Dalla stretta sulle intercettazioni all’abolizione dell’abuso d’ufficio fino agli interventi della maggioranza sulla Corte dei Conti e la Costituzione, il procuratore calabrese illustra a LaC una deriva che toglie diritti ai cittadini “normali”. E denuncia il rischio di un «pm sotto l’egida della politica»
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
Il rischio è un «controllo dall’alto del pm». Lo dice senza troppi giri di parole il procuratore di Napoli Nicola Gratteri in un’intervista a LaC News24 in cui non solo si parla del prossimo quesito referendario sulla riforma costituzionale della giustizia ma in cui si fa il punto sul percorso intrapreso dalle nuove norme adottate fino a oggi e sui «pericoli» insiti nelle nuove proposte di riforma, come quella di togliere al pm il coordinamento della polizia giudiziaria. Dalla stretta sulle intercettazioni, all’abolizione dell’abuso d’ufficio fino alla riforma della Corte dei Conti, il dubbio del magistrato di Gerace è che «ci sia un disegno globale di eliminare qualunque forma di controllo»
Procuratore, proviamo a fare il punto della situazione: riforma della Corte dei Conti, abrogazione dell'abuso d'ufficio, riforma costituzionale. Lei dice sempre "il manovratore non vuole essere controllato".
«L’ho detto e lo ripeto. Prima è stato abolito l’abuso di ufficio, facendo un regalo ai raccomandati, in danno dei figli di nessuno che ora non hanno più tutela, poi si è passati alla riforma della Corte dei Conti, che è una pessima riforma in danno dei contribuenti, che insieme alle limitazioni imposte per le intercettazioni, comporta che sarà impossibile provare reati contro la pubblica amministrazione. Insomma, in questo modo si è eliminato, o quanto meno fortemente limitato, il controllo sia a monte che a valle. Insomma, il potere non vuole essere controllato, con buona pace dei cittadini onesti. Spero di sbagliare, ma a me pare ci sia un disegno globale di eliminare qualunque forma di controllo».
In un recente incontro di Forza Italia, il ministro degli esteri Tajani ha proposto di togliere la polizia giudiziaria dall'alveo del pm. Cosa accadrebbe se la cosa dovesse essere portata avanti?
«Questo è uno dei maggiori pericoli. Che a questo punto non è più un sospetto. Il pm oggi coordina la polizia giudiziaria ed è quindi il primo baluardo di legalità con cui le persone hanno a che fare. Se si cambia questo si rischia veramente un controllo dall’alto del pm; si rischia l’impossibilità di procedere in modo autonomo, con un pm che si trova confezionato un pacchetto fatto da altri, che non potrà più raccogliere le prove anche a favore come fa oggi. Questo è inaccettabile. La Costituzione non va cambiata. Non va toccata, si rischia solo di peggiorare, ed anche di molto».
Lei è in prima linea tra i promotori del No al referendum quindi bersaglio di accuse quali la divulgazione di falsità, disinformazione e allarmismo.
«Sì, è cosi. Ma se anche costa fatica dovere ogni volta chiarire, e fare comprendere che le cose che vengono dette non sono vere, come i falsi dati che vengono ripetutamente dati sulle ingiuste detenzioni, poi però una volta smascherati, fanno capire quanto poco seri sono “gli avversari” e secondo me questo modo di fare così scorretto poi crea un effetto boomerang a nostro favore».
Si invita ad andare a votare ma il governo non sta favorendo il voto per i fuorisede in vista del referendum. Per votare bisognerà viaggiare.
«La ragione per cui non è consentito il voto per il referendum, con le stesse modalità utilizzate, se non erro per la elezione dei membri del Parlamento europeo dell'8 e 9 giugno 2024, a coloro che si trovano fuori sede non li conosco. Mi pare strano, ma non commento. Quello che però chiedo a viva voce, è a tutti di organizzarsi per andare a votare, con largo anticipo, per evitare prezzi eccessivi dei biglietti del treno, dell’aereo, dell’autobus. Non si può rinunciare al proprio diritto/dovere di voto, che tanto è costato a chi si è battuto per assicurare a tutti il diritto di voto, che oggi sembra scontato, ma così non è. Io spero nelle file fuori le urne, spero che si comprenda che quello che oggi sembra scontato non lo era fino a pochi decenni fa, e non lo è a tutt’oggi in paesi dove non c’è democrazia, che dobbiamo difendere sempre».
Secondo lei, procuratore, la questione è politica?
«No».
Lei ha sempre subito attacchi da determinati giornali. Da quando si è impegnato nella campagna per il No gli attacchi sono aumentati. Di recente hanno contestato anche la sua decisione di non usare i pc forniti dal Ministero.
«Se lo hanno contestato o no questo non lo so. Comunque, non mi preoccupano gli attacchi e le critiche. Non mi preoccupavano quando ero all’inizio della mia carriera, figuriamoci ora che sono alla fine. Io ho sempre pensato che questa forma di “centralizzazione” dei sistemi informatici potesse avere qualche falla, quindi precauzionalmente, da anni, preferisco usare pc acquistati da me. Poi su quanto è emerso, se vero o meno, è il Ministero che deve chiarire».
Alcuni esponenti di FdI hanno usato ad arte un suo pensiero di qualche tempo fa sul sorteggio sui membri del Csm. Qual era il suo pensiero in realtà?
«Allora, la prima cosa che ho detto sin dall’inizio di questa campagna referendaria è che il quesito è unico; quindi, è più importante tutelare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, che deve restare un unico ed autonomo potere, a fronte di qualsiasi problema correntizio. Questa proposta impone di scardinare un intero sistema, con ripercussioni su tutta la collettività presente e futura, allora dico No a tutto. Quanto, poi, nello specifico al sorteggio del Csm, oltre a quanto ho subito comunicato all’Ansa, chiarisco nuovamente: la mia idea di sorteggio era totalmente diversa da quella che propongono con questo referendum, che è secco per i magistrati e temperato per la parte laica scelta dal parlamento. Con questa proposta di sorteggio, non sono mai stato d’accordo, e mai potrei esserlo. Tra l’altro, aspetto che forse non è chiaro, se veramente si voleva evitare il cosiddetto correntismo, bastava una legge ordinaria, non è necessario cambiare la Costituzione, con spese incredibili a carico dei contribuenti».




