Il calcio non è mai solo una questione sportiva. E così per la Vibonese non c’è soltanto la classifica a preoccupare, con ben 12 gare alle spalle senza neppure una vittoria e la prospettiva sempre più concreta della retrocessione che per chi milita in Serie D significa finire in Eccellenza. Prima di pensare al futuro sul rettangolo di gioco occorre sistemare il presente, cioè il caos societario che si è venuto a creare dopo il repentino passo indietro fatto dall’attuale proprietà che con una semplice Pec spedita al sindaco Romeo ha “consegnato” il titolo, annunciando l’intenzione di mollare. «Non posso restare dove non sono voluto», ha dichiarato in quel frangente il presidente Fernando Cammarata, che a sua volta era subentrato nel luglio scorso allo storico patron della squadra Pippo Caffo, rimasto come socio di minoranza e, soprattutto, come sponsor. Insomma, quello che per ora ci mette ancora i soldi, 400mila euro per la precisione.

La cessione del 60% della società a Cammarata, a capo di una non meglio specificata cordata di sei imprenditori «provenienti dall’edilizia, dall’energia rinnovabile e dal settore ittico», avvenne per una cifra simbolica dopo la maturazione della sofferta decisione di Caffo di non voler più continuare. Sono passati appena 6 mesi da allora, ma la situazione è già precipitata, tra sconfitte sul campo, cambi di allenatore, contestazioni dei tifosi e feroci critiche da parte del capogruppo Pd in Consiglio comunale e del primo cittadino, i quali anche per una questione di mera opportunità politica oltre che di attaccamento alla maglia, non possono permettere che la Vibonese affondi senza muovere un dito.

Da qui la decisione di Cammarata di lasciare il cerino nelle mani di Romeo. Un cerino, però, che in realtà non è mai stato davvero acceso, perché alle dichiarazioni sulla stampa e a quella Pec non è ancora seguita un’assemblea dei soci che formalizzi l’uscita di scena di Cammarata e company. Ma c’è di più.

L’accordo siglato a suo tempo con Caffo prevede che, in caso di ripensamento, la società torni sotto il controllo dell’imprenditore vibonese allo stesso prezzo simbolico. Ed è qua che la macchina si è inceppata. Pippo Caffo, infatti, non avrebbe nessuna intenzione di tornare alla guida della Vibonese, tant’è che in ogni occasione ribadisce la sua intenzione di restare soltanto come socio di minoranza e sponsor, almeno fino alla fine della stagione calcistica.

Questo ha costretto il sindaco Romeo a scendere direttamente in campo per cercare di sbrogliare la matassa. Caffo, dunque, potrebbe anche accettare di tornare formalmente proprietario della squadra ma giusto un attimo, soltanto per il tempo necessario a chiudere la partita con Cammarata, rientrare in possesso delle quote di maggioranza allo stesso prezzo simbolico e fare la stessa operazione con un altro aspirante presidente, che sia un singolo imprenditore o l’espressione di una nuova cordata. Ed è proprio sulla ricerca del nuovo patron che sta lavorando Romeo, che l’altra sera ha riunito in Comune oltre 20 persone, tra cui anche alcuni tifosi. Nel corso dell’incontro, oltre ad alcuni nomi, è emersa anche la considerazione che al momento la “vecchia” (si fa per dire) proprietà non sarebbe ancora formalmente uscita di scena. Ma allo stesso tempo, senza qualcuno pronto a rilevare le quote di maggioranza, Caffo non ha intenzione di chiudere il cerchio.