Si allarga l’inchiesta della Dda con l’avviso di conclusione indagini. Nel mirino anche le telefonate dal carcere di Luigi Federici di Vibo Valentia con i familiari. Contestati pure i reati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori ed estorsione aggravata
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Si allarga decisamente l’operazione “Call Me” della Dda di Catanzaro e della Guardia di Finanza. Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari gli indagati salgono a 46 e la Procura distrettuale contesta nuove ipotesi di reato come l’associazione mafiosa e l’estorsione aggravata, oltre ad una serie di contestazioni legate a comunicazioni illecite – attraverso l’utilizzo di telefonini fatti recapitare in carcere – principalmente con il boss di Tropea Antonio La Rosa, 64 anni, detto “Ciondolino”, detenuto dal 22 ottobre 2020 al 21 maggio 2021 nel carcere di Avellino dopo l’arresto avvenuto il 19 dicembre 2019 nell’ambito della maxioperazione Rinascita Scott. Dall’inchiesta “Call Me” emerge che Antonio La Rosa manteneva quotidianamente contatti con l’esterno servendosi di telefonini fatti recapitare dietro le sbarre.
Questi i 46 indagati: Alessandro La Rosa, 32 anni, di Tropea (figlio di Francesco La Rosa); Antonio La Rosa, 64 anni, di Tropea; Cassandra La Rosa, 57 anni, di Tropea; Cristina La Rosa, 34 anni, di Tropea ma residente a Spilinga (figlia di Antonio La Rosa); Davide Surace, 41 anni, di Spilinga (compagno di Cristina La Rosa e genero di Antonio La Rosa); Tomasina Certo, 62 anni, di Tropea (moglie del boss Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 41 anni, di Tropea (figlio di Antonio La Rosa); Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea (padre di Antonio e Francesco La Rosa); Francesco La Rosa, 55 anni, di Tropea, alias “U Bimbu”; Giuseppina Costa, 49 anni, di Zaccanopoli (compagna di Francesco La Rosa); Carmela La Torre, 44 anni, di Tropea; Carmela Addolorata, 88 anni, di Tropea; Erminia Bisogni, 57 anni, di Vibo Valentia (madre di Luigi Federici); Michele Bruzzese, 44 anni, di Tropea; Natascia Bruzzese, 45 anni, di Rombiolo; Pamela Bruzzese, 43 anni, di Briatico; Piergiorgio Centro, 59 anni, di Tropea; Damiano Fabiano, 36 anni, di Chiaravalle; Damiano Fabiano, 35 anni, di Chiaravalle Centrale; Alessandro Romeo Fargnoli, 26 anni, di Alife (Ce); Carmine Fargnoli, 36 anni, di Pietravairano (Ce); Dina Fargnoli, 49 anni, di Patenora; Faustino Fargnoli, 48 anni, di Torino; Marco Fargnoli, 54 anni, di Moncalieri; Maria Noemi Fargnoli, 24 anni, di Alife (Ce); Robert Fargnoli, 53 anni, di Alife(Ce); Robert Junior Fargnoli, 28 anni, di Piedimonte Matese, residente ad Avellino; Toni Fargnoli, 45 anni, di Caianiello; Armando Federici, 33 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Bologna; Francesco Federici, 62 anni, di Vibo Valentia; Luigi Federici, 28 anni, di Vibo Valentia; Angelo Gagliardi, 31 anni, di Guardavalle; Armando Galati, 72 anni, di Comparni di Mileto; Francesca Galati, 28 anni, di Guardavalle; Gabriele Galati, 30 anni, di Comparni di Mileto; Rosa Galati, 58 anni, di Comparni di Mileto; Vanessa Galati, 33 anni, di Mileto; Loredana Lombardi, 37 anni, di Alife (Ce); Giuseppe Maiuri, 42 anni, di Vibo Valentia; Paola Mazzara, 53 anni, di Tropea; Giuseppina Minichini, 46 anni, di Pizzo; Loredana Molina, 57 anni, di Tropea; Paolo Petrolo, 33 anni, di Sant’Onofrio; Stefania Pistillo, 43 anni, di Torino; Antonio Prostamo, 37 anni, di Mileto; Francesco Taccone, 39 anni, di Santa Domenica di Ricadi; Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia Terme.
Le contestazioni
Associazione mafiosa il reato contestato ad Antonio La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone e Luigi Federici, i primi tre accusati di far parte del clan La Rosa di Tropea, il quarto della ‘ndrina di Vibo facente capo a Francesco Antonio Pardea, Salvatore Morelli e Mommo Macrì. Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti, il reato contestato a: Antonio La Rosa, Tomasina Certo, Domenico La Rosa (cl ’85), Cristina La Rosa, Davide Surace, Carmela La Torre, Loredana Molina, Francesco Taccone, Giuseppina Costa, Francesco La Rosa, Luigi Federici, Erminia Bisogni, Francesco Federici, Armando Federici, Ilenia Vetromilo, Damiano Fabiano, Paolo Petrolo, Paola Mazara, Robert Fargnoli.
Estorsione aggravata dal metodo mafioso il reato contestato ad Antonio La Rosa, Francesco La Rosa, Tomasina Certo, Cristina La Rosa, Francesco La Rosa, Giuseppina Costa, Francesco Taccone, mentre il reato di trasferimento fraudolento di valori è contestato ad Antonio La Rosa ed alla figlia Cristina La Rosa. Favoreggiamento personale è poi il reato contestato al procacciatore di affari nel settore farmaceutico e titolare di imprese parafarmaceutiche, Piergiorgio Centro di Tropea. A Francesco La Rosa vengono contestati anche i reati di danneggiamento e percosse, mentre tutti i restanti indagati rispondono anche loro del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di detenuti per le telefonate vietate fatte con soggetti reclusi che disponevano illecitamente di telefonini in carcere.
Il solo Antonio La Rosa, stando all’indagine, aveva a disposizione in carcere (ora è recluso al 41 bis) sei smartphone e cinque sim intestate a soggetti stranieri attivate fuori regione. Quasi cinquemila conversazioni vietate dal carcere verso i familiari e poi verso due donne indagate (Loredana Molina e Carmela La Torre), pronte ad effettuare ricariche telefoniche al boss detenuto e, addirittura, a creare un falso profilo Facebook da far usare al capobastone di Tropea.
Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere alla Dda di essere interrogati o presentare memorie difensive attraverso i propri legali. Nel collegio di difesa ci sono gli avvocati: Giovanni Vecchio, Sandro D’Agostino, Giosuè Monardo, Giuseppe Morelli, Michele Accorinti, Patrizio Cuppari, Diego Brancia, Anselmo Torchia, Fabio Tino, Giuseppe De Lucia, Mauro Ruga, Michele Gambardella e Michele Cerminara.

