mercoledì,Febbraio 28 2024

La tragica scomparsa di Michele Porcelli nel ricordo della collega Carmen Bellissimo

L’ultimo giorno passato insieme a Buonvicino, poi il buio ed il dolore per una ferita ancora aperta. Il ritorno sul Pollino, il silenzio rotto solo oggi e gli ultimi istanti di Michelone che continua a vivere nei cuori di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo

La tragica scomparsa di Michele Porcelli nel ricordo della collega Carmen Bellissimo
Michele Porcelli
Carmen Bellissimo e Pietro Comito nell’ultima foto scattata da Michele Porcelli

di Carmen Bellissimo

Ti ho voluto bene anche io… Mentre mi passano accanto i giorni, è tutto ancora un urlo, un susseguirsi di flashback, di domande senza risposte e tarli, Michele.
Vorrei chiamarti Michelone, con l’affetto toccato alle persone a te care, ma non posso, perché in questa vita a me non è stato concesso conoscerti bene e il dolore, anche questo, lo tengo a bada per non invadere quello altrui. Ho scelto il silenzio, che oggi lascio andare, non perché la tua morte mi sia stata indifferente… Ne porto i segni, che nascondo, e una ferita non ancora cicatrizzata. 

Manca qualche alba all’ 8 aprile e dell’ultimo che abbiamo vissuto insieme potrei scrivere con precisione chirurgica ogni istante, dall’arrivo agli studi alla partenza per Buonvicino, fino alle nostre ultime parole prima che ti allontanassi in cerca del tuo drone: «Ah sei in macchina…scusa, scusa, truccati. Quando finisci vado a prendere il drone, che mi è caduto…», mentre Pietro mi faceva cenno che era tutto pronto per le riprese e ti invitava ad aspettare e a lasciar perdere il recupero, ricordo di averti detto se nello zaino avessi un panino! Siamo esplosi in una risata fragorosa, contagiosa, che non scordo più…«Copriti che fa freddo – hai aggiunto sorridendo – poi andiamo a mangiare».

Gèmmea l’aria e il sole era così splendente in quel momento, che nessuna nube sembrava poterlo avvicinare, finché iniziate le riprese, il racconto della strage di Buonvicino ha iniziato a squarciare gli animi e l’atmosfera. Quel paesaggio meraviglioso d’improvviso mi appariva un tumulto cupo, mentre tu, a qualche passo da noi, solo, morivi…
L’istante in cui la voce rotta di una signora ci informava che «forse il vostro collega è caduto» è stato l’inizio di una corsa disperata alla tua ricerca. Pietro ha sfidato l’ostilità di quel terreno che ci franava sotto i piedi e non ha esitato a gettarsi in un dirupo per trovarti, salvarti…
Ma tu non eri già più tra noi e il Pollino sembrava averti inghiottito. Il resto è troppo doloroso e l’immagine di Pietro che ti porta in spalla, è l’ultima volta in cui i miei occhi hanno visto due giganti!
Non abbiamo avuto il tempo per ridere insieme, Michele, eppure ti sento amico, vicino e per nulla distante da quello strano affare che mi batte su in alto, a sinistra nel petto.

Eppure soffro e mi danno, tanto, che ne conservo i sussulti dopo le crisi. Ho annotato la nostra unica chiacchierata e gli ultimi attimi in cui i nostri occhi si sono guardati, perché ho timore di dimenticare e smarrire gli unici momenti che questo viaggio ci ha concesso. Ho paura, Michele, di non riuscire più ad accettare la morte quale ciclo naturale, che non si elude, tanto violenta è stata con te, e vado avanti nel continuo confronto con lo stordimento, l’incredulità e lo sconforto di non aver potuto fare qualcosa.
Vorrei dirti che la storia della mia vita, fin qui, è stata temprata da perdite molto care e che con il dolore ho imparato a farci i conti, per questo quel giorno non ho pianto, non perché tu fossi lontano dai miei affetti più cari o io impassibile.  Non piango, ma soffro anch’io…

Sono tornata ai piedi del Pollino, lì dove sei divenuto sommità della rigogliosità della natura e il continuo divenire di nuove vite è complementare alla morte. Forse per realizzare tutto, forse per lasciarti andare, forse per chiederti scusa…
Ovunque tu sia, Michele, so che quando il sole incontra l’orizzonte e bacia il Pollino, c’è un’anima bella, lì seduta, a riprendere la magia.

Sei in me

Carmen

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