Il Vibonese chiude la graduatoria nazionale dedicata agli over 65. Tra i parametri che riguardano i giovani emergono invece segnali di vitalità: prima a livello nazionale per imprenditoria giovanile e terza per amministratori pubblici under 40
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La provincia di Vibo Valentia è ultima in Italia per qualità della vita degli anziani. È il dato più pesante, per il territorio vibonese, contenuto nel nuovo dossier del Sole 24 Ore sulla qualità della vita per generazioni, l’indagine che misura il benessere nelle province italiane distinguendo tra bambini, giovani e over 65. Nella graduatoria dedicata agli anziani, costruita su 20 indicatori, Vibo chiude la classifica nazionale: 107ª su 107 province, con 241,4 punti.
È la fotografia di una fragilità che riguarda la vita quotidiana degli anziani: assistenza, servizi sociali, sanità territoriale, presenza di specialisti, reti di prossimità, possibilità di cura e sostegno nei comuni. Il Vibonese finisce all’ultimo posto in un indice che non misura soltanto la longevità, ma la capacità complessiva di un territorio di accompagnare l’invecchiamento della popolazione.
La Calabria in fondo, Vibo il punto più critico
Il dato di Vibo si inserisce in una cornice regionale fortemente penalizzante. Tra le ultime cinque province italiane per qualità della vita degli anziani compaiono quattro territori calabresi: Crotone è 103ª con 289 punti, Reggio Calabria 104ª con 285,1, Cosenza 105ª con 277,2 e Vibo Valentia 107ª con 241,4. Tra Cosenza e Vibo si colloca Frosinone, 106ª con 253,1 punti.
L’unica provincia calabrese distante dalla coda della classifica è Catanzaro, che si ferma comunque al 64° posto, con 385,3 punti. Il confronto con il resto del Paese è particolarmente severo: in cima alla graduatoria ci sono Trieste, Trento e Milano, tutte oltre quota 540 punti. Vibo, invece, resta sotto i 250, segnando una distanza che non è solo statistica ma territoriale, sociale e amministrativa.
Il dossier, presentato nell’ambito del Festival dell’Economia, attribuisce il punteggio sulla base della media ottenuta nei 20 indicatori selezionati. Per gli anziani vengono considerati parametri molto diversi tra loro: speranza di vita a 65 anni, assistenza domiciliare, servizi per la persona, infermieri non pediatrici, partecipazione civile, persone sole, trasporto per anziani e disabili, servizi del commercio, geriatri, orti urbani, importo medio delle pensioni di vecchiaia, utenti dei servizi sociali comunali, consumo di farmaci, posti letto per specialità ad elevata assistenza, biblioteche, medici specialisti, servizi sanitari e assistenziali, consumo di farmaci per depressione, posti letto nelle Rsa ed esposti per inquinamento acustico.
Infermieri, servizi sociali e specialisti: dove Vibo arretra
Alcuni indicatori aiutano a leggere meglio il perché dell’ultimo posto. Sul fronte degli infermieri non pediatrici, Vibo Valentia è 105ª, con 63,9 professionisti ogni 10mila residenti over 65. Un dato che colloca la provincia nelle posizioni più basse d’Italia e che pesa in modo particolare in un territorio caratterizzato da piccoli centri, aree interne e spostamenti non sempre agevoli.
Il tema diventa ancora più rilevante se collegato alla condizione degli anziani che vivono lontano dai principali presidi sanitari o che hanno bisogno di assistenza continuativa. La disponibilità di personale infermieristico, in questo senso, non è un dato astratto: misura la possibilità concreta di ricevere cure, controlli, supporto e continuità assistenziale senza dover dipendere esclusivamente dagli ospedali o dagli spostamenti fuori provincia.
Il Vibonese arretra anche nell’indicatore relativo agli utenti dei servizi sociali comunali: la provincia è 105ª, con appena l’1,8% della popolazione over 65 raggiunta da questi servizi. Si tratta di uno dei dati più significativi del dossier, perché fotografa la debolezza della rete pubblica di prossimità. Dove i servizi comunali arrivano a una quota ridotta di anziani, aumenta il rischio che le fragilità restino dentro le famiglie o, nei casi peggiori, scivolino nella solitudine.
Un altro elemento critico riguarda i medici specialisti. Vibo è 105ª con 20,9 professionisti attivi ogni 10mila abitanti, davanti solo ad Asti, ferma a 20,2, e Fermo, ultima con 20,1. Anche in questo caso il dato parla direttamente alla vita quotidiana degli anziani: visite, diagnosi, controlli periodici e percorsi terapeutici dipendono dalla disponibilità di specialisti sul territorio. Quando questa presenza è debole, cresce il peso degli spostamenti e si allungano i tempi di accesso alle cure.
