lunedì,Settembre 20 2021

Varco nel muro della Don Bosco, presentata istanza di revoca: «È un abuso di potere»

Le dirigenti Cacciatore e Nesci chiedono l’annullamento della determina che stabilisce l’abbattimento del manufatto e non escludono di rivolgersi alla Corte dei conti per l’accertamento di responsabilità contabili

Varco nel muro della Don Bosco, presentata istanza di revoca: «È un abuso di potere»

Il dirigente scolastico ed il direttore Sga dell’Istituto Comprensivo “1° Circolo di Vibo Valentia”, Domenica Cacciatore e Maria Rosaria Nesci, comunicano di aver presentato, ai competenti organi del Comune di Vibo Valentia, «formale istanza di annullamento e/o revoca in autotutela avverso la determinazione n. 491 del 15.04.2021 ed avente ad oggetto l’abbattimento della porzione di muro di recinzione della Scuola “Complesso Garibaldi-Don Bosco”, evidenziando diversi motivi».

«Innanzitutto – è detto in una nota -, la mancanza un atto presupposto di indirizzo politico che individui quali siano le finalità di pubblico interesse che la Pubblica amministrazione dovrebbe perseguire nell’esercizio del potere amministrativo. Poi, la violazione dei principi di trasparenza, partecipazione e collaborazione con le Istituzioni di cui alla Carta dei valori che lo stesso comune di Vibo Valentia ha approvato con delibera della Giunta n. 158 del 26.11.20219, e ciò posto che, prima di emanare detto provvedimento, non è stato richiesto neppure un parere alle istituzioni scolastiche interessate. Di conseguenza – si aggiunge -, l’ulteriore violazione dell’art. 8 della L. 241/1990 poiché non è mai stato comunicato l’avvio del procedimento amministrativo alle medesime istituzioni scolastiche, da intendersi quali soggetti nei cui confronti l’atto era destinato a produrre effetti diretti, nonché soggetti che per legge dovevano intervenire nel procedimento poiché pure parti di un rapporto concessorio e, comunque, perché potevano subire, come in effetti hanno subito, un pregiudizio al provvedimento amministrativo. Si ricorda, d’altra parte, che il muretto che si pretende di abbattere è posto quale recinzione di una pertinenza scolastica».

Ancora, affermano Cacciatore e Nesci, «la violazione del rapporto concessorio  poiché l’Ente locale, di fatto, si è illegittimamente ingerito nella gestione di un bene già concesso in uso alle istituzioni scolastiche e la violazione delle disposizioni in materia di edilizia e sicurezza scolastica in quanto la recinzione perimetrale risulta necessaria per tutelare l’incolumità dei bambini e proteggerli dalle persone non autorizzate  ad entrare, da eventuali danni fisici e ferimenti  e per impedire la fuoriuscita incontrollata dei minori stessi ed inoltre, poiché l’Ente locale, prima dell’affidamento dei lavori, non ha neppure predisposto il cosiddetto Duvri, vale a dire, quel documento tecnico, operativo e gestionale, da allegare al contratto di appalto, che contiene le misure volte all’eliminazione dei rischi nelle aree interessate dall’esecuzione die lavori, dei Servizi o delle Forniture, ove si concretizzano, come nel caso di specie, le “interferenze” lavorative tra le diverse attività».

Si è segnalata, si legge infine, «la violazione che si ritiene sicuramente la più grave, vale a dire l’eccesso di potere e lo spreco di risorse pubbliche. Ed infatti, nel provvedimento di che trattasi, il Comune di Vibo Valentia, dichiara testualmente di voler “aprire un accesso diretto per un migliore utilizzo dell’area attrezzata realizzata all’interno del cortile della Scuola “Complesso Garibaldi Don Bosco”. Di accessi alla predetta area attrezzata (c.d. parco giochi), tuttavia, ve ne sono già tre. Non uno».

Per le due dirigenti «il fine proprio della determina appare, pertanto, già ampiamente garantito sicché si sarebbe dinnanzi ad una ipotesi di eccesso di potere, inteso quale cattivo uso del potere e/o scorrettezza in una scelta discrezionale, posto l’amministrazione comunale pretende di investire soldi pubblici per perseguire un obiettivo già in essere. In tale contesto, s’inserisce, e si è denunciata, pertanto, anche la violazione dell’art. 97 Cost. nella parte in cui impone il rispetto del principio del buon andamento della Pa e la cui violazione può, peraltro, dare luogo ad ipotesi di responsabilità sotto il profilo contabile e giudicabili dinanzi alla Corte dei Conti, che non si esclude di adire. Si resta, pertanto, in attesa di un positivo riscontro da parte dell’Ente locale che certamente avrà modo di rivedere il suo operato e rivalutare l’esigenza di creare un accesso che, stando così le cose, appare del tutto illegittimo».

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