50 anni dalla morte di Ungaretti: il “poeta di trincea” e quei versi dedicati al vibonese Cremona

Il precursore dell’ermetismo conobbe il capitano originario di Vibo durante la Prima Guerra Mondiale e a lui dedicò un’intensa poesia
Il precursore dell’ermetismo conobbe il capitano originario di Vibo durante la Prima Guerra Mondiale e a lui dedicò un’intensa poesia
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Cinquanta anni fa, il 1° giugno 1970, moriva Giuseppe Ungaretti, una delle voci più significative della poesia italiana del Novecento. “Poeta di trincea”, come egli stesso ricordava. Ungaretti partecipò come volontario alla Prima Guerra Mondiale e di quella diretta e traumatica esperienza, del vivere e morire sul fronte, rese una intensa e dolente testimonianza. Il capitano del suo reggimento era Nazareno Cremona, un giovane ufficiale vibonese.

Per il poeta quella guerra rappresentò il momento decisivo di tutta la sua esistenza, non solo poetica, ma anche spirituale e morale.

Nazareno e il fratello Luigi erano figli di un noto professore del Liceo Ginnasio di Vibo Valentia, Francesco Cremona. La loro morte, quella del primo sul campo di battaglia nel 1917, quella del secondo dopo qualche mese, in seguito a grave malattia contratta al fronte, suscitò in città unanime commozione. [Continua]

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Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti dedicò al giovane ufficiale, che gli era molto caro, una poesia intitolata “Il capitano” e inserita nella raccolta “Il porto sepolto”:

Il capitano era sereno. Era alto e mai non si chinava
Nessuno lo vide cadere. Nessuno lo udì rantolare.
Riapparve adagiato in un solco, teneva le mani sul petto. Gli chiusi gli occhi.
Parve di piume

In una nota, il poeta commentava: «Si chiamava Nazareno Cremona, era un giovane bellissimo, alto quasi due metri. Faceva parte del mio reggimento e morì schiantato sul Carso. La figura splendente di umanità del capitano, laggiù nel silenzio di questo mio cuore, pesa come una pietra».

La Grande Guerra appare ormai lontana dalla memoria, ma “la figura splendente di umanità del capitano”, come lo definì il poeta, non è stata coperta dalla coltre dell’oblio e al nome di Nazzareno Cremona la sua città natale ha intitolato la villa comunale.