L’Asd Città di Pizzo rilancia lo scontro sulla gestione dell’impianto dopo la delibera della Giunta. Mangani contesta le somme richieste dal concessionario per ogni sessione di allenamento e torna sulla presunta morosità per i campetti di Sant’Antonio e sui ragazzi rimasti fuori dai cancelli
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Lo scontro sulla gestione dello stadio comunale “Vincenzo Tucci” di Pizzo si riaccende e questa volta al centro della contesa finisce il nuovo tariffario approvato dal Comune. L’Asd Città di Pizzo torna infatti all’attacco dopo la replica del presidente dell’Asd Pizzo, Pietro La Porta, concessionaria dell’impianto, sostenendo che la deliberazione della Giunta comunale n. 142, resa nota il 10 settembre, abbia fissato in 30 euro la tariffa per l’utilizzo della struttura. Una cifra ben lontana, secondo il sodalizio guidato da Sergio Giovanni Mangani, dai 150 euro per singolo slot di allenamento che sarebbero stati richiesti in precedenza dal gestore.
È l’ultimo capitolo di una vicenda esplosa pubblicamente nei primi giorni di settembre. Come già ricostruito da Il Vibonese, l’Asd Città di Pizzo aveva contestato la gestione dell’impianto di via Riviera Prangi e dei campetti di Sant’Antonio, affidati all’Asd Pizzo, ex Real Pizzo, denunciando tra l’altro l’assenza di un tariffario approvato e sostenendo di essere stata chiamata a sottoscrivere un accordo senza conoscere preventivamente i costi. Gli atti acquisiti dopo due richieste di accesso e un ricorso al Tar erano stati quindi trasmessi a Prefettura, Corte dei Conti e Anac.
La disputa sui 150 euro a turno
Ora Mangani torna sul punto contestando la precedente ricostruzione di La Porta, secondo cui la convenzione stabilirebbe che l’utilizzo del Tucci è subordinato alla programmazione e ai calendari predisposti dal concessionario. «Confondere la programmazione dei calendari con il potere di fissare le tariffe non regge alla prova dei fatti», replica l’Asd Città di Pizzo, secondo la quale «lo Stadio Tucci è un bene della collettività, non una proprietà privata, e le tariffe le decide esclusivamente il Comune con delibera».
Secondo quanto riferito nella nota, per quattro mesi di utilizzo sarebbe stata prospettata una spesa complessiva di circa 7.200 euro, corrispondente a 150 euro per ciascun turno di allenamento. Il gestore avrebbe motivato l’importo facendo riferimento a circa 20mila euro annui di costi di gestione da ripartire tra gli utilizzatori. L’Asd Città di Pizzo replica sostenendo di aver già contribuito alle spese vive documentate fino a metà aprile e cita un bonifico da 2.500 euro effettuato il 5 febbraio. La contestazione riguarda dunque, secondo Mangani, le somme forfettarie richieste in assenza di un tariffario comunale allora formalmente approvato.
Il nodo della presunta morosità
Resta aperto anche l’altro fronte della disputa, relativo alla posizione contabile dell’Asd Pizzo per i campetti di Sant’Antonio. L’Asd Città di Pizzo torna a sostenere l’esistenza di un arretrato di 20.832 euro, circostanza che il concessionario aveva contestato affermando di essere in regola con i pagamenti. Mangani riferisce che la documentazione sarebbe stata ottenuta dal Comune il 31 luglio, dopo due accessi agli atti e il ricorso al Tar, e richiama una Pec dell’Ente del 2025 e la successiva risposta dell’Asd Pizzo. Si tratta, anche in questo caso, di posizioni contrapposte che restano al centro del confronto tra le due società.
La controreplica torna poi sul pomeriggio del 3 settembre, quando oltre 80 giovani atleti, secondo la ricostruzione dell’Asd Città di Pizzo, sarebbero rimasti fuori dall’impianto trovando il cancello chiuso con un lucchetto. La situazione sarebbe stata sbloccata soltanto dopo un intervento telefonico del sindaco. Due giorni più tardi, il 5 settembre, l’associazione ha sottoscritto un contratto transitorio, scaduto l’11 settembre, specificando ora di averlo fatto «con espressa riserva di legge» e soltanto per evitare l’interruzione delle attività dei ragazzi.
L’ipotesi del nuovo bando e il fronte politico
Mangani interviene infine sulle indiscrezioni relative a una possibile revoca della concessione e a un nuovo bando, richiamando il Codice dei contratti pubblici e sostenendo che la presunta morosità dovrebbe essere valutata dall’Amministrazione. L’associazione respinge inoltre le insinuazioni su presunti interessi politici dietro la battaglia sul Tucci: «La nostra battaglia è iniziata già nel novembre 2025», molto prima, sostiene, che la vicenda diventasse oggetto dell’attuale dibattito pubblico e che si iniziasse a parlare delle prossime elezioni.
La conclusione resta affidata agli atti e preannuncia un confronto destinato a proseguire: «Continueremo a guardare le carte, chiedere trasparenza e tutelare gli interessi dell’Asd Città di Pizzo e della comunità pizzitana. Di certo, non tollereremo colpi di spugna istituzionali».


