La segretaria provinciale dem Teresa Esposito chiede un passo indietro al sindaco rieletto: «In queste condizioni c’è il rischio di un nuovo commissariamento. E cita Berlinguer: «Fece della questione morale il centro della sua politica»
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Tropea torna a misurarsi con il peso istituzionale della sentenza di primo grado che ha dichiarato incandidabile Giovanni Macrì per due turni elettorali, dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune disposto nell’aprile 2024. Un pronunciamento in primo grado che, però, al momento, non cambia le carte in tavola, perché per esprimere effetti concreti la sentenza deve essere confermata in appello ed eventualmente in Cassazione.
All’indomani del deposito delle motivazioni del Tribunale di Vibo Valentia e dopo un primo Consiglio comunale segnato dallo scontro politico sulla convalida degli eletti, interviene la segretaria provinciale del Partito democratico di Vibo Valentia, Teresa Esposito, che richiama la città a una scelta di responsabilità.
La questione morale e il caso Tropea
Il Partito democratico parte da un richiamo politico fortemente simbolico: l’anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer, «un leader d’altri tempi che fece della "questione morale" e dell’etica pubblica il centro esatto della sua azione politica». Una coincidenza che, secondo Esposito, «oggi più che mai assume il valore di un monito per la Calabria intera».
Da qui il riferimento specifico a Tropea, oggi «immersa nell’ennesimo paradosso burocratico e istituzionale, specchio di una politica locale che sembra aver smarrito la propria bussola deontologica». Per la segretaria provinciale dem, «la città di Tropea, borgo di bellezza internazionale, sembra non trovare pace».
A pesare è la sequenza degli ultimi mesi: lo scioglimento del Comune, la ricandidatura di Macrì, la rielezione e poi la sentenza di incandidabilità. Una vicenda che Esposito riassume parlando di «un sindaco, precedentemente sciolto per infiltrazioni mafiose, che decide di ricandidarsi in totale spregio ai codici di giusto comportamento, forte di un consenso popolare che lo rielegge, per poi essere dichiarato incandidabile subito dopo il voto».
Il limbo che logora la città
Il quadro politico si intreccia con quello giudiziario. Nelle motivazioni della sentenza, il Tribunale di Vibo Valentia ha richiamato una «pluralità di elementi convergenti» e condotte ritenute omissive, con Macrì indicato come amministratore venuto meno ai propri doveri di vigilanza e controllo sull’apparato comunale. Sullo sfondo restano le possibili impugnazioni e una fase amministrativa segnata dall’incertezza.
È proprio su questo punto che il Partito democratico insiste: «Oggi le strade davanti al comune si biforcano in due scenari altrettanto penalizzanti per la comunità». Da un lato, «la via dei ricorsi», con appello e successiva Cassazione che potrebbero lasciare Macrì alla guida dell’ente per un periodo segnato da «una perenne precarietà e da una totale assenza di serenità amministrativa». Dall’altro, «l’ostinazione di chi fa orecchie da mercante di fronte ai pronunciamenti», con il rischio, secondo Esposito, di «una nuova commissione d’accesso» e di «un ennesimo, traumatico commissariamento».
Per la segretaria provinciale del Partito democratico, il problema non riguarda soltanto gli equilibri politici interni. «In entrambi i casi, a uscire demolita da questo stallo è l’immagine stessa di Tropea», afferma. E ancora: «Le stigmatizzazioni che colpiscono il brand turistico e la dignità dei suoi cittadini sono il prezzo più alto di una resistenza personale che non tiene conto del bene comune».
L’appello alle dimissioni
In Consiglio comunale, la minoranza guidata da Giuseppe Rodolico aveva votato contro la convalida degli eletti proprio per via della sentenza di incandidabilità e aveva chiesto al sindaco un passo indietro, parlando della necessità di restituire centralità alla credibilità dell’ente e ai problemi della città.
Esposito si muove sullo stesso terreno e lega la richiesta a un tema di dignità istituzionale: «Di fronte a questa paralisi, chi dichiara di amare Tropea ha un unico modo per dimostrarlo nei fatti». Da qui l’appello diretto a Macrì: «Chiediamo al sindaco uno scatto di reni, un’enfasi della politica intesa nel suo senso più nobile. Politicamente, le dimissioni immediate rappresenterebbero un gesto elevato, l’unico capace di liberare definitivamente il borgo dalle ombre e ridare centralità al riscatto dei comuni e della loro gente».
Nella lettura del Partito democratico, la scelta non avrebbe il significato di una rinuncia personale, ma di un atto a tutela della comunità. «Le dimissioni non sarebbero una resa, ma un atto di responsabilità: l’ammissione che la tutela del territorio viene prima dei destini dei singoli».
Prima il bene comune
La nota del Pd si chiude con un richiamo alla politica come strumento di riscatto: «La politica, quando gestita con rigore e rispetto delle istituzioni, resta l’unica arma di riscatto per questa terra. Continuare a ignorare i codici dell’etica significa condannare Tropea a un isolamento che non merita».



