‘Ndrangheta: il potere del clan Il Grande su Parghelia ed i rapporti mafia-politica

L’inchiesta “Costa pulita” prova a far luce sul procacciamento di voti e sui legami fra le cosche e l’ex amministrazione comunale

L’inchiesta “Costa pulita” prova a far luce sul procacciamento di voti e sui legami fra le cosche e l’ex amministrazione comunale

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Getta un fascio di luce anche sulle dinamiche criminali sviluppatesi negli ultimi anni nel Vibonese ed in particolare sul territorio di Parghelia, l’inchiesta antimafia “Costa pulita” che sabato è stata chiusa dalla Dda di Catanzaro con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 86 indagati. L’indagine ha permesso di documentare non solo le attività estorsive del clan Il Grande, da sempre dominante su Parghelia, ma anche i suoi rapporti con la politica, utili – ad avviso degli inquirenti – per il controllo degli appalti pubblici.

L’ex vicesindaco Francesco Crigna. Francesco Crigna, 47 anni, è stato eletto nel Consiglio comunale di Parghelia nelle amministrative del novembre 2009 con 150 voti (è stato all’epoca il più votato) con la lista “Parghelia unita, per il futuro” che ha registrato la vittoria a sindaco, con la stessa lista, dell’avvocato Maria Brosio. Francesco Crigna, dopo la vittoria, ha quindi ricoperto la carica di assessore e vicesindaco sino al 9 gennaio 2013 quando la giunta comunale guidata dall’avvocato Maria Brosio ha deciso di rassegnare le dimissioni dopo un’inchiesta giornalistica sui rapporti mafia-politica emergenti dall’operazione antimafia denominata “Peter Pan” scattata nel dicembre 2012. 

 Nell’inchiesta “Costa pulita” Francesco Crigna è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nella sua qualità di vicesindaco e, quindi, di “soggetto di vertice” della precedente amministrazione comunale.

 Lavori pubblici. In particolare, secondo la Dda, in occasione degli eventi alluvionali che hanno interessato Parghelia nel febbraio-marzo 2011, avrebbe indotto un funzionario comunale a disporre la procedura della “somma urgenza”, affidando i lavori alla ditta dei fratelli Nazzareno e Filippo Il Grande. Francesco Crigna si sarebbe poi accordato con Carmine Il Grande (arrestato nell’operazione “Costa pulita” quale vertice dell’omonimo clan) affinchè quest’ultimo attestasse falsamente l’impiego di un numero di mezzi superiori a quelli effettivamente utilizzati dalla ditta per i lavori di ripristino della strada di accesso ai depuratori di Parghelia. Sempre Crigna è inoltre accusato di aver allontanato altra ditta dai lavori al fine di far continuare la ditta riconducibile alla famiglia Il Grande.

 Case popolari e voto di scambio. Infine, Francesco Crigna avrebbe compilato la domanda tesa all’assegnazione di una casa popolare in favore di Carmine Il Grande, attestando “falsamente – sostengono gli inquirenti – requisiti non posseduti dallo stesso Il Grande”, mentre – secondo il capo di imputazione inerente il reato di voto di scambio aggravato dalle finalità mafiose – il procacciamento dei voti in favore di Crigna sarebbe stato fatto nel 2009 da Egidio Il Grande (indagato nell’inchiesta “Costa pulita”) con la promessa di favorire le imprese della “famiglia” Il Grande una volta eletto. A tal proposito, la Dda rimarca infatti che, con riferimento alla precedente amministrazione, gli “appartenenti alla famiglia Il Grande quasi mai trovano ostacoli nell’ambito dell’amministrazione comunale di Parghelia”. 

Carmine Il Grande ed i rapporti con i Mancuso. Secondo gli inquirenti che hanno portato a termine l’operazione “Costa pulita”, il clan Il Grande “costituisce una costola della cosca Mancuso e segnatamente di quella facente capo a Mancuso Cosmo, detto Michele o Michelina, sotto la cui ala protettiva la famiglia Il Grande opera nel comune di Parghelia”. Dall’inchiesta emerge del resto che Cosmo Michele Mancuso si è prodigato per evitare l’omicidio di Carmine Il Grande (in foto a sinistra), programmato e voluto da Pantaleone Mancuso, inteso “Scarpuni” (nipote di Cosmo Michele Mancuso), per questioni riguardanti il controllo del territorio di Parghelia dove, a detta di “Scarpuni”, Carmine Il Grande si sarebbe sentito il “padrone”  con “l’arroganza dell’appoggio di Cosmo Michele Mancuso”. Lo stesso Pantaleone Mancuso (Scarpuni) nel progettare l’assassinio di Carmine Il Grande avrebbe manifestato delle perplessità sul delitto poiché consapevole che il clan Il Grande “può vantare numerosi sodali-familiari e che quindi si sarebbe potuta aprire una guerra intestina cruenta con conseguenti ovvii danni dall’una e dall’altra parte”.

Condizionamento degli appalti. Già sciolto nel 2007 per infiltrazioni mafiose (amministrazione all’epoca guidata dal sindaco Vincenzo Calzona), il Comune di Parghelia avrebbe continuato negli anni a subire il condizionamento e la prepotenza dei clan. Carmine Il Grande è infatti accusato di violenza e minaccia ai danni dell’ingegnere Francesco Parisi, responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Parghelia, il quale nel 2009 si sarebbe legittimamente rifiutato di rilasciare un’autorizzazione avente ad oggetto il rinnovo di una concessione demaniale ad un chiosco in località “Milio”, all’interno del villaggio “Sabbie Bianche”, intestata al nipote Filippo Il Grande (cl. ’86) e sarebbe stato per questo pesantemente minacciato – con il lancio violento dei suoi stessi occhiali da sole che gli hanno provocato delle ferite – da parte di Carmine Il Grande affinché rilasciasse il richiesto provvedimento. 

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