La società sportiva denuncia la mancata definizione delle tariffe per l’utilizzo della struttura affidata dal Comune ad un altro club: L’Asd Pizzo. Tutti gli atti trasmessi a Prefettura, Procura e Anac
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Si alza il livello dello scontro, a Pizzo, in ordine alla gestione del campo sportivo comunale “Vincenzo Tucci”. A contestare gli atti prodotti dal Comune napitino è l’Asd Città di Pizzo che, rilevando quelle che vengono definite in un comunicato stampa ufficiale «clamorose irregolarità e palesi violazioni», informa di aver trasmesso tutti gli incartamenti, «ottenuti dopo una dura battaglia legale» alla Prefettura di Vibo Valentia, alla Procura della Corte dei Conti e all'Anac.
Alla base del contendere c’è la convenzione che regola l’affidamento dell’impianto sportivo di via riviera Prangi e dei campetti di calcio a 5 di contrada Sant’Antonio alla Asd Pizzo, ex Asd Real Pizzo. Un atto entrato in possesso della società Asd Città di Pizzo dopo «due istanze di acceso agli atti e un ricorso al Tar».
Dall'analisi dei documenti ufficiali originano i rilievi adesso segnalati alle autorità competenti. In primo luogo quello che viene definito «il caso delle tariffe inesistenti». Secondo i dirigenti guidati dal presidente Sergio Giovanni Mangani, «l'Ufficio tecnico del Comune e il gestore pretendono che la nostra associazione firmi un contratto “alla cieca”, sostenendo che le tariffe non siano ancora state approvate» mentre, rileva «l'Art. 4, comma 1, lettera d, della Convenzione comunale stabilisce testualmente che i terzi sono obbligati al pagamento delle “tariffe applicate alla data della stipula della presente convenzione dal Comune”. Se il Comune oggi dichiara che le tariffe non esistono, sta violando e smentendo l’atto ufficiale da lui stesso siglato nel gennaio 2024».
Ancora viene rilevata una «morosità ultra-biennale ignorata». Secondo gli scriventi «la società concessionaria risulta, come da accesso agli atti, totalmente morosa verso le casse comunali a decorrere da dicembre 2023. Nel 2025 il Comune ha inviato un sollecito formale che concedeva appena 10 giorni per regolarizzare la posizione. Il gestore ha risposto dopo ben 14 mesi con giustificazioni non plausibili, senza versare un solo euro, e il Comune non ha mai avviato la revoca o la risoluzione per grave inadempimento prevista dall’Articolo 11 della Convenzione».
La società sportiva parla poi di «denunce inascoltate». «ln data 3 agosto, l’Asd Città di Pizzo ha presentato una denuncia formale e dettagliata al Comune per segnalare tutte queste anomalie ed esigere il rispetto della Convenzione. La segnalazione è rimasta totalmente inascoltata. L'Amministrazione deve tutelare la legalità amministrativa - si legge -, l'interesse pubblico e il sano associazionismo, invece con tale comportamento dà l’impressione di tutelare chi è già inadempiente. Si sta imponendo alla nostra associazione un atto inaccettabile: firmare un accordo privato al buio con il concessionario moroso, pena il divieto di accesso alla struttura e il blocco delle attività sportive dei ragazzi. Un ostruzionismo che - affermano i dirigenti - si è già tradotto in episodi vergognosi, come i cancelli serrati e i minori lasciati in mezzo alla strada sotto il sole».
Per «il bene esclusivo dei ragazzi e per garantire il loro sacrosanto diritto allo sport, l’Asd Città di Pizzo comunica che si presterà a firmare questo accordo, ma denuncia pubblicamente che viene costretta a farlo "alla cieca" e sotto scacco. L'Articolo 3 della Convenzione fissa il canone annuo dovuto dal concessionario all'Ente in appena 1.500 euro annue. Pretendiamo e vigileremo con assoluta fermezza affinché le tariffe orarie che ci verranno imposte siano strettamente eque e proporzionate a questo parametro. L'Art. 5 vieta espressamente l'utilizzo dell'impianto a scopo di lucro: qualsiasi tariffa gonfiata o speculativa configurerà un'ipotesi di ingiustificato arricchimento a danno delle famiglie del territorio e un potenziale danno erariale che il Comune ci sta costringendo ad alimentare».
L'intero incartamento, si legge in conclusione, «comprensivo della Convenzione, della denuncia del 3 agosto rimasta inascoltata e delle prove dei mancati pagamenti, è già stato depositato e notificato alla Prefettura di Vibo Valentia, alla Procura della Corte dei Conti, all'Anac (Autorità nazionale anticorruzione). La nostra battaglia per la trasparenza e per i nostri ragazzi non si ferma qui».

