Ostetricia “polveriera” e pazienti in fuga, l’ospedale Jazzolino nel baratro

Sospesi gli interventi programmati per carenza di anestesisti. I degenti firmano le dimissioni e si rivolgono ad altre strutture. Preoccupante la situazione di ginecologia ora documentata anche da Presa diretta
Sospesi gli interventi programmati per carenza di anestesisti. I degenti firmano le dimissioni e si rivolgono ad altre strutture. Preoccupante la situazione di ginecologia ora documentata anche da Presa diretta
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L’ostetricia è una polveriera. È come il Vietnam!”; “…in Calabria si ha meno diritto di nascere e partorire rispetto al resto d’Italia…”. Sono le frasi – riferite all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia – che sono riecheggiate in tutta la loro drammaticità nel corso dell’ennesima “cartolina” proveniente dal nosocomio vibonese e rimbalzata sulle reti nazionali. Il caso di presunta malasanità al centro dell’approfondimento di Presa diretta, nota trasmissione di Rai3, è quello della morte di Tiziana Lombardo, la 37enne di Paravati residente a Santa Domenica di Ricadi, deceduta in ospedale nel gennaio del 2017 dopo aver dato alla luce una bambina. Un caso sul quale la giustizia non ha ancora scritto l’ultima parola, considerato che è arrivato, proprio in queste ore, il diniego del gip alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm per i 10 medici indagati con l’accusa di omicidio colposo. Proprio sul reparto di ostetricia e ginecologia dello Jazzolino si sono accesi i riflettori di Presa diretta che ha documentato le difficoltà in cui si trovano ad operare i sanitari che, spesso, quando l’ascensore è fuori servizio o non è disponibile – come ha riferito il primario Carmela Ermio – per raggiungere la sala parto posta al piano inferiore, sono costretti ad utilizzare le scale movimentando di peso le pazienti. [Continua dopo la pubblicità]

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Una situazione caratterizzata da gravi carenze strutturali, dunque, alle quali si vanno ad aggiungere quelle riferibili all’organico e alla scarsità di personale specializzato. Circostanza che limita di molto le prestazioni, costringe i pazienti a rivolgersi ad altri presidi e mette a repentaglio la sicurezza di chi ci rimane. A creare particolare apprensione è la carenza di anestesisti con conseguenze dirette sugli interventi programmati, ormai ridotti al lumicino. Solo 8 gli anestesisti in servizio allo Jazzolino e, di conseguenza, sottoposti a turni massacranti. Un numero evidentemente insufficiente a fronteggiare le necessità del presidio e che costringe molti pazienti a firmare le dimissioni e rivolgersi ad altre strutture sanitarie. Con tale dotazione allo stato sono garantiti solo gli interventi urgenti, vale a dire quelli che vanno effettuati entro le sei ore, mentre si è praticamente nell’impossibilità di programmare qualsivoglia intervento di altra natura. Una condizione che ha praticamente azzerato le degenze in reparti come ortopedia e chirurgia, divenuti ormai reparti fantasma.   

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