San Costantino, don Francesco Sicari lancia il “flash mob pasquale”

Messaggio ai fedeli nella Settimana santa caratterizzata dalle celebrazioni a porte chiuse: «Riscopriamo il senso dell’essere comunità»
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Don Francesco Sicari, parroco di San Costantino Calabro
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«Lasciamoci contagiare dal virus della carità e della solidarietà, in modo discreto e senza eccessive ostentazioni, perché il bene si fa in silenzio, tutto il resto è palcoscenico. Apriamo le porte delle nostre case, delle nostre dispense e soprattutto del nostro cuore quando veniamo a conoscenza di qualcuno che avrà bisogno di un pezzo di pane, di un piatto di pasta o anche solo di una nostra parola di conforto o di speranza».

Queste le parole rivolte da don Francesco Sicari ai propri parrocchiani di San Costantino Calabro, in vista delle festività di Pasqua quest’anno caratterizzate dall’emergenza Covid-19. Giorni difficili, in cui si corre il rischio «di pensare istintivamente a noi stessi e alla persone che ci sono vicine», quando invece è necessario «riscoprire il nostro essere comunità, famiglia di famiglie, fratelli che insieme camminano e si sostengono a vicenda. Una   comunità – sottolinea don Sicari – costruisce un vero Noi se si prende cura dei più deboli: i nostri anziani, i nostri ammalati, i disoccupati e chi è fragile economicamente, chi è solo. Inventiamoci vicinanze che, nel rispetto delle regole, non li facciano sentire inutili, fuori gioco. Forse per ognuno di noi il coronavirus sarà il tempo in cui scoprire la nostra chiamata a diventare “eroi”, artisti della nostra vita, come canta Emily Dickinson: “Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci”».

Il parroco di San Costantino invita, poi, ogni fedele – «nella notte di sabato e dopo che le campane della nostra chiesa suoneranno a festa» – a mettersi a gridare dentro casa o dalla finestra: “Alleluia! È risorto! In una sorta di flash mob pasquale!». Il modo forse più bello «per esprimere la gioia dei nostri cuori e la certezza che la nostra vita e quella di coloro che, in migliaia, in questi ultimi giorni se ne sono andati da questo mondo è custodita».

Un pensiero «affettuoso e colmo di tenerezza» viene, tra l’altro, rivolto da don Sicari «agli anziani, custodi del patrimonio storico, culturale e valoriale del nostro paese, alle persone ammalate che dall’inizio di questa pandemia non posso visitare e che ogni giorno ricordo nelle mie preghiere, ai tanti bambini del catechismo e dell’oratorio che mi mancano tanto con la loro gioiosa esuberanza e a tratti chiassosa vivacità e ai cari giovani della nostra comunità che più che mai in questo frangente storico sono la nostra forza e speranza».

Infine, il saluto del parroco alle autorità civili e militari del territorio, «impegnate più che mai a tutelare il bene della comunità, nel rispetto delle regole emanate dal governo e delle indicazioni delle istituzioni sanitarie nazionali».

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