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Manca l’atto di revoca ufficiale ma l’assemblea dei sindaci si orienta verso Lamezia. Il sindaco santonfrese, principale sostenitore del progetto, lo rilancia e avverte: «Rinunciare all’autonomia è una follia»  

Ambiente

Sebbene la delibera che individuava il sito di Sant’Onofrio quale sede del cosiddetto Eco-distretto provinciale per il trattamento dei rifiuti differenziati e lo smaltimento della frazione non recuperabile non sia stata revocata, nel corso dell’ultima riunione dell’Ato l’orientamento emerso non ha lasciato spazio a molti dubbi. L’idea, esplicitata dal presidente dell’assemblea, il sindaco di Vibo Elio Costa, è quella di superare l’ipotesi Sant’Onofrio e avviare una convenzione con gli impianti di trattamento già presenti a Lamezia Terme e con il termovalorizzatore di Gioia Tauro, continuando sostanzialmente ad “esportare” rifiuti fuori provincia. Ciò significherebbe che le risorse pubbliche preventivate destinate per la realizzazione dell’Eco-distretto andrebbero in parte dirottate verso San Pietro lametino e per la restante parte - è l’idea di Costa - potrebbero essere impiegate nella realizzazione di tre piattaforme di raccolta dislocate sul territorio tra l’area costiera, quella collinare e quella montana. “Stazioni di posta” dalle quali partirebbero poi i camion diretti alla destinazione finale. Il tutto sulla scorta di una ventilata minore incidenza di costi sulle casse comunali che pare abbia convinto i sindaci dei comuni che, sulla base della popolazione, hanno il maggior peso specifico nell’assemblea e che dunque potrebbero determinare il posizionamento di una pietra tombale sul progetto di Sant’Onofrio, tanto caro al sindaco di quel comune Onofrio Maragò. E all’indomani dell’ultima assemblea dei sindaci dell’Ato, che ha deliberato la nomina del direttore dell’Ufficio comune nella persona della dirigente vibonese Adriana Teti nonché ridotto ad un terzo il numero legale per la validità delle sedute, è proprio il primo cittadino santonofrese a ribadire le ragioni per le quali l’autonomia sarebbe la soluzione più opportuna. Maragò dissente dalla prospettiva tracciata dal sindaco Costa, «opinione che rispetto ma finché non diverrà decisione condivisa resta soltanto un’opinione», nella convinzione che «la rinuncia da parte dell’Ato alla dotazione impiantistica è un palese errore politico che riporta ad una storica dipendenza dalla provincia madre di Catanzaro» mentre Vibo potrebbe avere un’autonomia gestionale «che, a differenza delle altre Ato della regione, potrebbe essere completa potendo disporre, in sede provinciale, di una soluzione impiantistica sia per il trattamento (piattaforma di separazione) sia per lo smaltimento (discarica di servizio) dei rifiuti urbani».

Le ragioni addotte da Maragò vanno oltre. Intanto quelle legate ad «un’emergenza che si concentra più che mai sulla mancanza di impianti di smaltimento cioè di discariche. Tanto è vero che la Regione si è preoccupata a espletare una gara, alquanto onerosa, per lo smaltimento della frazione residua dagli impianti di trattamento fuori della nostra regione». Quindi, quelle economiche «gli impianti di trattamento e di smaltimento dei rifiuti richiedono l’impegno di personale e generano attività economiche che, sotto l’egida pubblica e un rigido controllo ambientale e di legalità, portano benefici al territorio in cui si trovano ad operare. Fare una passo indietro e rinunciare ritengo sia una scelta politicamente sbagliata e certamente da non assecondare. E’ incomprensibile - incalza - la proposta che porterebbe a rinunciare a consistenti investimenti in ambito territoriale. Viceversa l’Ato si dovrebbe accontentare di tre modeste stazioni di trasferimento dei rifiuti mentre tutto il valore aggiunto nel recupero dei materiali e il ciclo economico legato alle operazioni condotte presso gli impianti sarebbero a vantaggio di Catanzaro». Quindi l’aspetto legato al risparmio. «È vero - spiega il sindaco - che si riducono i costi di trattamento dei rifiuti se si prende in considerazione un impianto di maggiore capacità produttiva, ma i costi complessivi di trattamento, smaltimento e trasporto dei rifiuti saranno certamente ben maggiori. Infatti, bisogna considerare che già oggi trasportare i rifiuti fino all’impianto di Lamezia Terme costa mediamente dai 0,40 ai 0,55 euro/chilometro a tonnellata e quindi a parità di rifiuti da trattare, in quantità e qualità, il costo del solo trasporto può arrivare ad incidere oltre 30 euro a tonnellata. Ma il costo ancor maggiore da sopportare sarebbe quello imputabile alla frazione di rifiuti non recuperabile e da avviare a smaltimento per la quale, in mancanza di una discarica disponibile in ambito di Ato, bisognerebbe sopportare sia il trasporto che lo smaltimento presso impianti esterni. Ciascuno dei comuni aderenti, dovrebbe in sostanza sostenere minori costi per la fase di trattamento ma di gran lunga superiori per i trasporti e lo smaltimento dei rifiuti, con una somma totale a tonnellata sfavorevole. Senza considerare la continua emorragia di risorse economiche da questo territorio verso altri, seppure della stessa regione, in conseguenza della rinuncia agli impianti propri».

In ogni caso, ammette Maragò, per «avere un’analisi dei costi precisa è comunque necessario provvedere a realizzare il Piano d’ambito con i dati puntuali di ciascun comune e una progettazione preliminare degli impianti di trattamento. Allorquando la proposta del presidente dell’Ato di Vibo sarà accompagnata da previsioni puntuali di costo per il trattamento, smaltimento e trasporto dei rifiuti, per come risultanti dai rispettivi Piani di ambito, per cui risulterà un risparmio reale a favore dei cittadini amministrati, il sottoscritto sarà il primo a sostenerla. Fino ad allora, rimango della mia opinione nella certezza che la disponibilità offerta da Sant’Onofrio sia nel pieno interesse dei comuni dell’Ato. Viceversa non voterò mai a scatola chiusa, sulla base di poche e confuse informazioni. Allo stesso modo, credo, dovranno atteggiarsi i colleghi componenti dell’Ato». Quindi, in conclusione, rilancia il progetto nel suo comune. «Al fine di essere propositivo e di cercare di recuperare i ritardi accumulati, ritengo che possa essere valutata la possibilità di avviare le procedure amministrative e tecniche per ricercare possibili partner interessati ad attivare un Partenariato pubblico privato, o attraverso la Finanza di progetto, a proporsi per una concessione pluriennale a fronte della realizzazione degli impianti previsti e delle opere accessorie investendo i capitali mancanti. L’Ato di Vibo Valentia, in poco tempo e con i passi giusti, si potrebbe collocare in testa nella gestione dei rifiuti a livello regionale e diventare un significativo progetto pilota».

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