Durante la cerimonia per l’ottantesimo anniversario del referendum del 1946 sono stati richiamati i valori dell’impegno quotidiano, della solidarietà e della partecipazione democratica
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Una mattinata all’insegna della partecipazione, della memoria e del senso di comunità. Così i giovani del servizio civile di Nicotera hanno voluto celebrare la Festa della Repubblica il 2 giugno, lanciando un messaggio forte e chiaro alle istituzioni, alle autorità civili e militari e a tutta la cittadinanza presente: «Il futuro non è un algoritmo, ma è nelle mani delle persone». L’evento ha visto una grande e sentita partecipazione da parte delle realtà istituzionali, religiose e associative del territorio. Oltre ai giovani volontari del servizio civile, hanno preso parte alla cerimonia la vicesindaca Lorella Destafano, i carabinieri, la polizia locale (vigili urbani) e gli operatori della Croce Rossa. Significativa anche la presenza del mondo dell’associazionismo e della Chiesa, con la partecipazione della professoressa Florinda Albino in rappresentanza dell’Inner Wheel e del parroco don Salvatore Chindamo, a testimonianza di una comunità unita nel segno dei valori repubblicani. L’incontro ha offerto un’importante occasione di riflessione sull’ottantesimo anniversario del referendum del 1946, quando milioni di italiani scelsero la Repubblica. Un parallelismo potente, quello tracciato dai ragazzi, tra l’Italia del dopoguerra e quella ipertecnologica di oggi.
Il valore dell’uomo nell’era dell’intelligenza artificiale
Nel corso del loro discorso, i volontari hanno sottolineato il profondo mutamento della società, oggi dominata da smartphone, reti globali e intelligenze artificiali che stanno trasformando il lavoro, lo studio, le relazioni. «Proprio mentre tutto cambia, una domanda rimane immutata: chi decide la direzione del futuro?» affermano. «La risposta non è una macchina. Non è un algoritmo. Non è una tecnologia. La risposta siamo noi». In un passaggio particolarmente toccante, i ragazzi hanno ribadito i limiti della tecnologia di fronte all’empatia umana, ricordando che «nessun software può sostituire la solidarietà e nessuna intelligenza artificiale può sostituire i valori che tengono unita una comunità». Un richiamo potente che rimette al centro la Costituzione italiana e i suoi valori fondanti: la dignità della persona, l’uguaglianza, la pace, il lavoro e la partecipazione democratica. Principi che, secondo i giovani di Nicotera, non appartengono al passato, ma rappresentano «le coordinate del nostro futuro».
Il servizio civile come motore del bene comune
Il cuore del messaggio si è poi concentrato sul ruolo dei giovani e dello stesso servizio civile in un’epoca in cui l’informazione corre veloce, ma si rischia l’isolamento. In questo scenario, la scelta di fare il servizio civile si traduce nell’impegno concreto di ascoltare, di essere vicini alle persone e di mettere la tecnologia e le competenze a disposizione del bene comune. La democrazia, è stato ricordato, non è un progetto concluso o una semplice ricorrenza da celebrare sul calendario, ma un percorso collettivo da portare avanti ogni giorno: «Ottant’anni fa qualcuno ci ha consegnato la democrazia. Oggi spetta a noi consegnarla più forte, più giusta e più consapevole a chi verrà dopo di noi». La mattinata si è conclusa tra gli applausi dei presenti e con un caloroso augurio condiviso, simbolo di un impegno che per i volontari di Nicotera continuerà ben oltre la giornata del 2 giugno: «Con la forza delle nostre idee. Con il nostro impegno. Con il nostro servizio. Viva la Repubblica, viva l’Italia!»

