martedì,Gennaio 25 2022

Fusione tra Comuni nel Vibonese, “lezioni” al Comitato e nuove idee per «cancellare confini inutili»

Parla Amerigo Fiumara, ingegnere e storico militante della sinistra locale, che lancia la sua proposta di unione tra enti locali che «potrebbe divenire un riferimento nazionale»

Fusione tra Comuni nel Vibonese, “lezioni” al Comitato e nuove idee per «cancellare confini inutili»
Una veduta di Vibo Valentia

«Gli articoli apparsi di recente sulla stampa, relativi alla proposta di megafusione di 14 Comuni, fanno sorgere dubbi e perplessità circa la reale possibilità di successo. Va subito detto, a chiare lettere, che la fusione dei Comuni non è una mera sommatoria di abitanti e che i cittadini non sono “birilli”, bensì esseri umani con una testa pensante, a cui bisogna demandare ogni scelta che attiene il loro avvenire e quello dei propri figli». [Continua in basso]

A parlare, con un certo scetticismo, è Amerigo Fiumara, ingegnere, nonché storico militante della sinistra vibonese, che interviene – analizzando dati, numeri e cifre e altro – a seguito del “Progetto di fusione e la nascita della città di Valentia”, lanciato dal Comitato “Progetto Valentia” che, appunto, prevede che al Comune di Vibo Valentia si fondano altri 13 enti locali del Vibonese (Pizzo; Mileto; Maierato; Jonadi; San Gregorio d’Ippona; Sant’Onofrio; San Costantino Calabro; Filandari; Briatico; Filogaso; Stefanaconi; Cessaniti; Francica), al fine di creare un grande ente territoriale. Fiumara, dunque, esprime delle riserve di metodo rispetto all’idea lanciata a suo tempo dal Comitato e propone anche lui – come si vedrà più avanti – una ulteriore proposta di unione tra Comuni del Vibonese, poiché la fusione rappresenta comunque una grande «opportunità» per i cittadini.

I rilievi al progetto del Comitato

«La fusione – aggiunge dunque il professionista vibonese – ha il principale scopo di favorire la permanenza delle popolazioni nel territorio di origine offrendo servizi pubblici adeguati alle esigenze dei cittadini attraverso una razionale organizzazione. Peraltro, la proposta è priva di riferimenti allo stato dell’arte del territorio vibonese, che, in base ai dati demografici Istat di gennaio 2021, annovera circa 154.000 abitanti. Emerge, dunque, che il 72% dei Comuni ha una popolazione inferiore a 3mila abitanti, ben al di sotto della media. Risalta, altresì, – sottolinea Fiumara – che alcuni Comuni, quali Filadelfia (oltre 5mila), Mileto (6.500). Nicotera (6mila), Pizzo (oltre 9mila), Ricadi (5mila), Serra San Bruno (6.500), Tropea (6mila), sono delle realtà territoriali di rilievo nella loro funzione amministrativa ed economica, ognuna con una propria peculiarità, che andrebbero rafforzate proprio attraverso la fusione con i comuni contermini più piccoli». [Continua in basso]

E ancora: l’ingegnere ricorda, inoltre, che nell’illustrare lo stato dell’arte del territorio provinciale, «non va dimenticata la presenza asfissiante della malavita organizzata, che è causa del degrado economico e sociale. Non può sfuggire, poi, l’aspetto amministrativo che in diversi Comuni, Vibo compreso, non è stato così esaltante. Ritenere che con una decisione dall’alto si possa aggregare una popolazione superiore al 50% dell’intero territorio, prospettando una ipotetica rinascita politico-amministrativa ed economico-culturale, è solo nella mente di chi non sa, o non vuole, leggere la realtà e non ha rispetto alcuno verso gli amministrati».

Le fusioni di successo e perché

Ciò è stato possibile, invece, sempre a giudizio dell’interessato, con Rossano-Corigliano, perché – spiega – «vicinissimi ed entrambi superiori a 30mila abitanti. Mentre il Comune di Casali del Manco è correttamente nato da una fusione dal basso, sono stati i cittadini di cinque paesi a decidere di fondersi, per identità culturale, in una nuova comunità che supera i 10mila abitanti, acquisendo così un maggiore peso istituzionale e quindi contrattuale». [Continua in basso]

L’unione tra enti una necessità e una opportunità

Fiumara riconosce, tuttavia, che la fusione dei Comuni è una necessità, che può «divenire – annota – una seria opportunità per le popolazioni se amministratori capaci ed illuminati si affacceranno nel nuovo scenario, che ci auguriamo possa realizzarsi presto, sempre e comunque come libera scelta popolare. La realtà territoriale del comprensorio vibonese potrebbe divenire un riferimento nazionale: passando da 50 a 14 Comuni, si rispetta l’omogeneità territoriale e si evita la polarizzazione su Vibo Valentia. Sarebbe rispettata una diversificazione demografica territorialmente compatibile. Il primo passo – precisa Fiumara – per cancellare confini inutili e sviluppare, nel contempo, una cultura di aggregazione e di semplificazione della vita amministrativa, ove al vertice vengano posti i cittadini nei loro diritti costituzionali ed umani e nelle legittime aspettative spesso disattese».  

La mappa delle nuove fusioni nel Vibonese

  1. Serra San Bruno, Spadola, Simbario, Brognaturo (abitanti 8.847).
  2. Fabrizia, Mongiana, Nardo di Pace (3.866).
  3. Acquaro, Arena, Dasà, Dinami (6.250).
  4. Gerocarne, Soriano, Sorianello, Pizzoni, Vazzano (7.344).
  5. Monterosso, Capistrano, San Nicola da Crissa, Vallelonga (4.519).
  6. Filadelfia, Francavilla Angitola, Polia (7.753). 
  7. Pizzo, Maierato (11.088).
  8. Briatico, Zambrone, Cessaniti (9.017).
  9. Tropea, Parghelia, Zaccanopoli, Drapia (10.052).
  10. Ricadi, Spilinga, Joppolo (8.166).
  11. Nicotera, Limbadi, San Calogero (13.319).
  12. Vibo, Filogaso, S. Onofrio, Stefanaconi, San Gregorio, Vena di Ionadi  (43.268).
  13. Mileto, San Costantino, Francica, Ionadi centro (11.612).
  14. Rombiolo, Filandari, Zungri (8.124).

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