Ha rappresentato l'occasione privilegiata per ricordare e raccontare ai più le fatiche delle donne di altri tempi, e non solo. Di coloro che oltre ad accudire il focolare domestico si alzavano di prima mattina per portare a casa un tozzo di pane e per contribuire, così, a sfamare i propri figli. Un lavoro duro, dall'alba al tramonto, svolto quasi sempre senza nessuna tutela e salvaguardia giuridica. Nel corso dell'incontro, tuttavia, si è trovato anche il modo di dare spazio a un interessante excursus storico sulle “grandi” donne del luogo, a conti fatti pioniere del processo di emancipazione femminile oggi tanto di moda. Questi, in breve, i contenuti dell'interessante evento “Le donne della nostra terra. Dalle olive alle fragole: memoria, lavoro e dignità delle donne nei campi”, organizzato a San Costantino Calabro dalla locale associazione Disabili senza barriere presieduta dal poliedrico Rocco Deluca. Teatro della rassegna è stato l'edificio che per decenni ha ospitato l'asilo delle suore Figlie della Carità, gentilmente concesso dalla parrocchia guidata da don Oreste Borrelli. Le “danze” sono state aperte dall'attivo presidente della realtà di terzo settore Deluca e dal sindaco Nicola Derito, i quali hanno dato spazio ai ricordi d'infanzia, prettamente al femminile, raccontando aneddoti e risvolti che hanno contrassegnato la vita della comunità territoriale.

Subito dopo sono intervenuti l'archeologo Fabio Lico e l'agronomo e esponente della Coldiretti Costantino Denami. Ad ascoltarli e ad interloquire con loro ci ha pensato un pubblico numeroso e attento. Tema dominante dell'incontro, come detto, passato, presente e futuro delle donne nel lavoro agricolo. Al riguardo in sala è stato proiettato il video dell'inchiesta condotta nel 1959 da Ugo Zatterin e Giovanni Salvi, prezioso documento d'archivio sulle raccoglitrici d'olive in Calabria. «Tutte donne - raccontavano all'epoca i noti giornalisti Rai - escono di casa all’alba e percorrono chilometri a piedi prima di raggiungere gli oliveti, dove lavorano dalle dieci e le tredici ore al giorno, a seconda della stagione. Tornate a casa, le attendono i lavori domestici. Quelle che abitano più lontano, le "emigranti", vengono alloggiate in dormitori: grosse stanze dove vengono stipate molte persone o piccoli locali bui, privi di finestre e di cucina. Senza assistenza sanitaria, senza nessuno a cui lasciare i bambini, le olivicole si portano i più piccoli nei campi, mentre i più grandicelli, tolti presto dalla scuola, partecipando già alla raccolta. Lavorano scalze, sempre chinate a terra, e vengono pagate a cottimo: in olio o in danaro. Il lavoro comprende, per alcune, anche il trasporto dei sacchi, che pesano tra i quindici ei venti chili l`uno. Molte non sanno cos’è un contratto».

A conti fatti un racconto di altri tempi, istantanea dell`Italia della fine degli anni Cinquanta. Nella sua relazione Lico ha posto l'accento su due donne che hanno fatto la storia del luogo: la letterata e suora domenicana Anna Maria Edvige Pittarelli, nata a Francica nel '400 e morta nel 1556 a San Costantino dopo aver fondato a Napoli l'Accademia degli Imperfetti; Maria Teresa Antonia De Leo, alla fine del '700 nota per i suoi carismi e la sua profonda devozione cristiana. Al centro dell'attenzione anche le “mammine” che si sono succedute negli anni e la “donna nella famiglia contadina”. Denami nel suo intervento si è infine soffermato sulla triste piaga del caporalato, presente ancora oggi, e sull'impegno della Coldiretti a far sì che questo fenomeno venga debellato con interventi e aiuti mirati da parte delle istituzioni.