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Antonio D’Agostino e Pippo Romano mettono in rilievo tutte le criticità dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Elio Costa chiamata ad intervenire senza nascondersi

Politica

Da Antonio D’Agostino e Pippo Romano del Forum delle associazioni vibonesi riceviamo e pubblichiamo:

“Fusse che fusse la vorta bona … lo diceva Nino Manfredi e l’espressione si addice all’intervento del consigliere Russo che chiede trasparenza sui fondi vincolati  e dissesto. La richiediamo invano anche noi da molto tempo. Si apra un dibattito pubblico e sarebbe un errore grossolano ritenere che trattasi di argomenti che per la loro tecnicità non possono essere alla portata del cittadino comune. Sui fondi vincolati il comportamento amministativo-politico di palazzo Razza ci appare a dir poco anomalo e fortemente atecnico. E’ inverosimile infatti sentire la dirigenza affermare in Consiglio comunale che il principio di unicità di cassa rende pressochè impossibile la quantificazione dei fondi alla data di insediamento della amministrazione Costa; è inverosimile che nei provvedimenti si legga che il fondo cassa del Comune, che dovrebbe essere in primis destinato al fabbisogno ordinario, venga riportato nella sua interezza anche come entrata a copertura dei fondi.

Nel corso della gestione non vengono adottati provvedimenti di accantonamento finanziario effettivo e definitivo a copertura dei fondi vincolati e le limitate risorse di bilancio non sono sufficienti per far fronte e alle scoperture dei fondi vincolati e all’ordinario. Siffatto comportamento contabile provoca deficit di cassa e consequenziali anticipazioni di tesoreria che sono anche esse utilizzate a copertura dei fondi. Ce lo stiamo inventando? No: è scritto nelle premesse della delibera G.M 205/2016.  Quali le conseguenze di siffatto metodo? La totale incertezza sul dato contabile che per ineludibile regola matematica nasce “ballerino” perchè è destinato a crescere in occasione delle anticipazioni di tesoreria  e dei trasferimenti statali; a decrescere allorquando il piatto piange o non è particolarmente ricco. Dove lo leggiamo? Ancora nella citata delibera G.M 205/96 (scopertura finanziaria al 30 giugno 2016 di euro 3.129.637 per effetto di anticipazione di tesoreria) e nella determina 2/2017 ove invece la scopertura al 1 gennaio aumenta a euro 14.352.326. Si sale e si scende come sulle montagne russe e questa ci sembra paranoia contabile. E sul dissesto? Il pericolo non è quello del secondo dissesto, bensì quello di un dissesto sine die. Lo affermiamo, normativa alla mano.

Oggi il Comune sta procedendo al soddisfacimento dei creditori che hanno accettato lo sconto dal 40 al 60% secondo procedura semplificata ; e per gli altri creditori? Saranno soddisfatti del credito nei limiti della massa attiva e per mezzo dell’assunzione del mutuo a carico del bilancio comunale ( in aggiunta a quello già in corso per la procedura semplificata ) nei limiti di legge .E se per evitare la paralisi dei servizi, dovesse contrarsi un mutuo insufficiente al fabbisogno? Dovrà farsi ricorso ai piani finanziari e cioè il Comune dovrà inserire nel bilancio comunale  una congrua somma  e mantenerla anche negli esercizi successivi sino al soddisfo integrale dei creditori. Può, allora, l’amministrazione comunale rimandare alle calende greche la fine del dissesto, inserendo importi irrisori? Evidentemente no: in siffatta ipotesi i piani finanziari verrebbero dichiarati non idonei dal Ministero Interni che provvederà a dichiarare la chiusura del dissesto (comma 5 art 268 bis Tuel). E poi? Cadranno a pioggia in testa all’amministrazione comunale (e per la transitiva anche sulla nostra) i decreti ingiuntivi dei creditori non soddisfatti. Verranno a cadere  infatti i limiti alle azioni esecutive e alla maturazione degli interessi e rivalutazione che sono oggi posti a tutela delle finanze comunali. Nello scenario delineato, cosa fa l’amministrazione comunale? Nasconde la testa sotto terra a mò di struzzo”.

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