Nel liceo vibonese l’incontro promosso dal Comitato scolastico ha unito interventi, testimonianze e momenti musicali. Al centro la difesa delle comunità colpite dalla violenza della storia e la necessità di trasformare il ricordo in impegno concreto contro ogni indifferenza
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Una mattinata dedicata alla memoria storica, ai diritti umani e alla responsabilità delle nuove generazioni davanti alle tragedie spesso rimaste ai margini del racconto pubblico. Il Liceo Statale Vito Capialbi di Vibo Valentia ha ospitato, il 24 aprile, l’incontro dal titolo «Giornata della memoria del genocidio armeno e dei popoli dimenticati», promosso nella sede di via Santa Ruba dal Comitato Scolastico per i Diritti Umani.
L’iniziativa, organizzata dalle 9 alle 11, è stata pensata come «un momento di riflessione collettiva, costruito attorno alla memoria storica e all’impegno civile delle nuove generazioni». Un percorso che ha coinvolto studenti, docenti, rappresentanti della società civile e ospiti istituzionali con l’obiettivo, si legge nella nota, di «riportare al centro dell’attenzione pubblica le tragedie storiche spesso trascurate e il tema più ampio della difesa dei diritti umani».
La scuola come luogo di memoria e responsabilità
Ad aprire e coordinare i lavori è stata Elisa Greco, attivista del Comitato Scolastico Diritti Umani del Liceo Capialbi, che ha introdotto la mattinata richiamando il valore della memoria come strumento di consapevolezza. Il primo momento istituzionale è stato affidato ad Alberto Greco, protagonista anche di un intervento musicale con il “Waltz in G minor”, e al dirigente scolastico Antonello Scalamandrè, che ha ribadito il ruolo della scuola come «presidio educativo contro l’indifferenza».
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Don Fiorillo, già presidente di Libera Vibo Valentia, che ha richiamato il valore dell’impegno civile e della lotta alle ingiustizie. Il filo conduttore dell’iniziativa è stato proprio questo: non limitarsi al ricordo, ma trasformare la conoscenza delle tragedie del passato in uno strumento di lettura del presente.
Il genocidio armeno raccontato dagli studenti
Il cuore della prima parte della mattinata è stato dedicato al genocidio armeno, con gli interventi degli studenti Carol Criseo, Riccardo La Gamba, Dorotea Mendola, Giulia Malta, Martina La Scala e Amalia Carioti. A loro è stata affidata la riflessione dal titolo «Ricordare il genocidio armeno per non dimenticare», un passaggio che ha messo in evidenza «il ruolo delle nuove generazioni nel mantenere viva la memoria storica».
A seguire, la scrittrice e giornalista Letizia Leonardi ha offerto un contributo di analisi e approfondimento, mentre Tehmine Arshakyan, rappresentante della comunità armena di Calabria, ha portato una testimonianza diretta sul valore della trasmissione culturale e identitaria. In questo segmento dell’incontro, la memoria del popolo armeno è stata affrontata non come ricorrenza formale, ma come responsabilità da consegnare agli studenti perché il passato non diventi un archivio distante.
La musica ha accompagnato anche questa parte della mattinata con l’esecuzione del “Notturno in do diesis minore” di Chopin da parte di Stefano Condoleo, creando un momento di raccoglimento tra le testimonianze e gli approfondimenti.
Il popolo Saharawi tra tradizione, resilienza e futuro
La seconda parte dell’iniziativa ha dato spazio alla condizione del popolo Saharawi. Gli studenti Noemi Idà e Teti Miriam hanno introdotto il tema «Il popolo Saharawi tra tradizione, resilienza e futuro», aprendo un percorso dedicato a una vicenda storica e politica ancora segnata da questioni irrisolte.
L’approfondimento è stato poi curato da Alice Scidà, Maria Grazia Garzulli, Angela Gaudente e Petronilla Pontoriero, che hanno ricostruito la storia del popolo Saharawi e del Fronte Polisario. Anche in questo caso, il lavoro degli studenti è stato centrale per dare forma a una riflessione capace di unire conoscenza, partecipazione e attenzione verso una realtà lontana geograficamente, ma vicina nel tema della difesa dei diritti.
A portare uno sguardo diretto sulla situazione attuale sono state Valentina Roversi, presidente della Rete Saharawi Italia, e Fatima Mahfud, rappresentante in Italia del Fronte Polisario. I loro interventi hanno permesso di allargare il confronto alle sfide ancora aperte e alla necessità di mantenere viva l’attenzione su popoli e comunità spesso esclusi dal dibattito pubblico.
Dal ricordo all’impegno concreto
A concludere l’incontro è stata Anna Murmura, referente del Comitato Scolastico Diritti Umani del Liceo Capialbi, che ha ribadito il senso dell’iniziativa: trasformare la memoria in impegno concreto, facendo delle tragedie del passato strumenti di consapevolezza per il presente.
La mattinata ha confermato il ruolo della scuola come luogo di formazione civile, dialogo e costruzione della coscienza democratica. Un incontro partecipato e profondamente educativo, raccontato e curato da Amalia Carioti, Carol Criseo e Martina Macrì del gruppo stampa del Comitato Diritti Umani del Liceo Capialbi.

