A pochi giorni dal terremoto politico che ha chiuso anticipatamente l’esperienza amministrativa di Corrado L’Andolina a Zambrone (e di conseguenza alla Provincia, dove rivestiva la carica di presidente), lo scontro si sposta dalle stanze del Comune alle dichiarazioni pubbliche. Da una parte i tre consiglieri di opposizione di Rinascita per Zambrone, Maria Carmela Epifanio, Fabio Cotroneo e Amelia Conca, che rivendicano la scelta di dimettersi insieme a tre esponenti della maggioranza. Dall’altra Identità e Futuro per Zambrone, che respinge le accuse e parla apertamente di una «congiura» contro un’amministrazione legittimata dal voto.

Le sei dimissioni (ci sono anche tre consiglieri di maggioranza: Mariana Iannello, Nicola Grillo e Salvatore Marcello Giannini) hanno determinato la fine dell’amministrazione e la conseguente decadenza di L’Andolina anche dalla presidenza della Provincia di Vibo Valentia. La Prefettura ha poi sospeso il Consiglio comunale e affidato temporaneamente l’ente al commissario Maria Luisa Greco.

L’opposizione: «Crisi politica irreversibile»

Epifanio, Cotroneo e Conca sostengono che la decisione non sia stata affatto improvvisa. Secondo la loro ricostruzione, le criticità sollevate nel tempo dall’opposizione avrebbero progressivamente prodotto malumori anche all’interno della maggioranza, fino alla rottura definitiva.

«La democrazia non è un blitz, né un’imboscata», scrivono i tre ex consiglieri di minoranza, sostenendo che un maggiore ascolto da parte dell’ex sindaco avrebbe forse potuto evitare l’epilogo. Alla base delle dimissioni indicano una «crisi politica irreversibile» e il venir meno della stessa maggioranza consiliare.

L’attacco più duro riguarda il metodo di governo attribuito a L’Andolina. Rinascita per Zambrone parla di un decennio caratterizzato dal «dominio di un solo uomo al comando» e accusa l’ex amministrazione di avere diviso la comunità e impoverito il confronto politico. Per i tre consiglieri, dunque, le dimissioni sarebbero state «l’estremo atto di responsabilità democratica» per consentire a Zambrone di voltare pagina e tornare al voto.

La maggioranza: «Altro che dispotismo, c’era un mandato popolare»

La replica di Identità e Futuro per Zambrone è altrettanto dura e parte proprio dall’accusa di «dispotismo» rivolta all’ex sindaco. Per l’area che ha sostenuto L’Andolina si tratta di «insulto gratuito» e «menzogna», mentre viene rivendicata una cultura politica «riformista, democratica e rispettosa del mandato ricevuto dagli elettori».

Da qui una contrapposizione inconciliabile sulla legittimità politica dell’operazione. Identità e Futuro sostiene che un’amministrazione nata dal voto popolare non possa essere definita dispotica e arriva a descrivere le dimissioni come una «congiura» capace di interrompere quel mandato prima della sua scadenza naturale. Nella nota viene anche ricordato che le elezioni comunali sarebbero comunque arrivate tra pochi mesi, a maggio: «Se davvero l'obiettivo era restituire la parola ai cittadini, bastava aspettare».

Scontro anche sul metodo delle dimissioni

È forse questo il punto sul quale le due letture diventano più distanti. L’opposizione sostiene di avere discusso ripetutamente le criticità nelle sedi istituzionali e respinge l’idea di un’azione maturata «nel buio di una stanza».

Identità e Futuro ribalta invece l’accusa: sarebbe stato «più bello, più limpido e soprattutto più democratico», sostiene, affrontare la crisi in un Consiglio comunale aperto, attraverso una mozione di sfiducia e un confronto pubblico nel quale ciascuno avrebbe potuto assumersi davanti ai cittadini la responsabilità delle proprie posizioni.

La replica contiene infine una stoccata ai tre consiglieri eletti con L’Andolina e poi passati nel fronte dei dimissionari: viene ricordato che avevano condiviso quell’esperienza amministrativa per anni, ricoprendo ruoli di primo piano. L’ex maggioranza rivendica quindi integralmente quanto fatto nel decennio appena concluso: «Non rinneghiamo un solo atto e un solo momento».