Continua lo scontro politico a Zambrone, dove è in corso una lunga schermaglia tra l’opposizione, il presidente del Consiglio comunale e il resto della maggioranza. Al centro della diatriba c’è la gestione dell’ordine del giorno, contestata dalla minoranza che ritiene non corretto il mancato inserimento di alcune questioni sollecitate dall’opposizione. A prendere posizione è ora Mariana Iannello del gruppo Misto che, afferma in una nota, avverte «il dovere civile e istituzionale di esprimere una ferma censura nei confronti della recente condotta del presidente del Consiglio, del sindaco e della sua maggioranza, manifestatasi con l’arbitrario mancato inserimento di un punto all’ordine del giorno nella seduta del 12 febbraio scorso».

«La mia è una posizione dettata esclusivamente da coscienza politica e autonomia di giudizio – si legge in una nota -, agendo in un ruolo di terzietà e imparzialità che mi impone di anteporre il rispetto delle regole a qualsiasi logica di schieramento. Proprio per questo, ritengo che l’atteggiamento sia da considerarsi poco conforme alla carica istituzionale che riveste. Tale scelta appare incomprensibile e grave per due ragioni fondamentali: incoerenza procedurale e violazione del Regolamento».

Con riferimento al primo appunto, Iannello sottolinea in premessa che la maggioranza ha sempre garantito, anche in sede di Consiglio, risposte puntuali alle interrogazioni e alle istanze. «Questo improvviso diniego, perciò, segna una rottura ingiustificata con la prassi democratica finora seguita». In merito al Regolamento, secondo la consigliera di minoranza «è stata applicata un’interpretazione puramente personale delle norme che regolano il funzionamento del Consiglio di Zambrone». «Nonostante siano stati rispettati tutti i requisiti formali e le tempistiche previste dall’Articolo 26 del Regolamento comunale – continua -, si è scelto di ignorare una richiesta legittima.Sottolineo con forza che, a fronte del pieno rispetto delle normative e delle modalità di richiesta, il diniego opposto è da ritenersi istituzionalmente punibile e anti etico».

Infine, il sostegno alla protesta dei colleghi di minoranza del gruppo Rinascita per Zambrone: «Tale sostegno non è un'adesione politica di parte, ma un atto necessario per garantire che l'onere e il ruolo delle minoranze possano esplicarsi in un alveo di piena democrazia. Quando si nega il confronto regolamentare, si lede l'intero consenso civile».