quanto evidenziato dai professionisti esclusi, infatti, nell’affidare l’incarico l’Asp non avrebbe rispettato le previsioni dell’avviso pubblico, senza fornire adeguata motivazione, ma trincerandosi dietro la discrezionalità di nomina attribuita al direttore generale. In sostanza l’azienda sanitaria ha prima voluto dare una parvenza di trasparenza avviando una procedura concorsuale, poi nei fatti ha proceduto in maniera del tutto discrezionale, bypassando le regole che invece sono vincolanti per l’amministrazione. Il professionista scelto come direttore di distretto, hanno evidenziato i ricorrenti, non è in possesso di tutti i requisiti previsti dall’avviso pubblico. In particolare avrebbe solo sei anni di anzianità quale medico convenzionato di medicina generale (e non dieci come previsto), e sarebbe imputato in un procedimento penale per abuso d’ufficio. Inoltre la commissione concorsuale avrebbe violato l’avviso pubblico omettendo di sottoporre una terna di nomi al direttore generale, al quale è stata invece rimessa l’intera lista dei partecipanti». 

Ancora, Wanda Ferro evidenzia come «da parte dei ricorrenti vengono inoltre sollevate una serie di contestazioni procedurali, come la definizione ex post dei criteri – peraltro generici – per la valutazione dei curricula e la scelta della commissione di mettere tutti i partecipanti sullo stesso piano, che sembrano evidenziare come la scelta del direttore di distretto, ruolo che comporta l’attribuzione di rilevanti responsabilità professionali e gestionali, sia stata affidata al mero arbitrio del direttore generale, anziché al rispetto di criteri di trasparenza, meritocrazia, buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, ma anche separazione tra politica e amministrazione. L’interruzione dell’incarico si rende necessario anche per evitare, in attesa della definizione del ricorso, un eventuale pesante aggravio sulla spesa pubblica, poiché il professionista individuato dal direttore generale sarebbe estraneo alla pubblica amministrazione. E’ opportuno inoltre che anche la Regione Calabria verifichi il pieno ed effettivo rispetto da parte dell’Asp di Vibo delle linee di indirizzo regionali per il conferimento degli incarichi dirigenziali nelle aziende sanitarie della regione, che sono state modulate sulla base delle indicazioni dell’Autorità nazionale anticorruzione».