sabato,Settembre 25 2021

Vibo, si chiude l’era Dusty. Per lo Slai il bilancio è “fallimentare”

Con l’approssimarsi della nuova gara per l’affidamento del settore rifiuti, il sindacato ripercorre le tappe salienti dell’esperienza vibonese della ditta siciliana

Vibo, si chiude l’era Dusty. Per lo Slai il bilancio è “fallimentare”

di Nazzareno Piperno*

Con l’approssimarsi della nuova gara si avvicina ormai inesorabilmente la fine dell’era Dusty a Vibo Valentia. Da qui a qualche mese saranno infatti altri a gestire il servizio Rsu a Vibo e, quindi, in attesa di scoprire il futuro che ci aspetta come cittadini e che aspetta i lavoratori che rappresentiamo, è già tempo di fare bilanci, di valutare cosa questi tre anni di gestione Dusty hanno significato per Vibo Valentia e il suo territorio. Gli inizi sono stati pessimi con una società che, cavalcando un capitolato di gara redatto al risparmio, dopo essersi accaparrata il punteggio massimo previsto sotto il profilo dell’offerta occupazionale, ha immediatamente fatto marcia indietro trasformando il numero di lavoratori da assumere previsti dal Capitolato in monte ore lavorate e, procedendo, quindi, ad un numero di assunzioni ben inferiore a quello previsto.

Escamotage elaborato dalla società per neutralizzare gli effetti dell’avvenuto consolidamento dell’orario di lavoro di numerosi dipendenti part- time che, sotto la precedente azienda, avevano maturato il diritto al tempo pieno. Risultato: meno braccia per il medesimo numero di ore previsto dal Capitolato, con sua conseguente violazione denunciata per tempo da chi scrive ma di fatto accettata, con il proprio comportamento omissivo, dalla precedente Amministrazione che nulla ha ritenuto di fare o dire al riguardo.

Conseguenza di ciò è stato un servizio entrato immediatamente in sofferenza a causa dell’esiguo organico aziendale con un numero ridotto di lavoratori chiamato a svolgere un’imponente mole di servizi, gran parte dei quali – infatti – del tutto abbandonati (si pensi allo spazzamento limitato alle sole strade centrali con le periferie e le strade lontane dal centro che venivano via via sommerse dalla marea montante di cartacce e rifiuti o al taglio erbe pressoché inesistente con le erbacce che andavano progressivamente ad occupare sempre più i margini delle strade ed i marciapiedi diventati alla fine totalmente intransitabili o, ancora, a esercizi pubblici nei cui confronti la raccolta differenziata non è mai stata attivata).

Il tutto senza che neanche a tale riguardo l’Amministrazione del tempo trovasse nulla da ridire al di là di qualche formale quanto blanda protesta, più che altro di facciata. E la Dusty? La Dusty in tale contesto si è buttata a capofitto, abbandonando a se stessi molti servizi, e cercando di ottimizzare i risultati (vedi percentuali di raccolta differenziata per la quale il Capitolato garantiva una premialità esagerata al raggiungimento di risultati minimi) ed i ricavi sulle spalle dei lavoratori, pur essendo perfettamente consapevole dell’inadeguatezza dell’organico, per come comprovato dalle sporadiche assunzioni a tempo strada facendo effettuate e dal temporaneo aumento, dietro pressioni sindacali, dell’orario di lavoro di quei dipendenti che scontano ancora oggi la scellerata era ProgettAmbiente lavorando ancora a sole 4 ore al giorno.

Quella che sembrava però essere una timida apertura nei confronti di questi dipendenti si è, poi, alla fine dimostrato un fuoco di paglia visto che, dopo tre/quattro rinnovi, l’azienda si è rifiutata di rendere stabile tale consolidamento orario, restituendo i lavoratori al limbo del part-time da cui non riescono evidentemente a venir fuori.

Il tutto però perdurando le necessità di più braccia per svolgere i numerosi servizi previsti per fronteggiare i quali la società, dietro il mutato quadro politico che ha visto l’arrivo di una nuova Amministrazione – che ha subito dimostrato le proprie intenzioni irrigidendosi, chiedendo il rispetto del Capitolato e punendo le inevitabili inadempienze con una serie impressionante di sanzioni e, forse, annusando l’aria che sembra parlare di una rinnovata attenzione della magistratura per le vicende di tale servizio – ha pensato bene di procedere a circa 30 nuove assunzioni tra contratti a tempo determinato e ricorso a lavoratori interinali.

Il tutto nel tentativo, tardivo, di dare una nuova immagine di sé ed evitare il salasso economico di una sfilza pressoché ininterrotta di sanzioni, migliorando o tentando di migliorare il servizio (e si doveva aspettare tre anni per vedere finalmente qualcuno spazzare le vie delle frazioni…). E se oggi, alla fine dell’appalto, l’azienda si è resa conto della necessità di aumentare le braccia in servizio, allora viene normale chiedersi perché tale necessità non sia mai stata avvertita prima, perdurando la Giunta Costa, a fronte di servizi sempre uguali ma evidentemente prima non svolti.

O svolti in maniera approssimativa con lo sfruttamento ai limiti dell’umano dei vari giovani assunti via via a tempo determinato con un livello iniziale di assunzione (livello J) che garantiva loro solo una retribuzione da fame che, dietro la promessa di un altro mese di contratto e inseguendo il miraggio, abilmente sventolatogli sotto il naso, di un’assunzione stabile, hanno accettato di lavorare per il triplo o il quadruplo delle ore per cui erano stati assunti, caricandosi come bestie da soma per l’efficienza di un’azienda che, poi, puntualmente, li ha sempre scaricati abbandonandoli a loro stessi.

Ecco questo è il bilancio della per fortuna breve epoca Dusty a Vibo Valentia che ben farebbe, quale parziale compensazione dei grandi guadagni operati sulle spalle dei lavoratori, a restituire loro almeno un po’ di quello che hanno reso sanando la posizione di quelli assunti a sole 4 ore giornaliere e trasformando, per come giusto, la loro assunzione in un’assunzione a tempo pieno. Questo è quello che noi chiediamo. Sulla qualità del servizio svolto, poi – che ci interessa ma solo come cittadini -, dovrà essere l’Ente appaltante, a bocce ferme e fatte le necessarie valutazioni, ad esprimersi.

*Coordinatore provinciale Slai Cobas

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