Sembrava ormai tutto pronto per il referendum destinato a ridisegnare i confini tra Zambrone e Zaccanopoli, ma a poco più di un mese dall'apertura delle urne arriva lo stop della Regione Calabria. Con il decreto numero 75 del 14 ottobre 2026, il presidente Roberto Occhiuto ha revocato il precedente provvedimento con cui era stata fissata per domenica 29 novembre la consultazione popolare sul futuro di contrada Cancino. La piccola località del Vibonese, composta da appena 13 famiglie, dovrebbe passare amministrativamente da Zaccanopoli a Zambrone. Un'operazione apparentemente semplice che, però, si è scontrata con un problema tutt'altro che secondario: chi ha effettivamente diritto a votare?

È proprio questa incertezza ad aver determinato la revoca. I due Comuni hanno segnalato alla Regione alcune criticità nell'individuazione degli elettori e si è reso necessario un nuovo intervento del Consiglio regionale. Il referendum, dunque, non è stato definitivamente cancellato, ma dovrà essere nuovamente indetto dopo aver corretto le disposizioni sulla platea dei votanti.

Il problema degli elettori e la soluzione già adottata nel 2013

La vicenda emerge nel dettaglio dal decreto presidenziale. Con due comunicazioni acquisite dalla Regione il 9 e il 12 ottobre, i Comuni di Zaccanopoli e Zambrone hanno segnalato problemi nell'applicazione della deliberazione consiliare numero 77 del 7 luglio 2026, che individuava gli elettori chiamati a pronunciarsi sulla modifica dei confini.

Il provvedimento faceva riferimento ai residenti di contrada Cancino appartenenti amministrativamente a Zaccanopoli, identificando l'area attraverso una dettagliata elencazione di particelle catastali. Ma è emersa la necessità di coinvolgere anche gli abitanti della stessa località che risultano già residenti e iscritti all'anagrafe di Zambrone.

Per superare l'ostacolo, il Segretariato generale del Consiglio regionale ha individuato una soluzione che non rappresenta una novità assoluta. Si tratta infatti dello stesso meccanismo già sperimentato nel 2013, quando la questione dei confini tra i due Comuni era stata affrontata con la deliberazione consiliare numero 348 del 23 settembre.

La soluzione consiste nel rettificare la delimitazione del corpo elettorale, includendo anche gli abitanti di Cancino anagraficamente residenti a Zambrone e affidando proprio al Comune di Zambrone l'allestimento dei seggi e la gestione delle operazioni di voto.

Il presidente del Consiglio regionale ha quindi autorizzato la presentazione di una proposta di provvedimento amministrativo per integrare e rettificare la deliberazione dello scorso luglio. Il documento dovrà essere esaminato nella prima seduta utile dell'Assemblea. Nel frattempo, non essendo possibile procedere sulla base delle disposizioni attuali, Occhiuto ha revocato l'indizione del referendum.

Una contrada divisa dai confini ma già legata a Zambrone

La questione riguarda un territorio di appena cinque ettari, formalmente appartenente a Zaccanopoli ma, nella vita quotidiana, strettamente connesso a Zambrone.

Contrada Cancino dista oltre 15 chilometri dal centro di Zaccanopoli, senza disporre di un collegamento stradale diretto. Al contrario, è praticamente unita alla frazione zambronese di Daffinacello, dalla quale è separata soltanto da una strada comunale.

Una particolarità geografica che si riflette anche nell'organizzazione dei servizi. Sono infatti già garantiti da Zambrone la fornitura idrica, la raccolta dei rifiuti e il trasporto scolastico. La modifica dei confini punta quindi a regolarizzare una situazione consolidata da tempo, facendo coincidere l'appartenenza amministrativa della contrada con il Comune al quale è maggiormente legata.

La proposta era stata inizialmente promossa nella precedente legislatura regionale da Michele Comito, allora consigliere di Forza Italia. Dopo aver ottenuto il parere favorevole delle commissioni competenti, il percorso si era interrotto con la conclusione anticipata della legislatura.

A riprendere il progetto, nel marzo 2026, è stato il consigliere regionale di Noi Moderati Vito Pitaro, che ha ripresentato un testo pressoché identico. La proposta aveva ottenuto il via libera del Consiglio regionale all'effettuazione del referendum il 7 luglio e successivamente quello della Giunta il 17 settembre. Il giorno seguente Occhiuto aveva firmato il decreto che fissava la consultazione per il 29 novembre.

Il nodo dei costi: 39mila euro per una trentina di elettori

A rendere particolarmente singolare l'intera vicenda è anche il costo previsto per la consultazione. La relazione di accompagnamento alla proposta di legge aveva infatti quantificato in 39mila euro il tetto massimo di spesa necessario per organizzare il referendum, nonostante la platea inizialmente considerata fosse composta da appena una trentina di elettori appartenenti a 13 famiglie.

La previsione era aumentata in maniera considerevole rispetto ai 1.248 euro indicati nella precedente proposta di legge. Una differenza che aveva portato il costo teorico massimo a circa 1.300 euro per ciascun elettore.

Resta dunque da capire se la revisione della platea elettorale comporterà anche una nuova valutazione dei costi.

Per il momento, l'unica certezza è che il 29 novembre non si voterà sulla base del decreto originario. Prima sarà necessario correggere la deliberazione del Consiglio regionale e poi procedere a una nuova indizione della consultazione.