Natuzza, i retroscena sull’accordo tra Fondazione e diocesi di Mileto

Emergono i dettagli dell’intesa che ha portato il vescovo a ritirare la revoca del decreto di religione e culto: dalla gestione della Villa della Gioia ai posti nel direttivo
Emergono i dettagli dell’intesa che ha portato il vescovo a ritirare la revoca del decreto di religione e culto: dalla gestione della Villa della Gioia ai posti nel direttivo
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Natuzza e, in basso, don Mottola
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Le ultime notizie sulla vicenda dello scontro tra diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati sul tema delle riforme statutarie fanno decisamente ben sperare su un positivo, prossimo epilogo della vicenda. Al ritiro della revoca del Decreto di religione e di culto da parte del vescovo Luigi Renzo, nelle scorse ore ha, infatti, fatto seguito la lettera con cui il presidente dell’Ente morale Pasquale Anastasi, una volta appreso «dalla stampa» della decisione del presule – «salutata da tutti con gioia in ogni parte del globo, dai figli spirituali di mamma Natuzza e dagli amici della Fondazione» – ha espresso gratitudine «per questo suo gesto di magnanimità», e attesa per «i passi successivi che saranno certamente illuminati, condivisi e graduali». Da qui l’invito finale a tutti «a seguire gli sviluppi senza eccessivo entusiasmo, ma con umile fiducia e unanime preghiera perché le “cose di Dio”, camminano in silenzio e secondo i tempi di Dio».

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Questo salutare cambio di rotta nei rapporti tra diocesi e Fondazione giunge all’indomani della missiva con cui il prefetto della Congregazione per il Clero Beniamino Stella anticipa l’iniziativa del vescovo e dichiara che dalle istanze pervenutegli dalle parti sul tema è emerso il desiderio condiviso di dare atto alle riforme dello statuto e di consentire, quindi, «di aprire finalmente le porte della chiesa di Paravati ai numerosi fedeli devoti della spiritualità di Natuzza Evolo, e in particolare dei Cenacoli di preghiera». E, questo, in modo da «dare concretezza a un sogno che è nel cuore di tutti».

Ma quali sarebbero i termini dell’accordo prossimo ad essere sottoscritto e ormai ai dettagli? A quanto pare, i due passi indietro fatti dalla fondazione e l’uno fatto da monsignor Renzo porterebbero a convenire sul fatto che la gestione esclusiva della chiesa della Villa della Gioia – ormai ultimata e ancora in attesa della consacrazione auspicata dal cardinale Stella – sia di pertinenza della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e porti all’istituzione di una cappellania. Per quanto riguarda, invece, il testamento spirituale di Natuzza Evolo, oggi all’interno dello statuto, una parte – in attesa dell’auspicata elevazione agli Altari della mistica da parte della Chiesa – verrebbe inserita in premessa, un’altra rimarrebbe all’interno del documento. Infine, il passaggio da nove a undici dei componenti del direttivo richiesto dal vescovo, di cui tre espressione della diocesi. In questo caso, monsignor Renzo sarebbe addirittura disponibile, «quale extrema ratio», a rinunciare a suoi membri all’interno del consiglio. A questo si aggiunge, come detto, il ritiro della revoca del Decreto di religione e di culto alla Fondazione, fondamentale per la futura sottoscrizione del documento.

L’auspicio del popolo di fedeli che si rifanno al carisma di Mamma Natuzza è che si giunga al più presto alla firma del nuovo statuto, magari già nel prossimo mese di settembre. Quanto avvenuto nel corso di questi tre anni induce, tuttavia, ad assumere una sostanziale posizione di attesa prima di cantare vittoria. A passi in avanti dati per certi e messi, addirittura, nero su bianco, in questo periodo sono infatti susseguiti altrettanti clamorosi dietrofront. In questo caso, però, la situazione appare del tutto diversa. Gli impegni presi, infatti, non sono stati assunti all’interno dei locali della Curia miletese o della Fondazione di Paravati, ma in Vaticano, davanti ai cardinali Stella e Vallini e ad altri delegati di Papa Bergoglio, il quale sta dimostrando di avere molto a cuore la questione. Si capisce bene, allora, che alla luce di ciò, tutto assume altro tono e altra sostanza.