Dopo il via libera del Consiglio comunale l’esponente della Lega torna sulla scelta di aderire alla definizione agevolata dei tributi e rivendica il “suggerimento” che aveva dato all’Amministrazione: «Non è una guerra di battute, interverrò ogni volta che ravviserò un rischio per l’Ente»
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L’ex sindaco di Vibo Valentia, Maria Limardo, interviene nel dibattito politico cittadino tornando sul tema della definizione agevolata delle cartelle dei tributi dopo il via libera del Consiglio comunale. Lo fa con una nota dai toni pungenti, affidando alle parole il senso di una rivendicazione politica.
«C’è un’antica espressione che descrive bene ciò che sta accadendo: venire a Canossa», esordisce. Un riferimento che introduce la riflessione sull’atteggiamento della maggioranza consiliare rispetto alla cosiddetta rottamazione. «Leggo infatti con interesse l’evoluzione della maggioranza consiliare che, solo poche settimane fa, accoglieva le mie osservazioni sulla rottamazione delle cartelle con “tenerezza” e con l’invito, nemmeno troppo velato, a rassegnarmi all’oblio».
Secondo Limardo, il cambio di passo sarebbe sotto gli occhi di tutti. «Prendo atto che, nel frattempo, il tema sia diventato improvvisamente meritevole di attenzione concreta e di determinazioni operative. È un’evoluzione che non può che farmi piacere». L’ex primo cittadino ricorda di aver posto una questione specifica: «Avevo sollevato una questione tecnica precisa: la mancata adesione alla definizione agevolata avrebbe comportato un potenziale danno per le casse comunali e la perdita di un’opportunità per i cittadini di regolarizzare la propria posizione in modo sostenibile. Non si trattava di allarmismo, ma di responsabilità amministrativa».
Nella sua lettura, l’attuale orientamento dell’aula finirebbe per confermare quelle valutazioni. «Se oggi si riconosce, nei fatti, la fondatezza di quella impostazione, significa che il confronto – anche quando viene liquidato con ironia – può comunque produrre risultati utili per la città».
Limardo respinge l’idea di uno scontro personale e rivendica un approccio tecnico al dibattito. «Non ho mai considerato il dibattito politico una questione personale, né una gara di battute. Le norme si studiano, si interpretano e si applicano nell’interesse dell’ente».
E sull’“oblio” evocato nei giorni scorsi aggiunge: «Comprendo il fascino delle metafore, tuttavia penso che la serietà di un’amministrazione si misuri dai contenuti e non dalle facili ironie». Quindi l’affondo conclusivo: «Visti i risultati appena ottenuti, continuerò ad intervenire nel dibattito pubblico ogni volta che ravviserò un rischio per l’ente o per i cittadini. Vuoi vedere che magari, tra una poltrona e l’altra, va a finire che finalmente questa amministrazione riesca ad azzeccarne qualcuna?».



