La vicenda della nomina del capo di Gabinetto del sindaco di Vibo Valentia torna al centro dello scontro politico. A riaccendere il caso è la consigliera comunale d’opposizione Rosaria Nesci, che dopo la seduta della Commissione consiliare dedicata all’avviso pubblico ex articolo 90 del Tuel parla di una procedura «mai giunta a conclusione» e superata, nei fatti, da una scelta fiduciaria dell’Amministrazione comunale.

L’avviso in questione era stato pubblicato il 5 marzo 2025 per il reclutamento di una figura da destinare allo staff del sindaco. Su richiesta della stessa consigliera è stato convocato in Commissione l’assessore al Personale Marco Talarico, chiamato a riferire sullo stato della procedura. Secondo quanto ricostruito da Nesci, proprio nel corso della seduta sarebbero emerse circostanze ritenute «di particolare rilievo», confermate dalla determina n. 2216 del 4 settembre 2025 con cui il Comune ha disposto la revoca dell’avviso pubblico.

La determina di revoca e la nomina fiduciaria

Il passaggio centrale, per la consigliera d’opposizione, è contenuto nella motivazione dell’atto. Dopo l’istituzione dell’Ufficio di Gabinetto e la successiva nomina fiduciaria del capo di Gabinetto da parte del sindaco, sarebbe infatti «venuta meno la necessità giuridica e fattuale» di procedere con la selezione pubblica. La determina, aggiunge Nesci, precisa inoltre che dopo la scadenza del termine per la presentazione delle domande non è stata svolta alcuna attività selettiva.

«Gli atti ufficiali certificano che la procedura pubblica è stata superata da una scelta fiduciaria, con il conferimento diretto dell’incarico di capo di Gabinetto», afferma la consigliera, che rimette così in fila una vicenda già finita al centro delle polemiche nei mesi scorsi.

Il precedente del bando e le polemiche su Menniti

Il tema, infatti, non nasce oggi. Già nel settembre 2024 il Comune aveva pubblicato un avviso per il reclutamento di un esperto esterno legato ai progetti Pnrr e alle Politiche di Coesione. Quel bando, da circa 26mila euro per due mesi di lavoro e con un termine di appena sette giorni per la presentazione delle domande, era stato contestato dalle opposizioni per i requisiti molto specifici richiesti: giornalista pubblicista, esperienza da direttore responsabile di testata e ruoli apicali nella comunicazione e nell’organizzazione di eventi.

A marzo 2025 l’Amministrazione aveva poi ripubblicato un nuovo avviso per il reclutamento di esperti, questa volta al plurale, sempre nell’ambito del supporto alle attività connesse al Pnrr, alle politiche di coesione e alla programmazione strategica della città. Quasi contestualmente, però, era arrivata anche la nomina fiduciaria di Gianpiero Menniti a capo di Gabinetto del sindaco Enzo Romeo, con un contratto indicato allora in circa 35mila euro l’anno a carico del bilancio comunale.

Una scelta che aveva provocato la dura reazione dei gruppi di opposizione, che parlarono di «sperpero di risorse pubbliche» e di una figura ritenuta superflua. Nel dibattito politico era entrato anche il tema della riduzione della spesa politica, dopo l’annuncio del sindaco Romeo sul taglio complessivo del 30% delle indennità di Giunta e Consiglio, per un risparmio stimato in circa 200mila euro l’anno da destinare a scuole, verde e servizi. Le opposizioni, già allora, chiedevano di chiarire il rapporto tra quella promessa di risparmio e le nuove spese per incarichi fiduciari e figure di supporto.

Le rassicurazioni in Commissione e l’affondo politico

Ora Nesci torna su quel filo e chiama in causa anche il ruolo dell’assessore al Personale. Secondo la consigliera, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2025 lo stesso Talarico avrebbe assicurato in Commissione che l’avviso pubblico si sarebbe concluso entro il mese di giugno con il reclutamento della figura prevista.

In quella sede, ricorda Nesci, lei aveva già espresso «seri dubbi» sull’effettiva conclusione della procedura, paventando il rischio che l’avviso potesse trasformarsi in un «procurato aborto» nel caso in cui il sindaco avesse deciso di abbandonare la selezione per una diversa scelta politica, oppure in un «aborto spontaneo» qualora fossero mancate le risorse finanziarie necessarie.

Per la consigliera d’opposizione, la revoca dell’avviso confermerebbe oggi quelle perplessità. «La determina dimostra che la procedura non è mai giunta a conclusione ed è stata revocata perché, nelle valutazioni dell’Amministrazione, non vi era più la necessità di procedere al reclutamento mediante avviso pubblico, essendo stata privilegiata la nomina fiduciaria del capo di Gabinetto», sostiene Nesci.

Da qui l’affondo politico finale: «Se l’assessore al Personale aveva rassicurato la Commissione circa la conclusione della procedura entro il mese di giugno, mentre gli atti dimostrano che la scelta dell’Amministrazione è stata quella di superarla con una nomina fiduciaria, appare legittimo interrogarsi sul livello di conoscenza dell’assessore rispetto agli effettivi orientamenti del sindaco».