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“Viaggio” nel quartiere Pennello dove le ordinanze di demolizione non sono mai state eseguite per conflitti di competenza fra Ministeri

Ambiente

Vibo Marina, quartiere Pennello, simbolo di ciò che viene definito “abusivismo di necessità”, cemento selvaggio che ha devastato uno dei tratti di litorale più suggestivi della costa tirrenica. La storia di questo quartiere dormitorio parte negli anni ‘70. La frazione costiera più popolosa di Vibo Valentia era conosciuta come “Giardino sul mare”. Molti, allora, hanno iniziato a costruire una prima casa. Alcuni continuano ad abitarvi ancora oggi, altri quegli immobili illegali li hanno trasformati o ceduti come case estive. Altri ancora li hanno abbandonati. Il tutto in circa mezzo secolo di deregulation, di assenza di controlli, di silenzi compiacenti. Su molti di questi immobili, a lungo,  hanno anche gravato ordinanze di demolizione, mai eseguite per un conflitto di competenza. Le case del quartiere Pennello, per larga parte sono state costruite su area demaniale. E per questo, all’inizio degli anni 2000, si pose il problema di quale Ministero dovesse procedere alle demolizioni. Seguirono gli anni dei condoni, poi quelli della cessione del suolo dal Demanio al Comune e dal Comune ai cittadini, affinché si ripristinasse la legalità. Ma davanti alla natura, se le case sorgono a ridosso dei torrenti, sull'arenile, o sono minacciate dall'erosione costiera, non c'è sanatoria o legalizzazione che tenga. Come l'alluvione del 2006 - costata a Vibo Valentia tre morti, novanta feriti, trecento sfollati e danni per 90 milioni di euro - ha insegnato. In quest'area, peraltro, sono in corso interventi di messa in sicurezza dall'erosione e di riqualificazione. Restituiranno decoro, secondo gli amministratori locali, ma basteranno ad arginare la forza della natura che ciclicamente minaccia di riprendersi tutto? 

 

 

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