«Le risposte sono arrivate. Le ha date il Tar Calabria, che ha accolto il mio ricorso, annullato i provvedimenti adottati dal Comune e condannato l’ente al pagamento delle spese di giudizio». Così il consigliere comunale d’opposizione di Vazzano, Domenico Maida, torna sulla procedura di incompatibilità avviata nei suoi confronti dal sindaco Vincenzo Massa poco meno di un anno fa.

La procedura di incompatibilità e lo scontro politico

La vicenda era esplosa nell’estate scorsa, quando il sindaco Massa aveva convocato per il 26 agosto un Consiglio comunale con un solo punto all’ordine del giorno: la contestazione della presunta incompatibilità sopravvenuta in capo a Maida. L’amministrazione sosteneva che il consigliere fosse gravato da una sanzione amministrativa non pagata, collegata a un’ordinanza di demolizione per un presunto abuso edilizio. Da qui il richiamo alla normativa che prevede l’incompatibilità con la carica di consigliere comunale per chi abbia debiti nei confronti dell’ente.

Una vicenda che aveva ulteriormente acuito lo scontro politico, con Maida che si era appellato anche al prefetto, denunciando l’uso «illegittimo e strumentale della procedura» attivata da Massa.

«Nessun dubbio, nessuna prudenza»

Maida torna proprio sul clima di quelle settimane: «Nell’agosto del 2025 il sindaco Vincenzo Massa convocava un consiglio comunale per contestare la mia incompatibilità e affidava alla stampa un duro comunicato nel quale venivo descritto come un consigliere che non rispettava la legge e i provvedimenti amministrativi».

Il consigliere ricorda «il tono di quelle dichiarazioni» e sottolinea: «Nessun dubbio, nessuna prudenza, nessuna attesa dell’esito delle procedure. Solo accuse, giudizi e lezioni di legalità». Poi il riferimento alla frase utilizzata allora dal sindaco: «Ricordo bene anche una frase: “Il tempo darà risposte”. Su questo il sindaco aveva ragione».

Il ricorso e la decisione del Tar

«I giudici – continua Maida – hanno stabilito che il Comune non poteva procedere come ha fatto, perché sulla Scia in sanatoria presentata nel 2019 non era mai stato adottato alcun provvedimento espresso. Insomma, mentre il sindaco celebrava la propria idea di legalità, il Comune stava seguendo una procedura che il Tar ha ritenuto illegittima».

«Perché tutta quella fretta?»

Secondo il consigliere, a distanza di mesi restano aperte alcune domande sul modo in cui la vicenda fu gestita dall’amministrazione comunale: «Perché tutta quella fretta? Perché tutta quella esposizione mediatica? Perché trasformare una vicenda amministrativa in una campagna politica contro un consigliere di opposizione?».

L’esponente della minoranza collega poi la tempistica della procedura ad altre polemiche che in quei giorni attraversavano la vita amministrativa di Vazzano: «Forse è soltanto una coincidenza. Ma proprio in quei giorni l’amministrazione era al centro delle polemiche per una serata musicale costata circa 17mila euro ai cittadini e che registrò una partecipazione ben inferiore alle aspettative. Ognuno può trarre le proprie conclusioni».

«Quello che oggi conta – conclude – è un fatto semplice: chi impartiva lezioni di legalità è stato smentito da un tribunale. Io ho difeso le mie ragioni nelle sedi competenti. Altri hanno preferito emettere sentenze sui giornali. La differenza è che le sentenze dei giornali passano. Quelle dei giudici restano».