Abbattimento dei cinghiali nel Vibonese, il Wwf chiede l’accesso agli atti

Secondo il presidente provinciale Angelo Calzone «è necessario che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema»

Secondo il presidente provinciale Angelo Calzone «è necessario che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema»

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«Il Wwf di Vibo Valentia è con Giuseppe Paolillo, responsabile conservazione del Wwf Calabria,  e ne condivide, contro ogni attacco da parte di pseudo-amanti della natura in “mimetica e doppietta”, profondamente e totalmente le posizioni espresse, anche sui media, in ordine all’autorizzazione in deroga dell’attività venatoria nei confronti degli ungulati, rilasciata dalla Regione Calabria il 13 giugno e riguardante i territori dei comuni di Maierato, Pizzo e Fabrizia». È quanto riferisce in una nota il presidente provinciale dell’associazione ambientalista Angelo Calzone, il quale informa di aver «già inoltrato rituale richiesta di accesso agli atti alla Regione Calabria per verificare la correttezza degli atti e la legittimità del provvedimento e ove dovessero emergere violazioni di legge, interesserà la magistratura competente» ricordando inoltre «la sentenza della Corte costituzionale del 14 giugno 2017, n. 139, secondo la quale pur costituendo la caccia materia affidata alla competenza legislativa residuale della Regione è tuttavia necessario che la legislazione regionale rispetti la normativa statale adottata in tema di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, ove essa esprima regole minime uniformi». 

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Ancora, Calzone cita l’art. 19, comma 2, della legge n. 157 del 1992 che stabilisce «una rigida subordinazione dei piani di abbattimento alla preventiva utilizzazione dei metodi ecologici su parere dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). L’abbattimento è permesso solo se l’Ispra ha verificato l’inefficacia dei metodi ecologici. Tra questi, oltre ai chiusini per la cattura, il foraggiamento dissuasivo, i metodi bioacustici,  le recinzioni elettriche e quelle metalliche». Il Wwf fa presente, infine, che l’art. 19 non permette ai cacciatori di prendere parte all’abbattimento, a meno che non siano proprietari o conduttori del fondo sul quale si attua il piano. La  Consulta ha già ritenuto che l’elenco contenuto nella norma statale, con riguardo alle persone abilitate all’attività in questione, è tassativo, e che una sua integrazione da parte della legge regionale riduce il livello minimo e uniforme di tutela dell’ambiente. Ne consegue che non è consentito l’attuazione dei piani di abbattimento anche da parte di cacciatori riuniti in squadre validamente costituite e di cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo faunistico o di selecontrollore, ma solo a proprietari o conduttori del fondo sul quale si attua il piano nonché alle guardie forestali e alle guardie comunali munite di licenza per l’esercizio venatorio».

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