Il delegato sindacale dell’Asp di Catanzaro interviene sui temi affrontati nel corso dell’ultima Conferenza dei sindaci vibonesi: «Il servizio è allo stremo, servono interventi veri prima del clou dell’estate»
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La Conferenza dei sindaci sulla sanità vibonese continua a produrre reazioni. Dopo il confronto che si è tenuto a Vibo Valentia alla presenza dei vertici dell’Asp e di Azienda zero, il Servizio di emergenza-urgenza 118 torna al centro del dibattito pubblico attraverso la presa di posizione del dottor Saverio Ferrari, delegato provinciale Smi per l’Asp di Catanzaro, che interviene con toni duri sullo stato del sistema in Calabria e in particolare sulle criticità emerse nel territorio vibonese.
La riunione, presieduta dal sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano, aveva acceso i riflettori su alcuni nodi ritenuti ormai non più rinviabili: carenza di medici e infermieri, turni scoperti nelle postazioni territoriali, difficoltà nelle aree interne e ricorso crescente ai Pronto soccorso anche per situazioni che potrebbero essere gestite diversamente se il territorio fosse adeguatamente presidiato.
I casi emersi dalle Serre
Nel corso dell’assemblea erano intervenuti diversi amministratori delle Serre e delle Preserre, tra cui il sindaco di Pizzoni Vincenzo Caruso, operatore del 118 da 25 anni, che ha descritto una situazione particolarmente critica nelle aree montane. Secondo quanto richiamato da Ferrari, dopo il passaggio della gestione ad Azienda zero la postazione di emergenza territoriale di Soriano avrebbe registrato nel solo mese di giugno 28 turni scoperti. Un dato su cui interviene il medico Saverio Ferrari, delegato provinciale Smi Asp di Catanzaro, secondo il quale rappresenta il segnale più evidente di un servizio ormai sottoposto a una pressione insostenibile.
Altra criticità era stata sollevata dal sindaco di Serra San Bruno Alfredo Barillari, che aveva richiamato il caso di un elisoccorso attivato per una semplice constatazione di decesso. Un episodio utilizzato per denunciare, più in generale, il rischio di una gestione impropria dei pochi mezzi disponibili, mentre sul territorio continuano a mancare risposte rapide e strutturate.
Il nodo dei tempi di intervento
Per Ferrari il punto centrale resta la distanza tra la funzione originaria del 118 e la realtà quotidiana vissuta da operatori e cittadini. Il servizio, ricorda il delegato Smi, è stato istituito in Calabria nel 1997 con l’obiettivo di garantire interventi tempestivi: otto minuti in area urbana e venti minuti in area extraurbana. Tempi che oggi, secondo il sindacato, appaiono sempre più lontani dalla realtà, soprattutto nei territori montani e periferici.
Nella sua nota Ferrari contesta anche il riferimento, comparso più volte nel dibattito pubblico, al “tempo medio di intervento”, ritenuto un parametro insufficiente a descrivere l’effettiva efficienza del sistema. Per il delegato Smi si tratta di una lettura che rischia di attenuare la portata del problema, mentre il nodo vero resta la capacità concreta del servizio di arrivare rapidamente dove c’è bisogno, con mezzi adeguati e personale sanitario a bordo.
Chiamate improprie e carenza di medici
Durante la Conferenza dei sindaci era intervenuto anche il direttore sanitario di Azienda zero, Domenico Minniti, che aveva evidenziato due aspetti: da un lato l’alta percentuale di chiamate improprie al 118, dall’altro la difficoltà nel reperire medici disponibili a lavorare nell’emergenza-urgenza. Minniti avrebbe parlato di circa l’80% di chiamate riconducibili a codici verdi e di una percentuale altrettanto alta di accessi non giustificati ai Pronto soccorso.
Un’analisi che lo Smi considera in parte condivisibile, ma che per Ferrari non può diventare una giustificazione dell’attuale paralisi. Il problema delle chiamate improprie e dell’uso dei Pronto soccorso come unico punto di riferimento per i cittadini, sostiene il sindacato, è noto da anni ma non sarebbe stato affrontato con misure capaci di alleggerire davvero il sistema.
La richiesta di rendere più attrattivo il servizio
Il medico sindacalista si sofferma poi sul tema degli incentivi. Minniti avrebbe sottolineato che la normativa non consente incentivi economici specifici per i medici del 118. Su questo punto Ferrari dissente apertamente, sostenendo che negli ultimi anni non si sarebbe fatto abbastanza per rendere più attrattivo il servizio. Secondo lo Smi, una delle questioni aperte riguarda anche l’Accordo integrativo regionale, la cui interpretazione nelle aziende sanitarie calabresi avrebbe favorito un progressivo esodo dei medici verso altri servizi.
Per Ferrari, inoltre, esiste già uno strumento utilizzabile: le prestazioni aggiuntive. La maggior parte dei pochi medici ancora presenti nel 118 calabrese, evidenzia il sindacato, è costituita da dirigenti medici ai quali, per contratto, potrebbero essere riconosciute prestazioni aggiuntive. Una soluzione costosa, ammette Ferrari, ma potenzialmente utile per ridurre almeno il numero dei turni demedicalizzati e limitare i vuoti nelle postazioni territoriali.
Pronto soccorso sotto pressione
Il quadro, secondo lo Smi, non riguarda soltanto il 118. Anche le postazioni di Continuità assistenziale soffrirebbero un numero crescente di turni scoperti, contribuendo a spingere i cittadini verso i Pronto soccorso anche per problemi non urgenti. In assenza di presidi territoriali realmente funzionanti, osserva Ferrari, gli ospedali finiscono per diventare il punto di raccolta di ogni bisogno sanitario, dalla vera emergenza alla semplice lombalgia.
Da qui l’allarme in vista dell’estate, periodo in cui la popolazione aumenta per la presenza dei turisti e la rete dell’emergenza dovrebbe garantire una capacità di risposta ancora più solida. Per lo Smi, invece, anche l’estate 2026 rischia di aprirsi con le stesse criticità che si trascinano ormai da anni: postazioni sguarnite, mezzi demedicalizzati, personale insufficiente e cittadini costretti ad affidarsi alla speranza più che a un’organizzazione efficiente.



