All'incontro presenti oltre 500 fedeli provenienti da parrocchie e altre realtà della diocesi. Le conclusioni sono state tratte dallo stesso monsignor Attilio Nostro
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Proseguire nel percorso intrapreso, attraverso laboratori pastorali nei vicariati, coinvolgendo i presbiteri ei laici delle diverse realtà ecclesiali, con il fine di giungere a scelte pastorali condivise e operative. Queste le coordinate tracciate dal vescovo Attilio Nostro al termine del convegno diocesano "Una Chiesa che ascolta, discerne e cammina insieme. Dal Documento finale del Sinodo alle scelte pastorali", svoltosi presso l'auditorium della parrocchia “Gesù Salvatore” di Vena di Ionadi. All'incontro hanno partecipato oltre 500 fedeli provenienti dalle parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, segno concreto di una comunità viva e desiderosa di mettersi in ascolto dello Spirito per progettare il proprio futuro. Il convegno si è aperto con la preghiera comunitaria presieduta dallo stesso monsignor Nostro, richiamo sull'importanza di un cammino ecclesiale condiviso, fondato sull'ascolto reciproco e sulla corresponsabilità. Subito dopo l'introduzione dei lavori da parte dei vicari episcopali, don Pasquale Rosano e don Roberto Carnovale, i quali hanno delineato le finalità dell'incontro: tradurre il cammino sinodale in scelte pastorali concrete e operative.
L’appuntamento è entrato nel vivo con gli interventi di suor Antonia Del Mas, religiosa del PIME operante nella Diocesi di Rossano-Cariati, e di don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo. La prima ha, nell'occasione, ripercorso le tappe del cammino sinodale della Chiesa universale e italiana, offrendo una sintesi efficace del Documento finale del Sinodo. La sua riflessione, nello specifico, ha messo in evidenza la necessità di una conversione sinodale, missionaria e anche strutturale delle comunità cristiane, chiamate a rinnovarsi per essere sempre più segno credibile del Vangelo nel mondo contemporaneo. Per quanto riguarda il teologo, invece, nella sua relazione si è soffermato sull'attuale momento storico della Chiesa, descrivendolo come un tempo sospeso tra il “non più” e il “non ancora”. Da qui l'invito ad avviare processi profetici capaci di guardare oltre le difficoltà del presente.
«La Pasqua di Cristo – ha sottolineato don Impellizzeri – è il criterio del vero cambiamento: la comunità dei credenti vive nell'attesa dello Sposo e traduce questa tensione escatologica in carità concreta, prossimità e amore reciproco. È emersa con forza la necessità di una sintesi vitale tra liturgia e spiritualità, dove i carismi, dono dello Spirito Santo, non siano ridotte a semplici competenze organizzative, ma riconosciuti come grazia che anima e rinnova la vita ecclesiale. Non si tratta di “gestire” la fede ma di lasciarsi guidare dalla Parola e dallo Spirito».
Il convegno è stato contrassegnato anche dagli interventi dei coordinatori delle aree di Curia, don Rocco Suppa e don Giuseppe Gagliano, i quali hanno indicato il metodo e i nuclei tematici attorno ai quali si articolerà il lavoro dei prossimi mesi: fragilità, famiglia e cultura. Infine, il canto del Magnificat, quale atto conclusivo di affidamento alla lode e alla speranza del cammino di una Chiesa che, nelle sfide della storia, desidera rinnovarsi per essere segno credibile del Vangelo. L’appuntamento, così come sottolineato nell’occasione, non ha rappresentato un punto di arrivo, ma al contrario l'inizio di una nuova fase pastorale per l'intera diocesi, chiamata a trasformarsi nell'attesa del suo Signore.

