La mobilitazione davanti all’ospedale cittadino. I manifestanti hanno sfidato la pioggia per dire No allo smantellamento del nosocomio. «Siamo stanchi delle parole e delle promesse». E annunciano nuove forme di protesta
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Nuova mobilitazione davanti all’ospedale di Tropea. Cittadini, comitati e qualche amministratore locale sono tornati a protestare contro quella che definiscono una crisi ormai senza precedenti del presidio sanitario della Costa degli Dei. La sospensione delle attività chirurgiche per l’assenza di un anestesista, le dimissioni dell’urologo Alberto Ventrice e l’imminente trasferimento del reparto di Urologia allo Jazzolino di Vibo Valentia stanno progressivamente svuotando l’ospedale, riducendolo – denunciano i manifestanti – a una sorta di «grande ambulatorio».
A dare voce alla protesta è stato Domenico Cortese, attivista del Comitato Costa degli Dei: «Questa è la prima forma di agitazione sul territorio che stiamo facendo e non sarà l’ultima. Sarà il primo anello di una catena di cose che faremo per mettere pressione alle istituzioni, perché ormai siamo stanchi delle parole e delle promesse. Noi pretendiamo diritti che non sono sindacabili né negoziabili. Non andiamo con il cappello in mano, andiamo a pretendere ciò che ci spetta».
Parole dure, accompagnate da una fotografia impietosa della situazione attuale: «Oggi l’ospedale di Tropea di fatto non è un ospedale. Funziona un solo reparto, medicina interna. Il pronto soccorso non può funzionare in maniera efficiente perché mancano le specializzazioni. Si dice che Tropea possa diventare solo un grande pronto soccorso, ma è una sciocchezza colossale: un pronto soccorso senza un ospedale alle spalle non può esistere».
Cortese ha poi puntato il dito contro i decreti commissariali annunciati dalla Regione: «Noi pretendiamo l’applicazione degli stessi decreti che la Regione ha indicato per Tropea. Altrimenti vuol dire che erano solo documenti di facciata per calmare le acque e illudere i cittadini».
Il Comitato ricorda come non si tratti della prima iniziativa di protesta. A gennaio si è tenuta una grande assemblea pubblica, partecipata da centinaia di persone, da cui è nato un documento che sarà sottoposto all’Asp di Vibo Valentia. «Ci è stato promesso un incontro per la prossima settimana – ha spiegato l’attivista – ma non ci accontenteremo di belle parole. Vogliamo fatti concreti: assunzioni, apertura dei reparti, potenziamento dei servizi, l’anestesista in loco, la strumentazione necessaria. Altrimenti siamo pronti a bloccare tutto».
Un’accusa diretta anche al sistema della sanità privata: «Basta fare i finti diplomatici. Gli interessi che smantellano la sanità in Calabria e in Italia fanno capo alla sanità privata».
L’appello è rivolto a tutta la popolazione. «Non possiamo portare avanti queste battaglie in pochi. Devono essere le masse, i lavoratori, chi non ha i soldi per curarsi, a scendere in piazza. Il protagonismo deve essere collettivo», ha ribadito Cortese, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e il diritto a essere curati senza “viaggi della speranza”.
Alla manifestazione era presente anche il sindaco di Zaccanopoli Maria Budriesi, a testimoniare che la questione non riguarda solo Tropea ma l’intera sanità vibonese. Un’altra cittadina ha sottolineato un dato spesso ignorato: «Siamo una delle province con più anziani. I nostri anziani hanno problemi oggettivi di mobilità. Anche raggiungere Catanzaro è difficile. Abbiamo bisogno di ospedali funzionanti qui, per noi e per i nostri familiari».
Tra gli interventi anche quello di un’attivista del Comitato Costa degli Dei, trasferitasi da Milano nel 2021: «In meno di un anno mi sono trovata a dover combattere per rallentare l’abbattimento dei servizi. È fondamentale riattivare la sala operatoria: attorno a essa possono rinascere ortopedia, chirurgia generale, urologia, proctologia. Servizi che qui hanno sempre funzionato e prodotto numeri importanti».
La denuncia riguarda anche l’uso improprio delle ambulanze del 118: «Ci sono pazienti che potrebbero fare esami in sede, ma vengono trasferiti a Vibo, sottraendo mezzi alle emergenze reali». La mobilitazione, assicurano i comitati, non si fermerà qui.





