Tre fischi di sirena, il saluto dell’Amerigo Vespucci alla città di Pizzo

Tanta gente ad attendere il passaggio della nave scuola della Marina nella giornata di ieri. Poi l’omaggio alla lunga tradizione marinara del centro costiero
Tanta gente ad attendere il passaggio della nave scuola della Marina nella giornata di ieri. Poi l’omaggio alla lunga tradizione marinara del centro costiero
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L'Amerigo Vespucci davanti a Pizzo (foto gruppo Fb "Pizzo: l'altra voce della piazza")

Era veramente numerosa la gente assiepata lungo il litorale da Briatico a Pizzo, accorsa per godersi lo spettacolo del passaggio del Vespucci (essendo classificata come nave militare, la Marina usa l’articolo maschile). Un lungo pomeriggio di suggestione, con smartphone e videocamere puntati verso il mare per catturare l’incanto della nave più bella del mondo. E lo spettacolo non è mancato, il famoso veliero si è lasciato ammirare, come una nobile dama, in tutta la sua bellezza ed eleganza, procedendo ad andatura ridotta e attorniato da una miriade di imbarcazioni grandi e piccole che gli hanno fatto da corona.

In particolar modo lungo la strada che congiunge Vibo Marina a Pizzo, dove l’altitudine offre la possibilità di una più agevole posizione visiva, si è formata una colonna di auto che ha atteso con pazienza, nonostante il cocente sole ferragostano, il transito del veliero che ha lentamente attraversato il breve tratto di mare che porta a Pizzo. Giunto davanti alla città napitina, sono stati uditi, provenienti dal vascello, tre fischi di sirena, due lunghi e uno corto, che nel linguaggio dei segnali sonori marittimi (anche se non codificato ma usato per tradizione) ha il significato di “saluto alla città”. Forse un omaggio alle tradizioni marinare di Pizzo.  

Il tragitto lungo la costa tirrenica calabrese è poi proseguito verso Falerna, dove si è svolta  la suggestiva cerimonia dell’ammaina bandiera  che si svolge al tramonto. Alla fine del suo tour, il vascello raggiungerà la località in cui è stato costruito che, manco a dirlo, non è Genova, Livorno o Trieste, bensì Castellammare di Stabia. Questo gioiello dell’ingegneria navale venne infatti costruito, sulla base del modello del “Monarca”, nave ammiraglia della Real Marina delle Due Sicilie, nei cantieri navali che lo stato italiano ha ereditato dalla flotta borbonica.