Nel 2022 l'ex primo cittadino ha sostenuto il più giovane sindaco d'Italia ma a un anno dalle nuove elezioni l'affondo: «Palazzo di città gestito come una corte»
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Disamina crudele, quella dell'ex sindaco di Jonadi Nazzareno Fialà, sull'operato dell'attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabio Signoretta. Alle elezioni del 2022 l'ex primo cittadino aveva appoggiato apertamente l'attuale inquilino del palazzo municipale. Adesso, a circa un anno dalla scadenza naturale della consiliatura, il duro affondo. «All'indomani della vittoria elettorale - sottolinea in una lettera - il sindaco Signoretta aveva voluto lanciare un segnale forte, un manifesto di rottura con il passato che aveva fatto ben sperare: una targa affissa fuori dalla porta del suo ufficio con su scritto, semplicemente: “Questo è il Vostro ufficio”. Una formula suggestiva, moderna, che prometteva una gestione democratica, partecipata e trasparente della cosa pubblica. A distanza di tempo - aggiunge - quel cartello appare oggi come una crudele ironia, il simbolo di una promessa tradita. Di quell'ufficio "di tutti" i cittadini hanno sperimentato soprattutto l'anticamera e, nella stragrande maggioranza dei casi, la delusione. Più che a un luogo di ascolto e condivisione, Palazzo di Città ha finito per assomigliare a una corte dove si è instaurata una gestione più vicina a una monarchia che a un'amministrazione democratica. Chiunque abbia avuto bisogno di varcare quella soglia, dopo aver fatto una lunga anticamera, ha dovuto fare i conti con aspettative sistematicamente disattese, perché le uniche istanze che vengono portate a compimento sono quelle che si aggradano alla volontà del sindaco».
A seguire l'ingegnere Fialà si concentra sul presunto vuoto politico esistente a Jonadi. E a tal proposito parla di “uomo solo al comando”. «Un fattore centrale che ha inciso in modo devastante sulla gestione, soprattutto dei lavori pubblici e delle pratiche urbanistiche - dichiara - è la totale assenza di una guida politica strutturata. A Jonadi non esiste un assessore ai lavori pubblici né un assessore all'urbanistica; o se esistono il loro peso politico è pari a zero. Tutto deve passare obbligatoriamente attraverso il sindaco il quale, è pacifico, non possiede le specifiche competenze tecniche - il che non sarebbe una colpa, nessuno nasce tuttologo. La vera colpa è la mancanza di umiltà con cui si è affrontata questa delicata materia. Se ci fosse stato un pizzico di umiltà in più e molta meno arroganza politica, si sarebbero trovate le soluzioni adeguate e le cose sarebbero andate decisamente meglio. Invece, si è preferito accentrare tutto e non guardare ai problemi seri della gente e della comunità tutta».
A questo punto l'attenzione dello scrivente si concentra sul «blocco dei permessi a costruire e il martirio delle giovani coppie o di imprenditori». E al riguardo parla di gestione accentrata e autoreferenziale che «ha prodotto effetti pesantissimi sulla vita reale dei cittadini. Dispiace profondamente constatare che oggi a Jonadi ci sono giovani coppie che hanno fatto sacrifici enormi,acquistando un lotto di terra per costruirsi la propria casa - afferma - e si ritrovano bloccata da più di otto mesi la richiesta del permesso a costruire, senza sapere quando lo otterranno; la stessa cosa, tra l'altro, è capitata a imprenditori che avevano pensato di investire per le proprie attività sul territorio e invece hanno dovuto ricredersi. E non certo perché sui lotti ove le giovani coppie o gli imprenditori avevano deciso di costruire non si potesse edificare, ma semplicemente perché il sindaco ha deciso che "per il momento" non si deve fare; occorre aspettare un certo iter che non trova a mio modesto parere alcuna giustificazione. Sembra quasi - aggiunge - che il permesso a costruire debba essere "sudato". Un vero paradosso se si pensa che, fino a poco tempo fa, Jonadi era il comune virtuoso dove il rilascio di un'autorizzazione edilizia era quasi immediato, un luogo che invogliava le famiglie e gli imprenditori a investire e a costruire il proprio futuro. Oggi, chi vuole edificare viene sistematicamente martoriato e stancato fino a farlo quasi desistere, proprio come succedeva tanti ma tanti anni fa».
Per Fialà, tra l'altro, questo metodo di governo si riflette drammaticamente anche sul territorio. E a tal proposito, l'esempio lampante arriverebbe da Vena di Jonadi e dai fondi del Pnrr, «risorse che il primo cittadino non ha risparmiato di criticare dopo averle felicemente incassate e spese. Le precedenti amministrazioni - spiega - avevano compiuto un lavoro lungimirante, individuando un'area centrale da dedicare ai servizi essenziali. Quel lavoro è stato cancellato dotando la frazione di ben tre asili nido dislocati in tre aree distinte. Il dettaglio che grida vendetta urbanistica è la localizzazione: quegli asili sono stati piazzati non solo sacrificando le aree che i piani di lottizzazione destinavano a parcheggi e aree verdi, ma anche e soprattutto a ridosso delle strade. Ciò produce un pessimo esempio istituzionale e lo scippo di spazi vitali ai più piccoli».
Infine, la propaganda sui social e la presunta mistificazione dei fatti. Il sindaco - afferma Fialà - si vanta con post autocelebrativi del fatto che Jonadi sia il quarto comune più giovane d'Italia. È vero, ma è un primato che detiene già da prima del 2011, frutto di dinamiche demografiche e sociali ben più ampie e radicate nel tempo. E ciò è stato sancito a livello nazionale oltre che dall'Istat anche attraverso un servizio del settimanale Venerdì allegato al quotidiano Repubblica nell'anno 2012. Certamente - conclude - se Jonadi fosse dipeso dalle politiche di sviluppo e dalla visione di questo giovane sindaco, un racconto primato non lo avrebbe mai raggiunto».

