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Le dichiarazioni del collaboratore acquisite nell’inchiesta “Costa pulita” per ricostruire i rapporti fra le cosche di Porto Salvo, Vibo, Briatico, Zungri, Serra, Mileto e Limbadi. Diversi i fatti di sangue rimasti impuniti

Cronaca

Finiscono anche alcune dichiarazioni inedite di Angiolino Servello - 53 anni, di Jonadi, collaboratore di giustizia dal 2005 - nell’inchiesta “Costa pulita” scattata lo scorso anno contro i clan Mancuso di Limbadi, Il Grande di Parghelia e Accorinti di Briatico. E’ in particolare un verbale di interrogatorio reso da Servello all’allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, alla presenza dell’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia Nazzareno Lopreiato, a svelare diversi retroscena su fatti criminali di un certo peso che hanno caratterizzato le dinamiche criminali del Vibonese negli scorsi anni.

I Lo Bianco e la scomparsa di Domenico Servello. “Sono collaboratore dal 2005 – dichiara Servello - e ho conosciuto Nicola Tripodi perché amico di mio fratello. Nicola da Porto salvo veniva a Jonadi e mio fratello Domenico aveva interessi illeciti in comune con lui. Domenico Servello si interessava di estorsioni ed altri fatti illeciti. E’ scomparso nel 1979/1980. Lui si era recato a Porto Salvo per rifugiarsi da Giovanni Notarianni e poi da Gioacchino Napoli a Melicucco, a seguito di una sparatoria avvenuta all’hotel 501 di Vibo Valentia nel 1979. Questo però l’ha “venduto” a Carmelo Lo Bianco (in foto) e Ciccio Pomodoro, cioè Francesco Fortuna, che lo hanno ammazzato”.

I rapporti coi Tripodi di Porto Salvo e gli Accorinti di Zungri. “Ho avuto a che fare con Antonio Tripodi. Tramite Ambrogio Accorinti – aggiunge il collaboratore - mi ha dato due, tre chili di eroina. Non so da chi si rifornisse, siamo nel 2001. Siamo stati carcerati con Ambrogio Accorinti nel 1997-1998. Quando siamo usciti ci siamo accordati per fornirmi referenze per ottenere eroina. Io l’ho presa per conto mio e poi per riconoscenza gli ho dato parte del ricavato. Io ho ricavato circa 30, 40 milioni ed a lui ho dato 5, 6 milioni di lire. Accorinti mi forniva lui stesso eroina nell’ordine di 50-100 grammi nel periodo precedente al rifornimento ottenuto da Tripodi Antonio di Porto Salvo”.

I rapporti con i clan di Briatico. “Ho conosciuto Antonino Accorinti di Briatico (in foto) per il tramite di Giuseppe Accorinti di Zungri e del fratello di quest’ultimo di nome Ambrogio. Accorinti Antonino è gestore di un villaggio turistico sito nel comune di Briatico all’interno del quale sono stati ospitati dei latitanti. Accorinti Antonino è legato alla famiglia Mancuso di Limbadi ed in particolare a Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni”.

L’agguato a “Tabacco” e Fiammingo e la vendetta stroncata. Angiolino Servello svela quindi particolari interessanti su un fatto di sangue che stava per aprire una nuova guerra di mafia nel Vibonese. Si tratta dell’omicidio di Raffaele Fiammingo di Rombiolo, detto “Il Vichingo”, ucciso il 9 luglio del 2003 in un agguato a Spilinga in cui è rimasto ferito anche il boss francesco Mancuso, detto “Tabacco”. Angiolino Servello spiega infatti di aver saputo da “Giuseppe ed Ambrogio Accorinti che in occasione del ferimento di Francesco Mancuso e dell’omicidio di Raffaele Fiammingo erano presenti anche Antonio Tripodi e Domenico Polito”, quest’ultimo indicato come uomo di Michele Mancuso che aveva aperto il fuoco contro gli altri. “Fimmingo era invece uomo degli Accorinti.

Questi avevano ritenuto che la colpa fosse riferibile a Tripodi per una questione di vendita del pane. A Roma Giuseppe Accorinti (il secondo in foto dall'alto) e Saverio Razionale (il penultimo in foto) in mia presenza –aggiunge Servello – si erano incontrati. Successivamente i due hanno parlato in disparte, ma io avevo colto la loro volontà di vendicare Fiammingo, tanto che poi al ritorno Giuseppe Accorinti mi aveva riferito che stavano organizzando la ritorsione contro Michele Mancuso anche con l’aiuto di Damiamo Vallelunga (in foto in basso) e Rocco Cristello”, ovvero con il boss indiscusso di Serra San Bruno ed il personaggio di vertice dell’omonimo clan di Mileto.

Il collaboratore di giustizia aggiunge che della “partita era anche Francesco Mancuso, Tabacco, ma poi qualcuno dei Mancuso ha bloccato l’azione per evitare una guerra cruenta”. L’omicidio di Raffaele Fiammingo ed il tentato omicidio di Francesco Mancuso restano ad oggi impuniti. Le persone chiamate in causa da Servello non risultano coinvolti in vicende giudiziarie relative a tali fatti di sangue.

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