L’ultima seduta del Consiglio comunale di Vibo Valentia ha lasciato dietro di sé più di una scoria politica. Un clima di forte conflittualità che, in alcuni momenti, ha attraversato anche la stessa maggioranza. Emblematico il battibecco tra il sindaco Enzo Romeo e il presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello durante l’intervento dell’assessore alla Manutenzione Francesco Colelli, con toni che hanno restituito plasticamente la tensione che ha accompagnato i lavori dell’Aula.

È in questo clima che arriva ora l’intervento dell’associazione storico-culturale Ali di Vibonesità, che non entra nel merito dei singoli episodi ma richiama l’intero Consiglio comunale a uno «scatto d’orgoglio», invitando la politica cittadina a «tornare sui propri passi».

«Il teatrino della politica a Palazzo Luigi Razza, nella sua ultima seduta del 27 agosto, ha dimostrato una inaspettata sofferenza sul piano dell’atteggiamento nel consueto confronto politico-amministrativo», sostiene l’associazione, secondo la quale quanto emerso nel corso della riunione «lascia un po’ perplessi e sicuramente invita ad una severa riflessione».

Un giudizio che va dunque oltre il merito dei punti affrontati dall’assemblea e si concentra soprattutto sul modo in cui il confronto si è sviluppato. Secondo Ali di Vibonesità, la seduta avrebbe lasciato dietro di sé «delusioni e malumori», al punto da rendere necessario un richiamo generale alla responsabilità istituzionale.

«La Sala consiliare non è un mercato»

Nel documento viene ripreso anche un interrogativo sollevato dopo la seduta: «La Sala consiliare di Palazzo Luigi Razza è un mercato o un Consiglio comunale?». Una domanda che l’associazione considera tutt’altro che retorica e che, a suo giudizio, impone alla classe politica di «rispettare la sacralità dell’Aula».

Il riferimento è al susseguirsi di interruzioni e momenti di tensione che hanno scandito parte dei lavori. «Ogni gruppo consiliare, ogni consigliere comunale ma soprattutto i detentori di incarichi guida nell’esercizio dei lavori – si legge nella nota – hanno il sacrosanto obbligo di attenersi alla pratica della buona disciplina dei lavori».

Per Ali di Vibonesità, insomma, il confronto politico-amministrativo sarebbe finito per scivolare oltre i limiti di una normale dialettica consiliare. «Attraverso le numerose interruzioni e alzate di tono di voce – sostiene l’associazione – sono state calpestate, inconsapevolmente, le regole della serena discussione, propiziando il caos ed un cattivo modo di dialogare sui seri problemi che riguardano la vita della città».

L’appello a recuperare il ruolo dell’Aula

Il giudizio, tuttavia, non si traduce in una bocciatura complessiva dell’attuale Consiglio comunale. Ali di Vibonesità riconosce infatti che l’assemblea eletta nel 2024 abbia finora dimostrato di poter svolgere «con assoluta responsabilità e concretezza» il mandato ricevuto dagli elettori, pur attraversando talvolta momenti di difficoltà.

Da qui l’auspicio che quanto accaduto il 27 agosto possa essere archiviato come un semplice «incidente di percorso occasionale» e che Palazzo Luigi Razza torni ad essere il luogo di un confronto politico anche aspro, ma ordinato e rispettoso dei ruoli.

L’associazione guarda infine anche al rapporto tra istituzioni e cittadini, sottolineando la scarsa presenza di pubblico alle sedute e auspicando che un diverso clima possa contribuire ad avvicinare nuovamente i vibonesi all’attività dell’assemblea comunale. Perché, conclude Ali di Vibonesità, il cittadino dovrebbe «abituarsi a star vicino e collaborare, più di quanto non faccia oggi, con l’amministratore a cui ha affidato la delega per rappresentarlo».