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‘Ndrangheta: “Costa pulita”, il potere mafioso a Briatico nella testimonianza di Agnese Merli

L’escalation degli Accorinti e dei Bonavita nelle dichiarazioni della compagna dell’ex presunto boss di Zambrone Cesare Muggeri, scomparso nel 1992 per “lupara bianca”

‘Ndrangheta: “Costa pulita”, il potere mafioso a Briatico nella testimonianza di Agnese Merli

E’ un’inchiesta per alcuni versi “storica” quella denominata “Costa pulita” che di recente ha portato al rinvio a giudizio di gran parte degli imputati, mentre altri hanno scelto il rito abbreviato. Per la prima volta viene infatti ricostruita l’escalation al potere mafioso nel territorio di Briatico da parte degli Accorinti e dei Bonavita che, sul finire degli anni ’80 e gli inizi anni degli ’90, hanno preso il posto dei Greco.

Fondamentale nella ricostruzione degli eventi, anche la testimonianza della romana Agnese Merli, 63 anni, compagna del defunto Cesare Muggeri, ovvero quello che gli inquirenti ritenevano fosse negli anni ’80 il presunto boss di Zambrone, indicato dagli investigatori fedele alleato dei Mancuso di Limbadi e dei Fiarè di San Gregorio, scomparso per probabile lupara bianca nel 1992. La donna è stata sentita negli scorsi anni come persona informata sui fatti dalla Guardia di finanza e le sue dichiarazioni sono confluite ora negli atti dell’inchiesta “Costa pulita”.

Portatasi in Calabria unitamente alla propria famiglia nei primi anni ‘80, in quanto il proprio genitore operava come elettricista all’interno di un villaggio turistico, Agnese Merli ebbe così modo di conoscere Cesare Muggeri – all’epoca separato dalla prima moglie – con cui dopo qualche tempo iniziò una convivenza venendo così a conoscenza dei rapporti del compagno con la ‘ndrangheta vibonese e reggina.

“Ho conosciuto Nino Accorinti agli inizi degli anni ottanta, in quanto il mio compagno Cesare Muggeri – racconta la donna agli investigatori – forniva la carne occorrente per il campeggio Green Garden di Briatico. In particolare ricordo che i proprietari di tale campeggio erano Nino Accorinti e Francesco Giuseppe Bonavita.

In proposito, un episodio che mi viene in mente è quello relativo all’omicidio perpetrato in danno di tale Pino Orlando avvenuto all’incirca nel 1986 – 1987. Costui – ricorda la Merli – era proprietario di due ristoranti e, precisamente il Sotto il segno dei pesci e la Stella Azzurra. Egli era molto legato a Cesare Muggeri che definiva come “comparuzzo”. A detta di Cesare Muggeri, Pino Orlando aveva cominciato a prestare dei soldi a tassi usurai e, per tale motivo, unitamente al fatto della concorrenza che lo stesso faceva al Green Garden con i propri ristoranti, venne fatto eliminare da Accorinti Nino e Bonavita Francesco Giuseppe”. E’ bene sottolineare, tuttavia, che nell’ambito dell’inchiesta “Costa pulita” ad Antonino Accorinti (il secondo in foto) ed a Pino Bonavita (il primo in foto), entrambi arrestati ed attualmente in carcere, non vengono contestate accuse relative al reato di omicidio.

La testimonianza di Agnese Merli è utile però alla Dda di Catanzaro (l’accusa è sostenuta dai pm Annamaria Frustaci e Andrea Mancuso) ai fini della dimostrazione del reato associativo e permette di porre l’accento sulla ricostruzione storica relativa all’ascesa criminale degli Accorinti e dei Bonavita sul territorio di Briatico.

“Fino agli inizi degli anni novanta – racconta infatti Agnese Merli – posso dire con certezza che il referente dei Mancuso su Briatico era sicuramente Cesare Muggeri. In proposito posso aggiungere che gli Accorinti erano poca cosa all’epoca e si accontentavano della gestione del Green Garden. Solo successivamente al 1992 ed alla sparizione di Cesare Muggeri, come confermatomi da persone locali, gli stessi hanno preso il posto del mio compagno a Briatico”.

Siamo agli inizi degli anni ’90 ed Antonino Accorinti, di professione pescatore, è già impegnato in politica tanto da ricoprire più volte la carica di assessore al Comune di Briatico con l’allora Psi (Partito socialista italiano) e candidarsi a sindaco nel novembre del 1993 con una lista di centro-sinistra. Eletto consigliere comunale di minoranza, è stato poi tratto in arresto nel maggio 1995 per detenzione di armi ed estorsione e quindi nell’agosto dello stesso anno per la coltivazione di mille piante di marijuana a San Costantino di Briatico.

“Voglio precisare – fa mettere la Merli a verbale – che all’epoca dei fatti molto influente in zona era Ciccio Bonavena di Pannaconi, frazione di Cessaniti, il quale frequentava spessissimo Briatico. Egli era solito prestare soldi a tassi usurai”. Si tratta dello stesso Ciccio Bonavena coinvolto, unitamente a Cesare Muggeri, nella prima storica operazione contro il clan Mancuso (Francesco Mancuso + 199), scattata nel giugno del 1984. Bonavena non risulta in ogni caso fra gli indagati dell’operazione Costa pulita.

Agnese Merli racconta quindi di aver sparso la voce nell’anno 2000 di voler vendere due palazzine di sua proprietà ubicate in contrada Pigna di Parghelia e di aver conosciuto così Salvatore Muggeri, genero di Nino Accorinti. “Ho realizzato tali costruzioni con i proventi della macelleria che gestivo a Tropea mentre il mio compagno Cesare Muggeri era detenuto. Le ho realizzate intorno al 1987”. Salvatore Muggeri, 40 anni, secondo il racconto della Merli, si sarebbe così presentato unitamente ad altra persona sconosciuta all’ex compagna di Cesare Muggeri, a casa di una famiglia di Zambrone dove la donna si trovava ospite. “Alzando la voce e con fare arrogante – rimarca la Merli agli investigatori – Salvatore Muggeri mi minacciò di morte se avessi venduto tali costruzioni a Peppe Mancuso. Mi disse che tramite il suocero Accorinti Nino, avrebbe potuto racimolare anche 200 milioni di lire per poter acquistare tali beni. Il terreno su cui insistono i due fabbricati sono rientrati nella massa fallimentare relativa alla procedura concorsuale in ordine al fallimento della macelleria sita a Tropea. Alla discussione hanno assistito anche altre persone”.

Le testimonianze di Agnese Merli, già ritenute dai giudici importanti nei processi “Genesi” contro il clan Mancuso e “Rima” contro il clan Fiarè, potrebbero rivelarsi altrettanto decisive nel processo “Costa pulita” che si aprirà nelle prossime settimane a Vibo Valentia in ordinario ed a Catanzaro con il rito abbreviato.

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