Sono incentrati sui passaggi fondamentali della discesa agli inferi e del silenzio del Sabato Santo per giungere alla risurrezione, gli auguri di buona Pasqua rivolti ai fedeli della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea dal vescovo, monsignor Attilio Nostro. Il messaggio viene pronunciato dal presule dall’altare della chiesa Santa Maria la Nova di Vibo Valentia, dalla parrocchia Santo Spirito. Alle sue spalle l’effigie del Cristo risorto, scoperta proprio nel corso della veglia notturna pasquale. Accanto alla statua di Gesù, le porte degli inferi che egli scardina per sempre, «quelle porte che erano state simbolo di tenebra, di disperazione e di morte».

Il testo integrale del messaggio del vescovo

«Cristo scardina per sempre quelle porte che erano state simbolo di tenebra, di disperazione e di morte. Cristo scende agli inferi per riscattare la vita di Adamo ed Eva e di tutti i suoi figli. Cristo li riguadagna a sé portandoli in paradiso. E il paradiso è in qualche modo richiamato dall'evangelista Giovanni che pone la tomba di Cristo all'interno di un giardino, che richiama evidentemente quel giardino, il paradiso della creazione, dove Dio aveva posto Adamo ed Eva. Il messaggio che oggi vorrei donarvi per il Sabato Santo ha a che fare proprio con il mistero di questa discesa agli inferi. È vero, la liturgia descrive questo giorno come il grande silenzio di Dio. Ma Dio non è inattivo in questo giorno, anzi compie un gesto dall'alto profilo profetico, simbolico e concreto. Scende agli inferi, compiendo così in maniera totale, definitiva ed eterna l'opera della redenzione.

Immaginatevi se Cristo non fosse disceso agli inferi, se fosse andato in paradiso senza passare da lì, senza riscattare Adamo ed Eva. Che fine avrebbero fatto gli uomini e le donne? Allo stesso modo però io mi pongo questo interrogativo per quanto riguarda me. Se Cristo risorgendo non scendesse prima negli inferi del mio cuore, a cosa servirebbe la resurrezione del Cristo? Quale efficacia avrebbe per me, per la mia vita? Nella mia esperienza Cristo tante volte è sceso negli inferi del mio cuore, quando mi sono allontanato da Lui, quando mi sono dimenticato di essere amato da Lui. E ogni volta, soprattutto attraverso l'esperienza del perdono, l'esperienza della confessione, del momento in cui finalmente aprivo il cuore a Dio, quella è stata l'esperienza in cui ho potuto vedere Cristo che scende nel mio cuore, che scende negli inferi del mio cuore. Quando glielo ho aperto Cristo mi ha fatto fare l'esperienza del risorto.

Allora questo auguro a ciascuno di voi, auguro a te, di fare l'esperienza aprendo il cuore a Cristo, che tu possa capire quanto Cristo desidera cambiare le tue tenebre in luce, la tua morte in vita nuova, la tua disperazione in speranza di vita nuova. Se tu davvero farai questa esperienza, allora lascerai a Lui la possibilità di scendere nelle segrete del tuo cuore, nelle segrete della tua anima. Così Cristo descriveva a Santa Teresa d'Avila il suo castello interiore, la sua anima. Diceva a lei: lascia che io entri nelle tue segrete, in quelle stanze che tu non mi hai mai aperto. Allora questo dico a tutti voi, vivi questo Sabato Santo, lascia che il Signore entri negli inferi del tuo cuore e vivi l'esperienza di un Cristo che anche lì, soprattutto lì, ti testimonia il suo amore. È per questo, dice Cristo, che sono venuto, è per questo che sono qui accanto a te. Lasciami illuminare il tuo cuore.

Con questo augurio spero che tutti voi, soprattutto nell'esperienza di questa notte, nella veglia pasquale, facciate davvero insieme a Cristo esperienza di questa discesa agli inferi, esperienza di questa resurrezione, l'esperienza di questo ingresso nel Paradiso. Questo ogni Chiesa simboleggia: il Paradiso, il luogo dove Dio ci attende per riconciliarsi con noi in questo abbraccio paterno che dà a Cristo, che dà ad Adamo e ad Eva, ma questo abbraccio paterno che desidera dare a ciascuno di noi. Auguri e buona Pasqua».