L’associazione Parte Attiva aderisce alla manifestazione cittadina del 28 aprile contro la chiusura dell’Ospedale di Tropea, diventato negli anni simbolo della crisi della sanità calabrese. Una mobilitazione che si inserisce in un momento delicato, all’indomani della fine del lungo commissariamento della sanità in Calabria, e che punta a rimettere al centro il diritto alla salute e il ruolo attivo dei cittadini.

Nella nota diffusa dall’associazione si legge che l’ospedale tropeano è ormai «divenuto, con il passare degli anni, l’emblema del fallimento della sanità calabrese», una situazione che «scrive nero su bianco la programmazione sanitaria della Regione attraverso i decreti ad acta succedutisi nel tempo, ma che con i fatti smentisce sé stessa».

Nel comunicato vengono ripercorse quindi le tappe di una crisi lunga oltre un decennio: «Più precisamente dal 2011, anno in cui ha avuto inizio il commissariamento della sanità della Calabria, che, dopo quindici anni, ha visto la fine solo da qualche settimana, abbiamo assistito alla chiusura di tanti ospedali, a tagli ai servizi, al mancato raggiungimento dei livelli essenziali di assistenza, allo svuotamento nei territori di presidi per garantire il basilare diritto alla salute». Un quadro aggravato, secondo l’associazione, da un fenomeno ormai strutturale: «di contro, si è registrato un aumento del debito a causa dei viaggi della speranza in altre regioni».

Un passaggio che evidenzia come, nonostante le misure adottate negli anni, le criticità restino irrisolte: «Debito che certamente non è finito con il commissariamento e che continua ad aleggiare sulla testa dei calabresi».

Ora, però, lo scenario cambia. «Ma adesso la classe dirigente calabrese non ha più l’alibi del commissariamento: da adesso le scelte saranno “politiche” e i calabresi non potranno, non dovranno più stare a guardare». Un richiamo diretto alla responsabilità delle istituzioni e alla necessità di un cambio di passo concreto.

La manifestazione del 28 aprile, spiegano da Parte Attiva, non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di un percorso: «La manifestazione non sarà certamente un punto di arrivo. È solo un segnale per affermare la volontà di essere protagonisti delle scelte che verranno prese: non vuole rappresentare una protesta fine a sé stessa, ma un percorso che inizi da una corretta informazione e che affermi il diritto ad essere curati nella propria Regione».

In questa prospettiva, l’associazione guarda oltre la protesta, proponendo un modello di partecipazione attiva: «Parte Attiva lavorerà per creare un luogo dove cittadini e istituzioni possano incontrarsi e dialogare, nel rispetto dei ruoli e delle competenze proprie».

Da qui l’appello alla mobilitazione: «È necessaria la mobilitazione e la presenza di tutti, perché attraverso la conoscenza e la partecipazione i cittadini siano trattati come protagonisti attivi della società civile e non come sudditi».

Un invito che si estende a tutti i livelli della comunità: «La presenza dei sindaci, delle istituzioni, dei cittadini è necessaria perché il diritto alla salute riguarda tutti, senza distinzione alcuna». Un messaggio chiaro, che trasforma la protesta in una rivendicazione collettiva e in una richiesta di responsabilità condivisa.