Il Consiglio comunale approvò all’unanimità nell’aprile 2024 l’atto d’indirizzo per avviare la procedura. Lo storico Montesanti: «Legittimo chiedere quali passaggi siano stati compiuti e perché è tutto fermo». E ricostruisce le radici del toponimo, documentato almeno dal 1178
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Il 30 aprile 2024 il Consiglio Comunale di Vibo Valentia approvava un atto d’indirizzo amministrativo, deliberando all’unanimità dei presenti, con cui si dava mandato agli uffici competenti di dare corso all’iter necessario per il ripristino del nome di Porto Santa Venere per Vibo Marina, ritenendo corretta la proposta avanzata da consiglieri comunali di maggioranza e d’opposizione.
«Ad oggi – osserva lo storico Antonio Montesanti – sono trascorsi più di due anni da quell’atto ed è quindi del tutto legittimo chiedere pubblicamente che cosa sia stato fatto nel frattempo, quali passaggi amministrativi siano stati compiuti e quali eventualmente manchino per la conclusione della procedura».
Le origini del nome Santa Venere
Montesanti ripercorre, quindi, le fasi storiche dell’origine del toponimo e sottolinea: «Appena si cominciano a interrogare seriamente le carte, si scopre che Vibo Marina si rivela un nome assegnato senza un necessario atto amministrativo, privo di una motivazione storica, sostituendo quello di Porto Santa Venere, che invece si rivela come uno dei “reperti” più antichi ancora presenti nel paesaggio toponomastico costiero vibonese».
Lo storico ricorda come «la prova che oggi consente di rimettere ordine nella questione ci conduce addirittura al 1178, nel pieno Medioevo, quando per la prima volta viene menzionata, in una controversia tra Anselmo, vescovo di Mileto, e Imberto, abate della SS. Trinità, una “ecclesia Santa Venera”, che diventerà un riferimento concreto del territorio, un nome che nei secoli successivi continuerà a riapparire con sorprendente ostinazione. La costa, insomma, non era un vuoto geografico in attesa che la città collinare le desse un nome: possedeva già il proprio nome e una propria economia marittima. Nel 1496 ritroviamo addirittura nominato il “Feudo et tonnara di Santa Venera”. Quando nel 1507 arrivano i Pignatelli, dunque, non nasce Santa Venere, ma i Pignatelli acquistano un territorio che possiede già questo nome e lo porta avanti da secoli. Il nome continua il suo viaggio e arriva fino alla residenza estiva dei Duchi di Monteleone.
Quando nell’Ottocento, prima il governo borbonico e poi quello unitario cominciano a studiare la rada di Santa Venere per la costruzione di un porto, non inventano un nome, ma ne utilizzano uno già esistente da secoli. Quel nome aveva attraversato terremoti, trasformazioni della costa e mutamenti politici fino a consegnarsi intatto alla grande trasformazione ottocentesca.
Porto Santa Venere non è un’invenzione nostalgica e neppure un’operazione di maquillage identitario. Quando una comunità riconosce ancora quel nome come proprio – evidenzia Antonio Montesanti – quando la ricerca storica ne dimostra la profondità e quando persino il suo Consiglio Comunale esprime democraticamente la volontà di recuperarlo, ripristinandolo, non significa tornare indietro, ma al contrario andare avanti sapendo finalmente da dove si viene. «Dopo otto secoli di storia – questo il messaggio dello storico del territorio vibonese – quel nome chiede semplicemente di essere restituito alla sua comunità».

