È finita con il numero legale venuto meno la seduta del Consiglio comunale di Vibo Valentia chiamata a discutere l’ordine del giorno presentato dalla consigliera Maria Rosaria Nesci e sottoscritto dall’intera opposizione, su input del professore Giulio Nicola Nardo, per sostenere la realizzazione del Polo universitario del Vibonese.

Una proposta che l’opposizione definisce concreta e finalizzata a contrastare lo spopolamento giovanile, creando nuove opportunità sul fronte della formazione, dell’innovazione e dello sviluppo. La discussione, però, non è arrivata al voto perché, secondo quanto denunciato dai consiglieri di minoranza, la maggioranza ha fatto venir meno il numero legale, impedendo di affrontare l’ordine del giorno.

È proprio su questo punto che si concentra la contestazione politica. «È grave quanto accaduto oggi in Consiglio comunale», afferma l’opposizione, secondo cui far mancare il numero legale per impedire la discussione di un argomento di interesse generale significa «sottrarsi al confronto e alla responsabilità che deriva dal ruolo ricoperto».

Il richiamo al regolamento comunale

La minoranza solleva anche una questione di carattere istituzionale, richiamando quanto previsto dall’articolo 51 del Regolamento del Consiglio comunale, che stabilisce il dovere dei consiglieri di presenziare alle sedute.

«Il rispetto delle istituzioni passa innanzitutto dalla presenza, dal confronto e dalla capacità di assumersi la responsabilità delle proprie scelte», sottolineano i consiglieri di opposizione, contestando dunque non soltanto la scelta politica della maggioranza, ma anche le modalità con cui la seduta si è conclusa.

Secondo la minoranza, infatti, non sarebbe in discussione la necessità di approvare automaticamente la proposta presentata. «Non chiediamo alla maggioranza di approvarla a prescindere. Chiediamo che venga discussa, approfondita e votata», affermano.

Il punto, per l’opposizione, è quindi quello del confronto in aula: chi amministra, sostengono i consiglieri, «ha il dovere di stare in aula e assumersi la responsabilità delle proprie scelte».

Il Polo universitario e la promessa elettorale

La vicenda riporta al centro del dibattito una delle promesse contenute nel programma elettorale dell’amministrazione guidata dal sindaco Enzo Romeo. Il Polo universitario, ricordano i consiglieri di opposizione, era infatti «una precisa promessa del programma elettorale».

Dopo oltre due anni di mandato, però, secondo la minoranza «al di là degli annunci, non si registra alcun percorso concreto».

Nel mirino finisce anche quella che l’amministrazione avrebbe presentato come una convenzione con un dipartimento dell’Università della Calabria. L’opposizione la definisce «poco più che fumo negli occhi», sostenendo che non avrebbe prodotto «alcun seguito concreto» e che, allo stato attuale, sarebbe «del tutto impraticabile rispetto all’obiettivo di realizzare un vero Polo universitario a Vibo Valentia».

Un giudizio netto, al quale la minoranza contrappone la proposta elaborata dal professore Nardo e fatta propria dai consiglieri di opposizione.

La proposta Nardo: «Un progetto concreto e strutturato»

Secondo la minoranza, la proposta avanzata da Nardo avrebbe caratteristiche differenti rispetto agli annunci finora fatti sul tema. «Ben altra cosa è la soluzione individuata dal prof. Nardo e fatta propria dai consiglieri di opposizione», affermano.

Si tratterebbe, nella loro ricostruzione, di «una proposta concreta e strutturata», che non si limiterebbe a indicare un obiettivo, ma individuerebbe «passo dopo passo gli interlocutori, le procedure e gli step necessari per costruire realmente un progetto universitario in città».

Era proprio questa la proposta che, secondo l’opposizione, il Consiglio comunale avrebbe dovuto discutere nella seduta odierna.

Da qui la richiesta rivolta alla maggioranza: non un'approvazione a scatola chiusa, ma la possibilità di entrare nel merito della proposta, valutarla e assumere una posizione attraverso il voto.

L'affondo sulla capogruppo del Pd

Nella nota non manca poi un passaggio polemico rivolto alla neoeletta capogruppo del Pd, richiamando una frase pronunciata al momento dell’insediamento: «Dimostrerò sul campo di valere».

L’opposizione replica con una battuta amara: «Abbiamo visto come».

Il riferimento è ancora una volta alle assenze che, secondo la minoranza, avrebbero determinato la caduta del numero legale. «Il campo nel quale dimostrare di valere dovrebbe essere quello delle idee, delle proposte e della capacità amministrativa», affermano i consiglieri.

E aggiungono: «Non quello delle assenze utilizzate per far cadere il numero legale e impedire al Consiglio di affrontare una questione strategica per il futuro della città».

«Che cosa è stato fatto in oltre due anni?»

Il nodo politico, secondo l’opposizione, resta dunque quello della distanza tra gli impegni assunti in campagna elettorale e quanto sarebbe stato effettivamente realizzato.

«Sul Polo universitario, quindi, la domanda resta semplice: che cosa è stato fatto concretamente in oltre due anni per mantenere quella promessa elettorale?», si chiedono i consiglieri.

La risposta fornita nella nota è altrettanto netta: «Al di là dei proclami, poco o nulla».

Per la minoranza, il progetto non può ridursi a una dichiarazione programmatica o a una convenzione utilizzata per accompagnare un comunicato. «Il Polo universitario non può essere una voce nei programmi elettorali o una convenzione buona per un comunicato stampa», affermano.

Deve invece diventare, secondo l’opposizione, «un progetto concreto, con un percorso chiaro, interlocuzioni istituzionali, risorse e tempi».

L’ordine del giorno tornerà in Consiglio

La vicenda, dunque, non si chiude con la seduta andata deserta sul punto. L’opposizione annuncia che continuerà a sostenere la proposta elaborata dal professor Nardo e chiederà che l’ordine del giorno torni in Consiglio comunale.

L’obiettivo dichiarato è riportare il tema al centro del confronto istituzionale, chiedendo alla maggioranza di entrare nel merito di una proposta considerata strategica per il futuro della città.

«Perché Vibo Valentia non ha bisogno di fumo negli occhi», conclude la minoranza. «Ha bisogno di una visione, di una rotta e, soprattutto, di amministratori capaci di trasformare le promesse in fatti».