Né sepoltura diretta e né pratica della cremazione di cui si era parlato in un primo tempo. Sì, invece, ai funerali religiosi, tra l’altro nella stessa chiesa parrocchiale “Santissima Trinità-San Benedetto” in cui venerdì scorso si sono svolte le esequie della moglie Maria Assunta Currà, presiedute dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro.

Il rito funebre del 63enne Pasquale Calzone, autore a Mileto di un caso di femminicidio che ha scosso le coscienze di tutta la comunità vibonese, e non solo, sarà celebrato mercoledì prossimo, 4 febbraio, con inizio alle ore 15. La distanza di tempo tra le due cerimonie si è resa necessaria per il fatto che il figlio Federico ha voluto che la salma della mamma, subito dopo i suoi funerali celebrati in Calabria, venisse trasportata e sepolta in un cimitero di Torino, dove lui si è trasferito anni fa per motivi di studio e, successivamente, di lavoro. Eseguita la pratica della tumulazione in Piemonte, lo stesso 35enne ritornerà a Mileto per le esequie del papà. A differenza della moglie, una volta espletato il rito funebre, la salma di Pasquale Calzone sarà seppellita nel cimitero comunale situato nella frazione Paravati. A curarne la procedura, il fratello Franco, stimato docente e commercialista del luogo, da sempre impegnato nel sociale. Anche in questo caso, per espressa volontà della famiglia, si tratterà di funerali in forma strettamente privata.

La 55enne Maria Assunta Currà è stata uccisa dal marito alle 14.30 circa dello scorso 23 gennaio, nell’abitazione di via Giuseppe Vittorio in cui i due avevano condiviso circa 30 anni della loro vita. Poi le divergenze, il trasferimento della donna in provincia di Pistoia, dove ancora oggi vive una delle due sorelle, e l’avvio della causa di separazione. Nei giorni precedenti alla sua morte il ritorno a Mileto, per prelevare dalla casa in cui aveva abitato fino a circa un anno fa le proprie cose. Il marito ha ucciso la moglie con 5 colpi di pistola, mentre lei si accingeva a trasportare nell’automobile presa a noleggio gli ultimi affetti personali, prima di trasferirsi in casa d’affitto a Vibo Valentia. Subito dopo si è tolto la vita sparandosi un colpo alla tempia con la stessa arma.

Qualche ora prima li avevano visti insieme su uno dei balconi di casa, con l’uomo intento a stendere i panni. Quegli abiti ancora oggi sono lì, più forti delle intemperie e del maltempo che sta imperversando anche in questi giorni. Così come sempre allo stesso posto, appoggiata sul muro nei pressi della porta d’ingresso, si trova la bicicletta che il 63enne utilizzava ogni mattina per fare un po' di spesa nel centro cittadino. Lì davanti, tutto sembra essersi fermato a quei tragici istanti... come un fotogramma di un film.