Un territorio che fatica ad accompagnare l’invecchiamento
L’ultimo posto di Vibo nella classifica degli anziani va quindi letto come la somma di più fragilità. Non riguarda un singolo settore, ma l’intera infrastruttura sociale e sanitaria che dovrebbe sostenere una popolazione anziana. In una provincia dove molti comuni sono piccoli, dove le distanze incidono sulla possibilità di accedere ai servizi e dove la sanità territoriale resta un tema aperto, il dossier del Sole 24 Ore mette in fila criticità che il territorio conosce da tempo.
La qualità della vita degli anziani non dipende soltanto dall’età media o dalla speranza di vita, ma dalla capacità di restare dentro una comunità che funziona. Significa poter contare su servizi sociali comunali, assistenza domiciliare, personale sanitario, specialisti, trasporti dedicati, biblioteche, spazi pubblici, strutture residenziali e luoghi di socialità. Nel caso di Vibo, il risultato finale segnala che questa rete appare più fragile che altrove.
Per la provincia, il dato assume anche un valore politico e amministrativo. L’ultima posizione nazionale non può essere liquidata come una semplice performance statistica: chiama in causa la programmazione dei servizi, il ruolo dei comuni, la sanità territoriale, il rapporto con le aree interne e la capacità di intercettare i bisogni di una popolazione sempre più anziana.
Giovani, Vibo prima in Calabria ma con forti contrasti
La seconda parte del dossier, dedicata alla qualità della vita dei giovani, restituisce per Vibo un quadro diverso. La provincia non è in fondo alla classifica, anzi risulta la prima tra le calabresi: si colloca al 54° posto nazionale, con 480,7 punti. Seguono Crotone, 62ª con 469,7, Catanzaro, 84ª con 438,5, Cosenza, 90ª con 424,4, e Reggio Calabria, 101ª con 380,6.
Il risultato dei giovani mostra una provincia meno penalizzata rispetto alla fascia anziana, ma attraversata da contraddizioni profonde. Vibo Valentia è prima in Italia per imprenditorialità giovanile, con l’11,14% di imprese con titolare under 35 sul totale delle imprese registrate. È un dato che segnala una vitalità economica giovanile non trascurabile, soprattutto in un contesto meridionale spesso associato a emigrazione, difficoltà occupazionali e riduzione delle opportunità.
Altri indicatori confermano questa presenza attiva dei giovani nel territorio. Vibo è terza in Italia per amministratori comunali under 40, con una quota del 34,2%, ed è ancora terza per quoziente di nuzialità, con 3,8 matrimoni celebrati ogni mille abitanti. Sono numeri che raccontano una provincia in cui una parte delle nuove generazioni continua a investire nella comunità, nell’impresa, nella vita istituzionale e nei progetti familiari.
Il limite degli spazi e della partecipazione
Accanto ai segnali positivi, però, il dossier evidenzia anche le debolezze. Vibo è 106ª per servizi del tempo libero, con 13,1 servizi ogni 10mila residenti nella fascia giovanile, davanti solo a Rieti. È un dato che pesa sulla capacità del territorio di trattenere i giovani e di offrire occasioni di aggregazione, cultura, sport, socialità e crescita fuori dai percorsi obbligati di studio e lavoro.
La provincia è quasi in fondo anche per partecipazione civile giovanile: Vibo si colloca al 106° posto, con 4,1 dipendenti non profit tra i 15 e i 29 anni ogni 200 residenti della stessa età, davanti solo a Catanzaro, ultima con 4,0. È il rovescio della medaglia rispetto agli indicatori positivi: c’è intraprendenza imprenditoriale, c’è presenza nelle amministrazioni locali, ma resta fragile la rete civica e associativa che spesso contribuisce a rendere un territorio più attrattivo.
Il confronto tra anziani e giovani restituisce così una provincia divisa. Da un lato, Vibo è ultima in Italia per qualità della vita degli anziani, con criticità concentrate nei servizi, nella sanità territoriale e nella presa in carico sociale. Dall’altro, mostra segnali di vitalità nella fascia giovanile, dove però pesano la carenza di spazi, il deficit di servizi per il tempo libero e la debole partecipazione civica. Il dossier del Sole 24 Ore, più che una graduatoria, diventa così una mappa delle priorità: partire dagli anziani, fascia più fragile e più penalizzata, senza disperdere le energie che ancora emergono tra i giovani.

