A soli venti anni Federico Alessandria è già al suo secondo anno sulla panchina dell'U19: «Esperienza esaltante anche se so di avere ancora moltissimo da imparare. La cosa più bella è vedere la crescita dei ragazzi»
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Una stagione da vedere con una doppia ottica quella del Pizzo: da dimenticare quella della prima squadra che, dopo un solo anno di Promozione atteso peraltro dopo oltre sessant'anni, deve fare i conti con una cocente retrocessione. Più rosea invece l'annata della Juniores, arrivata fino in finale playoff e dunque sull'orlo della fase nazionale.
Bilancio positivo
Alla guida della compagine Juniores, per il secondo anno di fila, c'è stato Federico Alessandria che, a soli venti anni, si sta formando nel suo percorso da allenatore. Proprio il giovanissimo tecnico parte dalla sua esperienza in questa annata: «É stata sicuramente una stagione molto importante per la mia crescita personale e sportiva. Avere, a soli vent’anni, la responsabilità di guidare un gruppo Juniores è qualcosa che mi sta formando tantissimo, sia come allenatore che come persona. Essendo alla seconda esperienza alla guida della squadra, rispetto allo scorso anno mi sento più consapevole sotto tanti aspetti ma, allo stesso tempo, so di avere ancora moltissimo da imparare. La cosa più bella è vedere la crescita dei ragazzi».
Come detto, percorso chiuso solo in finale playoff che comunque non macchia il cammino intrapreso: «Il bilancio della stagione è assolutamente positivo. È stato un percorso straordinario, soprattutto considerando le difficoltà iniziali: molteplici fattori, dall’assenza di una struttura alla situazione societaria, hanno inevitabilmente inciso sulla squadra. Nonostante questo, i ragazzi non hanno mai mollato; anzi, proprio dalle difficoltà siamo ripartiti. Con il lavoro quotidiano e tanta compattezza siamo riusciti a costruire qualcosa di importante, iniziando a macinare punti su punti e crescendo partita dopo partita. Abbiamo raggiunto un terzo posto e una finale regionale che rappresentano un traguardo che questa realtà non aveva mai vissuto prima. Per questo motivo credo che il merito più grande sia dei ragazzi. La città lo ha notato: siamo usciti tra gli applausi di un grande pubblico, e quella è stata la vittoria più bella».
Giovani veterani
Insomma, una stagione che sicuramente si discosta dalla pessima stagione della prima squadra. Al contempo però molti giovani della Juniores hanno "tamponato" i problemi della prima squadra, disputando le partite nel campionato di Promozione: «Sembra siano passate quattro stagioni in una sola - ammette Alessandria - perché quello che abbiamo vissuto quest’anno ha influenzato tantissimo tutti noi. In un contesto così complicato, i ragazzi sono stati davvero da ammirare. Hanno tamponato e superato tutte le difficoltà create in precedenza, mettendoci sempre la faccia su ogni campo. Hanno onorato il campionato fino all’ultima trasferta, già consapevoli che la situazione fosse ormai compromessa. Prima ancora che calciatori, si sono dimostrati uomini. Hanno scelto di portare la nave fino in fondo, continuando a lottare quando invece qualcuno aveva deciso di abbandonare prima. E questo, al di là dei risultati, è qualcosa che personalmente non dimenticherò».
Costruire il futuro
Ora c'è da programmare il futuro e, se quello del Pizzo come prima squadra è ancora un'incognita, quello della Juniores è da costruire: «Le incognite, in questo momento, sono tante però un’ambizione ce l’ho: la Juniores a Pizzo deve continuare a esistere, perché rappresenta il cuore di questa società e il futuro della prima squadra. Indipendentemente dal mio futuro in questa società, sono disposto anche a mettermi da parte, purché questi ragazzi trovino il meglio. Sono profondamente legato a questa città e soprattutto a questi ragazzi. In un anno così complicato abbiamo condiviso sacrifici, delusioni, emozioni e momenti che difficilmente dimenticherò. Per questo credo che il percorso non debba fermarsi. Abbiamo lasciato una finale in sospeso, con tanta amarezza dentro, ma anche con la consapevolezza di aver costruito qualcosa di importante. L’anno prossimo quella ferita dovrà trasformarsi in fame».
Lavorare sui giovani
Insomma, tutto ruota intorno alla programmazione che, inevitabilmente, può segnare la formazione dei giovani: «Secondo me bisognerebbe avere più coraggio nel buttarli dentro - il pensiero di Alessandria - nel responsabilizzarli e nel farli sentire parte integrante di un progetto. Quest’anno, soprattutto in Promozione, ho visto tanti giovani scendere in campo con il contagocce. Io credo che a loro debba essere concessa anche la possibilità di sbagliare, perché è proprio attraverso gli errori che si cresce. Se non li facciamo giocare, se non diamo loro fiducia nei momenti veri, sarà difficile costruire qualcosa per il futuro. La mia felicità è vedere, nelle squadre, cinque o sei ragazzi under fissi in campo. Abbiamo la possibilità di cambiare: facciamolo. Non è vero che non ci sono ragazzi validi in giro, ma dobbiamo essere noi allenatori, insieme alle società, ad avere un po’ più di coraggio».

