Mare verdastro nel Vibonese, il Wwf sconfessa l’Arpacal

Il presidente regionale Pino Paolillo: «Nelle nostre acque si scarica di tutto a cominciare liquami degli auto-spurgo»

Il presidente regionale Pino Paolillo: «Nelle nostre acque si scarica di tutto a cominciare liquami degli auto-spurgo»

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Anche quest’anno, puntuale come il solleone, impazza la polemica sul mare, sull’origine delle strane colorazioni verdastre e sui possibili rimedi, con decine di fotoreporter “social” dal fronte di guerra balneare pronti ad immortalare lo strano fenomeno. Per l’Arpacal si tratta di un fatto naturale legato alla colorazione delle alghe marine. Pino Paolillo, presidente regionale del Wwf, è di diverso avviso.

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«Quello che da anni (decenni) si verifica sulle coste calabresi – ha spiegato – si chiama inquinamento organico, che è quello provocato dalle acque di fogna che non sono depurate affatto o che non sono depurate bene. A ciò si aggiunge l’incognita rappresentata dalla destinazione finale dei fanghi residui dei depuratori (o dei liquami degli auto-spurgo): vengono smaltiti tutti secondo le norme di legge oppure in tutto o in parte vengono scaricati a mare in tempi non sospetti per risparmiare sui costi di smaltimento? Per non parlare dei fertilizzanti usati in agricoltura che arrivano a mare con le piogge invernali. Un capitolo a parte meriterebbe tutta la spazzatura, in prevalenza plastica, che sta trasformando il mare, e non solo il nostro, in una discarica galleggiante».

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E a mare, si badi bene, non arrivano solo gli scarichi, depurati o meno, dei comuni della costa, ma di tutti i comuni, quindi, secondo Paolillo, «anche di quelli della collina e della montagna. Comuni ai quali, delle proteste dei bagnanti e della crisi del turismo costiero probabilmente non gliene importa poi più di tanto; anzi, in fondo in fondo, un po’ contenti forse lo sono, se sperano che qualcuno, anziché di pinne ed occhiali, si doti di zaino e scarponi per una salutare vacanza ad altitudini più elevate (salvo poi scoprire pure i boschi calabresi invasi dalla monnezza e assediati dai caciaroni: e allora ditelo che per questa regione non c’è speranza). La realtà è quella di una regione, eternamente e retoricamente “votata” al turismo, che ha comuni senza depuratori e molti altri, a giudicare dai numerosi sequestri, che funzionano male o non sono ben gestiti; dove ci sono operai addetti alla manutenzione che non vengono pagati dalle ditte, che a loro volta non vengono pagate dai comuni, e via “calabrisando”».

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Quindi ogni anno, da decenni, per tutto l’anno, in mare arrivano soprattutto composti derivati dal fosforo (fosfati) e dall’azoto (nitrati).

«Finché l’acqua è fredda e ci sono le mareggiate, come in inverno, non succede niente, ma quando la temperatura si alza (come in questi giorni e come da anni nei primi di luglio) e il mare è calmo, allora delle alghe miscroscopiche fatte di una sola cellula, cominciano a riprodursi in maniera eccezionale, proprio perché trovano quelle acque arricchite da questi sali nutritizi (i fosfati e i nitrati) che favoriscono il loro sviluppo, fino a raggiungere densità di milioni di cellule per dm cubico. E sono proprio queste alghe microscopiche – ha proseguito Paolillo – presenti in quantità così elevate, a dare la caratteristica colorazione verdastra o marrone al mare grazie ai particolari pigmenti presenti nelle loro cellule. Gli inglesi chiamano il fenomeno “ bloom algale”, da noi si usa “ fioritura”, “esplosione algale” ecc… Il nostro mare dunque sta diventando “eutrofico”, cioè “ben nutrito” da tutti i nutrienti che scarichiamo continuamente. Per le catene alimentari marine questa abbondanza è persino benefica: tanto plancton vegetale (le alghe microscopiche) vuol dire tanti animaletti, lo zooplancton, che se ne nutrono e, con essi, tanti pesci piccoli che vengono mangiati da quelli più grossi e così via. Dubito però che i turisti vengano da noi solo per gustare una frittura mista o una grigliata di pesce fresco. E allora sarà inutile piangere sui liquami versati».

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