A una settimana di distanza dalla prima assoluta nazionale di “Fortunata di Dio”, quello che rimane sono gli applausi interminabili e la commozione degli spettatori che per tutto l'arco della due giorni hanno riempito il teatro Rendano di Cosenza. Indice del fatto che l'opera è piaciuta ed ha convinto appieno, nonostante non fosse facile raccontare la vita di Natuzza Evolo senza cadere nella retorica e nella spettacolarizzazione a prescindere. A decretarne il successo, la bravura degli attori, in primis della splendida protagonista Annalisa Insardà, e l'azzeccato connubio tra musica, racconto, silenzio, spiritualità e spazi scenici. Chi vi ha assistito si è reso conto dell'autenticità del messaggio e della delicatezza con cui è stato affrontato l'argomento, dando volutamente spazio all'umanità di Mamma Natuzza, alla sua straordinarietà nell'ordinario più che agli aspetti miracolistici.

Ha percepito il dettaglio, tra l'altro, che “Fortunata di Dio” non è una semplice opera teatrale, ma un qualcosa di più che nasce dal cuore, il vero e proprio atto di fede e di devozione di chi ha toccato con mano il carisma della Serva di Dio di Paravati, morta nel giorno di Ognissanti del 2009 dopo una lunga vita dedicata a dare sollievo e conforto ai sofferenti del corpo e dell'anima.

“Padre” del progetto messo in scena per la prima volta al Rendano di Cosenza è il produttore Ruggero Pegna, che insieme al regista Andrea Ortis ne ha curato la scrittura, con musiche originali dal vivo del maestro Francesco Perri, scenografie di Lele Moreschi, disegno, luci ed effetti speciali di Virginio Levrio, consulenza di Gianmario Pagano e costumi di Angelina da Bari. Il noto promoter lametino non ha mai avuto remore nel dichiararsi “figlio” dell'umile donna calabrese. A lei è convinto di doverle la vita.

«Il momento cruciale del mio rapporto con Natuzza - ha raccontato tempo fa a TV2000 - è legato alla leucemia che mi è stata diagnosticata nell'ottobre del 2002, a 24 ore dal mio matrimonio. Alla domanda che feci al primario: “Quanta speranza di vita ho?”, mi fu risposto: “Nessuna”. Un'amica, un paio di giorni dopo, andò a Paravati e mi passò al telefono Natuzza, e lei mi disse alcune parole che sono state la chiave che mi ha consentito di affrontare le difficoltà, le sofferenze e le terapie complesse: “Dio vuole sofferenze da te, accettale e combatti che c'è la farai". Purtroppo però - ha aggiunto in quell'intervista - non risultò alcun donatore al mondo compatibile con me e, quindi, tornai abbastanza rammaricato a Paravati per raccontarle il tutto. Mi disse: "Torna, torna che si è iscritta una ragazza americana che è uguale a te". Rimasi senza parole, tornai all'ospedale nello scetticismo generale e quella ragazza americana c'era davvero e mi ha salvato la vita, per come Natuzza mi aveva predetto».

Da quell'episodio nel 2005 è nato il libro “Miracolo d'amore”. Non è la prima volta, tra l'altro, che Pegna si adopera per ricambiare il “dono” che ritiene di aver ricevuto dall'alto per intercessione della Serva di Dio. Nel 2007, infatti, il promoter di Lamezia Terme ha organizzato in suo onore l'evento benefico “La Notte degli Angeli”, trasmesso in mondovisione da Rai International. A quella serata, condotta da Lorenza Bianchetti, sono intervenuti, tra gli altri, gli Avion Travel, Sergio Cammariere, Pippo Franco, Nino Frassica, Piero Marras, Rosa Martirano e i Baraonna, i Neri per Caso e Katia Ricciarelli.