A pochi giorni dalla ricorrenza della Pasqua, tappa fondamentale del credo cristiano e periodo in cui Natuzza Evolo riviveva totalmente le fasi dolorose della passione di Gesù, è bello ripercorrere un episodio della sua vita che, se mai ce ne fosse bisogno, ne testimonia l’umiltà e quanto corrispondesse al vero il dichiararsi un “semplice verme di terra” nelle mani di Dio e della Madonna.

Il fatto si è verificato all’indomani della morte del marito Pasquale Nicolace, avvenuta il 9 febbraio del 2007. Mamma Natuzza si trovava nella propria stanzetta della Casa per anziani “Monsignor Pasquale Colloca” di Paravati, alla presenza di due dei suoi cinque figli, Antonio e Angela, e dei loro rispettivi coniugi, Eleonora Crupi e Mimmo Varone. Ad un certo punto ha voluto essere accompagnata al cimitero. Giunta davanti alla tomba del coniuge, situata in uno dei colombari della Confraternita “Maria Santissima Addolorata”, all’improvviso la Serva di Dio ha chiesto che le venisse data una penna.

Comprensibile lo sconcerto dei figli e dei generi, i quali si domandavano a cosa servisse la biro alla mamma, visto che era analfabeta. Ottenuta una matita sono, tuttavia, arrivate le inequivocabili parole della stessa Natuzza: «Quando morirò dovrò essere seppellita qui, accanto a vostro papà». Un desiderio espresso piegandosi a fatica in modo da poter contrassegnare il loculo vuoto posto sotto la lapide del consorte. Il momento è stato immortalato dal figlio con una foto. Tutto ciò, però, alla fine non si è concretizzato. La mistica, infatti, ha concluso il suo percorso terreno a 20 mesi di distanza dalla morte del marito, nel giorno di Ognissanti del 2009.

All’indomani dei suoi funerali - con il consenso dell’allora vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo - la sua salma è stata invece posta in una cappella nei pressi dell’auditorium della stessa casa per anziani in cui ha trascorso gli ultimi anni di vita.

Rimane oggi la valenza del suo gesto, il chiedere ai propri figli di essere seppellita in un anonimo loculo della locale congrega come una persona qualsiasi, del tutto lontana dal sentirsi degna di chissà quali onori.

Nel frattempo, tuttavia, la Chiesa ha aperto nei suoi riguardi il processo di beatificazione, mentre procede spedito quello di realizzazione della Villa della Gioia - predettole dal Vergine “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” negli anni ’40 del secolo scorso - già in parte concretizzatosi con le cerimonie di dedicazione e elevazione a santuario del complesso ecclesiastico situato all’interno della spianata, presiedute dall’attuale vescovo, monsignor Attilio Nostro. In questa stessa chiesa i tanti figli spirituali sperano un giorno di vedere definitivamente posta anche la salma di mamma Natuzza, una volta elevata agli onori degli altari. In uno dei colombari della Confraternita dell’Addolorata, intanto, si trova il corpo del figlio Antonio, morto nell’aprile del 2021 a causa di un infarto. Quello da lei amorevolmente definito il “monello di casa”, il più buono invece ritenuto da Padre Pio, in uno storico incontro avvenuto negli anni ’60, a San Giovanni Rotondo, tra i due.