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Crollo costone dell’Isola a Tropea, docente dell’Unical: «Cronaca di un disastro annunciato»

Il geologo Fabio Ietto: «La relazione geologica sullo stato di salute dell'Isola giace da vent'anni depositata al Comune. Avevamo detto e scritto da tempo di interdire con scogli naturali l'area oggi oggetto di distacco»

Crollo costone dell’Isola a Tropea, docente dell’Unical: «Cronaca di un disastro annunciato»
Il crollo del costone a Tropea
Il crollo odierno e nella seconda foto il punto interessato tratto da ua fotografia della scorsa estate

«La relazione geologica sullo stato di salute dell’Isola, incluso quello che sarebbe potuto accadere e che purtroppo oggi si è registrato, giace da circa vent’anni depositata al Comune di Tropea. Potremmo pure definirla cronaca di un disastro annunciato». E’ quanto dichiara senza tanti giri di parole il geologo Fabio Ietto, docente associato del Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra dell’Unical. E non finisce qua: «Il frutto di tutte le indagini geologiche che furono compiute nei primi anni 2000, per intervenire a modifica del profilo della falesia che risultava scalzata alla base, si conclude con il nostro suggerimento, in qualità di esperti incaricati dal Comune di Tropea, di interdire l’area sottostante proprio a tutela dell’incolumità pubblica. Invitammo quindi gli amministratori dell’epoca, nero su bianco – specifica il geologo -, a delimitare tutta la parte sottostante lo scoglio dove oggi guarda caso si è verificato questo distacco, attraverso l’apposizione di scogli naturali così da tutelare anche le bellezze paesaggistiche del luogo. Tutto questo non è mai avvenuto, tant’è che noi stessi giudicammo incompleto l’intervento che invece doveva essere portato a termine per come previsto dal progetto». Dei probabili rischi di crollo dello scoglio dell’Isola, lo stesso professore Fabio Ietto ne era recentemente tornato a parlare proprio in occasione dei lavori di «ricalibratura e potenziamento della barriera sommersa esistente» sul lato sinistro, dietro lo scoglio dell’Isola, da poco appaltati alla ditta Sgm Costruzioni srl di Melicucco in avvalimento con il Consorzio stabile “Appaltitalia” di Caltagirone. Un intervento dal costo di circa 138mila euro (più oneri di sicurezza e iva) per la “Realizzazione di opere di protezione e mitigazione del rischio erosione costiera” per cui l’ente ha ricevuto dalla Regione Calabria 300mila euro. [Continua in basso]

«Da vent’anni non si interviene. Ho fatto continue segnalazioni scritte»

Il distacco, avvenuto a ridosso della cosiddetta spiaggia “A Linguata”, a ovest del santuario sovrastante l’arenile, per il geologo era dunque «prevedibile». Della «vulnerabilità di tutta l’area – prosegue poi il professor Ietto – ce ne siamo resi conto in un secondo momento. Quando sono state eseguite le infiltrazioni di cemento a espansione per causare il distacco della falesia pericolate, abbiamo potuto prendere visione che le spacche presenti erano innumerevoli e che quindi non saremmo mai riusciti, in nessun caso, a mettere in completa sicurezza lo scoglio. Ecco perché siamo arrivati alla conclusione che interdire l’area sottostante la falesia sarebbe stata l’unica soluzione per tutelare l’incolumità pubblica dal serio rischio di crolli improvvisi. Di fatto le persone, specie i turisti che ignorano il pericolo, sono sempre andate a posizionarsi in spiaggia proprio a ridosso dell’Isola. Fortunatamente nulla di grave è mai successo finora, ma sono vent’anni che, anche con segnalazioni scritte da parte mia, non si interviene e non si monitora quella falesia che, invece, continua ad essere di libero accesso. Specie le zone interne che, lo ripeto, non sono cavità naturali stabili bensì sgrottamenti del tufo dovuti alle due linee di faglia che intercorrono sotto l’Isola». Proprio qui, secondo il professore Fabio Ietto, «quello che si doveva fare era adoperarsi subito e preventivamente, in maniera da tenere lontane il più possibile le persone da un’area così instabile e gravata da numerose spacche. Una volta fatto questo, con magari l’apposizione alla base di massicciata naturale, si sarebbe dovuta tenere sotto stretta osservazione la falesia che oggi è venuta giù».

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