Dall’inizio del nuovo anno solo quattro giorni di lezione per gli alunni della frazione. Problema non ancora risolto nonostante l’annuncio della Giunta comunale risalente allo scorso ottobre
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“Mentre l’Italia, attraverso missioni e programmi di cooperazione, contribuisce a garantire il diritto allo studio in Paesi del terzo mondo, a Nardodipace – nel cuore della Calabria – questo stesso diritto viene sistematicamente negato”. E’ quanto afferma in una nota il gruppo di minoranza consiliare “Costruiamo il Futuro per Nardodipace”. Era il 22 ottobre 2025 quando la Giunta comunale di Nardodipace, con delibera numero 107 “annunciava solennemente la soluzione definitiva al problema del riscaldamento dei plessi scolastici della frazione Cassari: installazione tempestiva di serbatoi Gpl autonomi, zero costi aggiuntivi per l’ente, risparmi certi e fine degli sprechi. Parole chiare. Atti ufficiali. Urgenza dichiarata. Peccato che dopo oltre un mese – ricordano i consiglieri di minoranza – nulla è stato fatto. Il 20 novembre 2025, invece di vedere realizzata la delibera, i cittadini di Cassari hanno assistito all’ennesimo atto emergenziale: un’ordinanza sindacale che dispone la chiusura anticipata quotidiana delle scuole, ammettendo di fatto che il problema del riscaldamento non era stato risolto e che si procedeva in attesa di lavori promessi entro quindici giorni. Quei quindici giorni, però, sono diventati settimane. E le settimane, mesi. Nel frattempo: scuole chiuse o funzionanti a singhiozzo; famiglie esasperate; studenti privati del diritto a una normale attività didattica; proteste dei genitori liquidate come ingiustificate e pretestuose da un’ordinanza sindacale. Arriviamo così a gennaio 2026. Nonostante l’annunciata soluzione definitiva, il 21 gennaio il sindaco firma una nuova ordinanza: chiusura totale del plesso scolastico di Cassari per guasto all’impianto di riscaldamento. Nel frattempo constatiamo che sono stati installati due bomboloni Gpl, con ulteriore impiego di risorse pubbliche, salvo poi assistere, pochi giorni dopo, alla delibera di Giunta numero 7 dell’8 gennaio 2026, che cambia di nuovo rotta e parla di efficientamento energetico, ESCo, Conto Termico 3.0 e nuovi interventi strutturali. Una sequenza disarmante: delibere “urgenti” non attuate; ordinanze tampone; promesse non mantenute; interventi provvisori seguiti da nuovi cambi di strategia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: a gennaio nel plesso scolastico di Cassari sono stati effettuati appena quattro giorni di lezione, tra ordinanze di chiusura per il maltempo e per guasto all’impianto di riscaldamento. Confusione amministrativa, programmazione assente, scuole chiuse, disagi continui e spreco di denaro pubblico. Eppure, quando l’amministrazione comunale ha un interesse specifico – ricordano i consiglieri di minoranza – ha dimostrato che le risorse economiche si trovano immediatamente, così come le soluzioni amministrative. Parallelamente, infatti, il Comune continua ad accendere mutui con la Cassa Depositi e Prestiti per opere di dubbia utilità: 200mila euro per la realizzazione di una pista di Go-kart e ulteriori mutui per la creazione di numerosi parcheggi per camper, interventi che graveranno sul bilancio comunale e, di conseguenza, sulle tasche dei cittadini. Da questa sequenza di atti emerge con chiarezza una linea amministrativa priva di visione delle priorità: si utilizzano tutti gli strumenti disponibili esclusivamente per intercettare e spendere fondi pubblici, senza una strategia chiara e realmente risolutiva, nè un’utilità concreta per la collettività. Mentre per la scuola – presidio essenziale di una comunità e diritto costituzionalmente garantito – si procede per rinvii, ordinanze e soluzioni tampone, per interventi secondari le risorse e le decisioni arrivano con sorprendente tempestività. Negare il diritto allo studio non è più tollerabile. Chi amministra ha il dovere di fornire risposte concrete, non di cercare continue giustificazioni. Le scuole non possono essere sacrificate per finanziare opere inutili. Quando i bambini di Cassari potranno rientrare a scuola? E quando – concludono i consiglieri di minoranza – avranno finalmente la certezza di poter svolgere regolarmente le lezioni previste dal programma scolastico”?

