giovedì,Aprile 18 2024

Shopping d’autore, le pipe di Brognaturo tra le 8 meraviglie dell’artigianato italiano

Arte, curiosità e tradizioni legate alle materie prime reperibili nei singoli territori, dalla Valle d'Aosta alla Sicilia

Shopping d’autore, le pipe di Brognaturo tra le 8 meraviglie dell’artigianato italiano
Vincenzo Grenci al lavoro

Da nord a sud il Bel Paese è ricco di tradizioni artigianali, legate alle materie prime reperibili nei singoli territori. In vista del Natale, il portale Campeggi.com ci fa viaggiare alla scoperta delle diverse forme artigianali italiane, dalla lavorazione del legno in Valle d’Aosta fino a quella della filigrana in Sardegna, passando per la liuteria tradizionale cremonese e le tovaglie perugine. E nel portale c’è anche Brognaturo, dove gli artigiani realizzano a mano le pipe, piccole e preziosissime opere d’arte. Questi oggetti, fiore all’occhiello dell’artigianato locale, sono intagliati nella radica di erica arborea, un legno durissimo caratterizzato da venature uniche nel loro genere e uno dei migliori e più pregiati al mondo per la realizzazione delle pipe. Il segreto è nel basso contenuto di tannini che, se presenti in grandi quantità, sono responsabili delle note amare e aspre percepite dai fumatori. Il punto di riferimento è la famiglia Grenci, senza la cui arte la pipa non avrebbe avuto un successo così duraturo. [Continua in basso]

Le altre meraviglie del Bel Paese

Aritigiano lavora la Coppa dell’amicizia

Protagonista dell’artigianato valdostano è il legno, le cui tecniche di lavorazione e intaglio vengono tramandate da secoli. Queste trovano una delle loro massime espressioni nella “coppa dell’amicizia”, un recipiente con coperchio caratterizzato da diversi beccucci, nel quale viene versata una bevanda locale a base di grappa e caffè. La tradizione vuole che, durante i ritrovi tra amici, la coppa venga passata di mano in mano in senso orario, bevendo à la ronde, ognuno da un beccuccio diverso. Iscritta tra i patrimoni culturali immateriali dell’Unesco, la liuteria tradizionale cremonese è una delle forme d’artigianato italiano più celebri del mondo. Le sue origini risalgono al 1539, quando Andrea Amati avviò la sua bottega aprendo così la strada ad altre famiglie come i Guarneri e gli Stradivari, che portarono avanti la tradizione per secoli creando violini, violoncelli, viole e contrabbassi per alcuni dei più grandi maestri della musica.

Oggi la tradizione è più viva che mai grazie alla scuola internazionale di liuteria e al Museo del violino, ospitato all’interno del Palazzo dell’Arte di Cremona. L’alabastro è una roccia che si forma grazie all’accumulo millenario di gesso o calcare, materiali facili da lavorare. I primi in Italia a maneggiare con maestria l’alabastro furono gli etruschi, la cui eredità oggi vive tra le strade di Volterra, dove è possibile trovare manufatti tra i più pregiati d’Europa. Le realizzazioni degli artigiani locali si possono ammirare e acquistare all’interno delle botteghe del centro, mentre la storia e l’antica tradizione legata a quest’arte sono raccontate all’interno dell’Ecomuseo dell’alabastro. Tele di lino bianco arricchite con trame e figure in cotone blu tinto a indaco, verde o rosso: sono le preziosissime tovaglie perugine, nate tra le strade della città umbra tra il Medioevo e il Rinascimento e poi apprezzate e commercializzate in tutta Europa. Queste piccole opere d’arte realizzate dalle mani delle donne di Perugia, la cui lunga e preziosa tradizione è raccontata all’interno del museo-laboratorio nell’ex chiesa di San Francesco delle Donne, vengono ancora oggi create esclusivamente grazie a telai manuali a pedali, le cui lavorazioni impiegano anche 20 giorni. In passato, era usanza comune preparare il proprio pane tra le mura domestiche per poi portarlo al forno cittadino per cuocerlo.

A Matera, dove questa consuetudine durò fino agli anni Cinquanta, per distinguere le diverse pagnotte le famiglie imprimevano sull’impasto un simbolo, con un timbro in legno, riconoscibile anche da chi non sapeva né leggere né scrivere. Anche se ora questa tradizione è stata abbandonata, gli artigiani locali continuano a intagliare i timbri del pane come memoria storica cittadina. A questi è legata anche un’altra tradizione: pare, infatti, che i materani fossero soliti regalare un timbro alle ragazze per chiedere loro la mano. La filigrana sarda è una lavorazione dell’oro e dell’argento che consiste nel modellare e nell’intrecciare filamenti di metallo estremamente sottili. Diventata uno dei maggiori esempi d’artigianato, in Sardegna quella della filigrana è un’arte che viene utilizzata per ornamenti e gioielli spesso legati alla tradizione e alle leggende dell’isola, come quella secondo la quale questa tecnica sarebbe in grado di attirare forze magiche e benigne. È questo anche il motivo per cui viene spesso utilizzata per la realizzazione delle fedi o per la creazione dei bottoni degli abiti degli sposi. Le teste di moro sono una delle massime espressioni dell’artigianato siciliano e affondano le loro radici in un’antica leggenda. Si racconta che nella Palermo dell’anno Mille vivesse una fanciulla che era solita trascorrere le giornate sul balcone a occuparsi delle sue piante. Un giorno, un principe moro passò di lì e i due si innamorarono perdutamente, ma quando lui le confessò di avere moglie e figli, lei, accecata dalla gelosia, gli tagliò la testa per poi esporla sul balcone con una piantina di basilico sulla cima. I passanti, affascinati da quella che pensavano essere un’opera d’arte, chiesero agli artigiani locali di realizzare dei vasi simili in terracotta, dando così vita a una tradizione millenaria che è ancora oggi viva in tutta l’isola e, in particolare, nell’area di Caltagirone.

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